Tutte le cose folli nate da Football Manager

Il videogioco a tema calcistico realizzato da SEGA ha una straordinaria capacità di stringere dei rapporti fittissimi con il calcio reale, fino a condizionarne protagonisti e scelte degli addetti ai lavori.

Se il Liverpool è tornato ad essere una piazza fortemente seguita ed amata, lo deve al lavoro e alla programmazione portati ad Anfield Road da Jürgen Klopp. L’allenatore tedesco è infatti riuscito a ridare credibilità ad un gigante dormiente, arricchendo la bacheca dei Reds con una Premier League che mancava da 30 anni ed una Champions League datata 2018/19.

Il tutto grazie ad una squadra incredibilmente forte, capace, con i propri interpreti, di stravolgere il classico calcio inglese, fino a dominarlo. Sulle ali di un tridente composto da Salah, Mané e Firmino.

Reparto offensivo già di per sé affascinante per l’inusuale combinato tra Egitto, Senegal e Brasile e capace, al tempo stesso, di celare una storia incredibile per quanto folle.

Roberto Firmino, per tutti affettuosamente Bobby, deve infatti la propria carriera in Europa ad un dirigente dell’Hoffenheim, tale Lutz Pfannenstiel, capace di scoprirne le doti grazie a Football Manager, e di portarlo in Germania prelevandolo dal Figueirense.

Si, avete capito bene. Uno degli attaccanti più ammirati e forti degli ultimi anni è stato scoperto dal club tedesco per 3,5 milioni e poi rivenduto a 42 milioni in Inghilterra grazie al videogioco realizzato da SEGA e alla sua incredibile capacità di allinearsi con il calcio reale, per una connessione netta tra campo e digital.

E questo è solamente uno dei capitoli senza senso aventi come protagonista il gioco di gestione calcistica più dettagliato in circolazione, capace di appassionare gli amanti di questo sport sparsi per 50 Paesi nel mondo, di far sentire tutti dei dirigenti navigati e di celare opportunità professionali prima solamente sognate dai fan.

A lezione da Piero Ausilio

Se la vicenda legata a Bobby vi è sembrata priva di senso e significato, aspettate di sentire quest’altro capitolo della folle saga legata a Football Manager.

Il videogioco è stato talmente capace di appassionare i giocatori da acquisire una ventata di serietà praticamente surreale per un prodotto legato allo svago e al tempo libero, al punto da spingere Halifax Italia a curare una serie incentrata su delle lezioni tenute da Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter dal dicembre del 2010, proprio riguardanti l’utilizzo di FM nella sua edizione del 2015.

Uno dei protagonisti delle vittorie di uno Scudetto, due Supercoppe Italiane e due Coppe Italia e dell’arrivo di talenti come Brozovic, Lukaku e Lautaro, tra gli altri, a disposizione, solo qualche anno fa, per istruire semplici appassionati su come poter eccellere e sognare davanti al pc nel proprio tempo libero. Così, tanto per capire quanto il videogioco abbia superato qualsiasi confine immaginabile e come abbia permesso a chiunque di affinare le proprie (presunte) doti da dirigente.

Perfetti sconosciuti al servizio del calcio

Ma non è davvero finita qua perché questo rapporto intrinseco tra realtà e gioco ha permesso anche di regalare percorsi totalmente inversi.

Non più grandi professionisti appassionati del gioco e coinvolti in esso, ma tifosi attivi su FM e catapultati nel mondo del calcio grazie alla propria bravura in veste di manager digitali.

Gestire al meglio una squadra, portarla ad acquistare i giocatori migliori sulla piazza ottimizzando i fondi del club, infatti, può davvero mettere in luce perfetti sconosciuti amanti del calcio. E quanto successo ad Andrej Pavlović ne è un esempio perfetto.

Nel 2019 questo ragazzo appena ventiduenne si è infatti messo in luce per la propria competenza nel gestire una remotissima e umile squadra serba, l’FK Bežanija, al punto da venir contattato dallo stesso club per offrirgli un incarico in società. Sedici finali raggiunte e 11 trofei vinti sul gioco, magari esultando in silenzio nella propria cameretta per non sembrare un pazzo agli occhi dei genitori, gli han permesso di consacrare un sogno ed una carriera prima, probabilmente, neanche immaginati.

Il suo arrivo, oltretutto, ha permesso alla squadra di vincere cinque delle sei partite successive, passando dal 13° al sesto posto in classifica.

Passione britannica

All’ombra di questo esempio così virtuoso, poi, si cela anche un altro caso squisitamente britannici, zona del mondo dove Football Manager pare piaccia particolarmente.

Al punto da inserire i risultati ottenuti nel videogioco anche nel curriculum per ottenere posti di lavoro extracalcistici.

Il ventinovenne Andy Cotter-Roberts, infatti, ha pensato fosse il caso di far presente ai datori di lavoro in cerca di un responsabile da sala di un bar il fatto di aver portato il Wrexham, la squadra di Ryan Reynolds, in Premier League. Insieme alla vittoria dell’Europa League sulla panchina del Cardiff City e al Mondiale vinto col Galles.

Sciolinando anche competenze nella gestione del budget avendo aiutato club virtuali in difficoltà e di possedere una buona etica del lavoro, dopo aver trascorso ore a cercare i migliori allenatori e collaboratori da assumere.

Risultato? Datori di lavoro conquistati. Quindi la prossima volta che un HR vi chiederà che animale siete e perché proprio una farfalla, non pensiate sia la cosa più strana successa durante un colloquio di lavoro.



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