Stadio, nuovo CEO e investimenti: i numeri del progetto dei Friedkin per l'Everton

L'ambizione di base è qualcosa che non manca agli americani, proprietari anche dalla Roma, chiamati a far fronte al debito lasciato dal precedente azionista di maggioranza

Everton Stadium

Everton Stadium

Ricostruire, rivoluzionare, creare un modello permanente sulla quale basare risultati sportivi e non solo, costituiscono i pilastri – elencati nella nota di presentazione - sulla quale i Friedkin vogliono fondare il progetto Everton.

L’ambizione di base è qualcosa che non manca agli americani, proprietari anche dalla Roma, chiamati, però, a far fronte al cospicuo debito lasciato dal precedente azionista di maggioranza.

Il rifinanziamento attuato nei giorni scorsi dai Friedkin, in collaborazione, è una vera e propria boccata d’ossigeno per il club inglese, diviso tra necessità di una ripartenza economica, nuovo stadio e ricostruzione dell’assetto societario.

Aria fresca per le casse: le difficoltà e il rifinanziamento

L’acquisizione del 98,8% delle quote dell’Everton da parte Roundhouse Capital Holdings Limited (Roundhouse), parte del Friedkin Group (TFG), si è conclusa nel dicembre scorso. Tuttavia, gli investitori statunitensi hanno dovuto far fronte, sin da subito, alle corpose perdite lasciate in eredità dalla precedente proprietà.

Le intenzioni iniziali positive, subordinate alla crescente ambizione – con un progetto da 806 milioni di sterline – della Blue Heaven Holdings (BHH), di Farhad Moshiri, si sono infrante sullo scoglio del deterioramento delle condizioni geopolitiche derivanti dalla guerra tra Russia e Ucraina.

Con la sanzioni nei confronti dell’oligarca russo Alisher Usmanov, socio e sponsor di Moshiri, la proprietà, di fronte alla grande difficoltà conseguente, è corsa ai ricorsi ai ripari, trovando nei debiti esteri, in un periodo di crescente aumento dei tassi d’interesse, la soluzione più concreta. L’arrivo dei Friedkin è stato un vero e proprio toccasana per le casse e per il futuro dei Toffees.

Non poche le difficoltà iniziali per gli americani. Infatti, le perdite relative all’anno precedente al loro arrivo si sono arrestate alla somma di 506 milioni di sterline (592 milioni di euro) con una riduzione del fatturato del 5% (172 milioni di sterline – 201 milioni di euro).

La prima boccata concreta d’ossigeno è arrivata soltanto nel mese corrente. Il rifinanziamento di 350 milioni (419, 6 milioni di euro) della proprietà, in collaborazione con JP Morgan, va a rimpiazzare gli onerosi prestiti contratti dal precedente azionista di maggioranza ed è teso ad alleviare le ingenti pressioni fiscali nei confronti del club. Dunque, i concetti di stabilità e di crescita sono il centro sulla quale si base il progetto Everton dei Friedkin.
 

Rivoluzione della società: Kinnear nuovo CEO

La rivoluzione dei Friedkin è totale. Dopo un primo assestamento, la proprietà ha deciso riformulare l’assetto societario puntando su Angus Kinnear come nuovo CEO, giunto a Liverpool dopo aver ricoperto ruoli dirigenziali in Arsenal e West Ham e quello di amministratore delegato del Leeds United dal 2017 ad oggi.

Cambio di posizione per l’attuale CEO, Coling Chong, chiamato a ricoprire la carica di supervisore di tutto ciò che concerne la conclusione dei lavori del nuovo stadio, attualmente in fase di collaudo con una serie di eventi minori, destinato a diventare la nuova casa dell’Everton dal prossimo agosto. Kevin Thelwell, attuale direttore sportivo, resterà in carica sino all’arrivo del nuovo CEO, previsto per il 1° giugno.

Riguardo ai cambiamenti effettuati, il presidente esecutivo del club, Marc Watts, ha dichiarato: “Kinnear è uno dei dirigenti calcistici di punta in Inghilterra e porta con sé una grande esperienza rilevante. La sua nomina significa che l’Everton entrerà nell’estate con un leader di prim’ordine. 

Un sentito ringraziamento a Chong per la sua leadership nel guidare il club attraverso alcuni dei momenti più difficili della sua storia. Sono felice e rassicurato che rimarrà con noi in un ruolo di fondamentale importanza, mentre utilizziamo il nuovo stadio dell’Everton come trampolino di lancio per la rigenerazione dell’area locale”.

Nuova casa, nuova vita: nasce l’Everton Stadium

Bene, dopo ben 133 anni i Toffees lasceranno Goodison Park, loro casa dal 1892. La nuova struttura dell’Everton, inaugurata con la sfida tra l’Under 18 del club e quella del Wigan a febbraio (davanti a 10.000 presenti), avrà una capienza complessiva di 52.888 spettatori.

Attualmente, sono ancora in corso prove di collaudo e lavori di allestimento della parte Premium e dell’Area Hospitality. Lo stadio sarà fruibile per le gare interne della formazione di Liverpool a partire dall’avvio della prossima Premier League, ad agosto.

Il nuovo Everton Stadium, che crea al molo Bramley-Moore (scelta di locazione poco apprezzata dall’UNESCO con conseguenze importanti per Liverpool, rimossa dall’elenco dei patrimoni mondiali) un nuovo sviluppo dell’area con palestre, negozi e ulteriori centri ricreativi, proietta un impatto positivo, in proiezione, di circa 1,3 miliardi di sterline su tutta la città.

Inoltre, lo stadio sarà anche una delle sedi selezionate per UEFA EURO 2028, oltre che per la Rugby League Ashes. La prestigiosa competizione rugbistica, che vede come protagoniste la nazionale inglese e quella australiana, tornata dopo 22 anni dall’ultima edizione, farà tappa nella nuova casa dei Toffees. L’attaccamento al colore azzurro, in contrapposizione al rosso dell’altra parte di Liverpool, diventa ancora più significativo.

La città si divide in due e allora non vi è soluzione: o rossi e blu. Infatti, la società ha ben deciso di cancellare il colore sociale degli storici rivali dallo stadio, persino dal ketchup, che sarà servito nell’inedito colore azzurro. Dunque, la storia dell’Everton riparte da qui, dai Friedkin, dal nuovo stadio e dalle nuove ambizioni.

(Photo by Carl Recine/Getty Images)

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