Si può replicare il modello francese di finanziamento del dilettantismo per migliorare i settori giovanili calcistici?

Lo scarso investimento e fiducia nei settori giovanili in Italia è testimoniata dal minutaggio concesso ai giocatori formati nei propri vivai: questi raggiungono in media solo il 5,58% dei minuti giocati

Calcio Dilettanti in Italia

Lo Stadio Enzo Blasone di Foligno (Foto Social Media Soccer)

Se il successo nel calcio fosse solo una questione di fortuna nell’individuare tra le migliaia di bambine e bambini la punta di diamante, o comunque, nel contesto di una nazionale maggiore di calcio, 20 buoni calciatori e calciatrici che possano portare ottimi risultati nei maggiori tornei nazionali, per ragioni statistiche, i più grandi paesi al mondo dovrebbero primeggiare nei tornei tra nazioni. Ma non è così. Investimenti e cultura capovolgono le aspettative.

Mantenendo il suo status di sport maggiormente praticato, il calcio, in Italia, sta soffrendo una crisi non solo di risultati sportivi ma anche di partecipazione popolare, con lo spettro (buono per il paese in generale) della crescita esponenziale di altri sport, prima maggiormente di nicchia, che si stanno mettendo in mostra durante i Giochi Olimpici. 

I numeri

I dati parlano, inoltre, di un terzo dei giovani italiani che non praticano attività sportiva per ragioni connesse a fattori socioculturali, economi e infrastrutturali, con un 10% che mette al primo posto i motivi economici (ICSC 2024).

Come usuale nel bel Paese, le ricerche evidenziano la spaccatura del paese: le infrastrutture sportive presenti al Sud ammontano solo al 27% del totale del paese, su un ammontare di 80 mila, di cui 3000 totalmente non funzionanti, il 52% di esse situate al Sud.

I numeri si riflettono, per esempio, nell’incidenza percentuale dei tesserati machi under 16 rispetto alla popolazione della stessa fascia di età, con percentuale minore del 10% rispetto alla media di Nord e Centro Italia. Il trend si conferma poi nelle convocazioni per le nazionali Maschili a 11 del 2023-24, in cui solo il 18,2% del totale proviene da Sud e Isole (Report Calcio 2025 FIGC).

Lo scarso investimento e fiducia nei settori giovanili in Italia è testimoniata dal minutaggio concesso nella Lega di Serie A ai giocatori formati nei propri vivai: questi raggiungono in media solo il 5,58% dei minuti giocati con almeno 6 club che impiegano 0 calciatori cresciuti nelle proprie accademie.

La ricetta francese

I cugini oltralpe, a partire dal 2018, poche settimane dopo la vittoria in Russia, rilevando importanti problematiche connesse al mondo del dilettantismo e comprendendo, allo stesso momento, il ruolo fondamentale dello stesso per la piramide calcistica, si sono immediatamente attivati: per ovviare alle carenze a livello di sovvenzioni pubbliche, i crescenti problemi amministrativi, l’invecchiamento delle infrastrutture, l’emorragia di volontari e l’aumento dei costi in generale, con conseguenti continui fallimenti di club, soprattutto nelle zone rurali, e le relative ripercussioni sia a livello comunitario, che economico.

La Federazione francese di calcio (FFF), in collaborazione con la Lega francese di calcio professionistico (LFP) e la Lega francese di calcio amatoriale (LFA), intervennero tramite la costituzione di uno strumento adatto a promuovere misure proattive per garantire la solidarietà tra calcio amatoriale e professionistico. Il programma, denominato “Le Fonds d'aide au foot amateur” (FAFA), fu creato con l’obiettivo di sostenere l’occupazione, la formazione, i trasporti ed investire nelle infrastrutture e nell’acquisto di attrezzature. 

Al suo debutto, il fondo fu dotato di 15 milioni di euro di cui 10 milioni dall’allora Centro Nazionale per lo sviluppo dello Sport (CNDS), ora sostituito nei compiti dall’Agenzia Nazionale dello Sport (ANS), 1,5 milioni di euro di erogazione dello Stato, 1 milioni di euro proveniente dalla vittoria in Russia e il restante finanziato tramite i partner commerciale della federazione. Per la stagione in corso il FAFA prevede una somma di circa 17 milioni di euro.

Un fondo gestito dalla Federazione

Basandosi sul modello francese, si potrebbe immaginare un fondo gestito dalla Federazione con la partecipazione delle 3 leghe maggiori, Serie A, Serie B e Serie C; con la destinazione al fondo di parte delle somme ottenute dalla UEFA provenienti dal programma HatTrick; con una diversa distribuzione dei diritti Tv, già in programma, e relegando una certa percentuale ad incrementare il fondo; una revisione degli accordi di sponsorizzazione e pubblicità delle agenzie di scommesse, magari introducendo l’obbligo di destinare una percentuale per il medesimo fondo; ed infine prevedere una visione strategica commerciale a livello federale per ottenere delle sponsorizzazioni.

Destinando anche solo un 1% annuo dei ricavi dei diritti Tv della Lega di Serie A si avrebbero 11 milioni di euro; fino al 2028, ogni anno, la Federazione riceverà 4,5 milioni di euro tramite il programma Hattrick per costruzione di infrastrutture calcistiche (campi, stadi, centri tecnici), lotta al match fixing, formazione di allenatori, dirigenti e arbitri, sviluppo del calcio femminile e responsabilità sociale. 

Con una migliore politica di controllo e tassazione delle scommesse sportive, un giro d’affari intorno ai 16 miliardi l’anno solo per il calcio nella stagione 2024, si potrebbero raccogliere ulteriori somme da reinvestire direttamente nel settore, creando un’economia “circolare” e andando ad assolvere al tanto celebrato principio di solidarietà nel settore sportivo.

La coppa Federale

Inoltre, la Federcalcio è l’unica all’interno della top 5 europea a non organizzare direttamente la Coppa Federale, visto che ormai da diversi decenni questa è delegata alla Lega di Serie A, risultando una vera e propria Coppa di Lega. Una competizione federale potrebbe allo stesso tempo portare fondi preziosi per la federazione da introiti commerciali, sia poter assolvere in maniera importante al principio di solidarietà in maniera indiretta, senza bisogno di distruzione di fondi bensì portando valore direttamente presso i club di categorie inferiori, le quali potrebbero poi reinvestire sia in infrastrutture che nei loro settori giovanili.

Lo studio presentato, svolto nel contesto di ricerca di tesi di Laurea Magistrale, vuole portare alla luce l’importanza degli investimenti nello sport, sottolineando come il rafforzamento dei settori giovanili calcistici richieda interventi coordinati e strutturati, investimenti continui e mirati. Il successo nel calcio, ma come in tutti gli altri sport, è determinato da quanto e come il sistema riesce a sostenere i propri talenti.

La ricerca è stata sviluppata con il supporto della FIGC, grazie al SG del Settore Giovanile e Scolastico Vito Di Gioia, e l’importante contributo, attraverso un’intervista, dello Chef Revenue & Marketing Giovanni Valentini, della Dottoressa Daniela Nardella e la Dottoressa Sara Landi. Oltre ai contributi di Lega Serie C e LND.

Per ulteriori informazioni contattare: alessandro.marconi1@hotmail.com

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