«Serve pazienza». Il paradosso David Beckham

Da icona del calcio mondiale a Presidente dell'Inter Miami: il progetto dell'ex Golden Boy per dare lustro al calcio USA.

Un discutibile, o che quantomeno ha fatto discutere, ruolo come ambasciatore del prossimo mondiale in Qatar.

Le difficoltà per i suoi brand durante il Covid, e quelle legate alla costruzione e al lancio di una franchigia di MLS, il massimo campionato americano di calcio, in grado di stare al passo con le sue ambizioni e le aspettative degli altri quando si trovano di fronte lui, David Beckham.

Giocatore dalla classe unica, icona di stile.

Chi si porta dentro gli anni Novanta ha dovuto fare i conti con l’ex centrocampista inglese, amato o odiato a seconda dei gusti, ma mai indifferente.

Il suo Club Internacional de Fútbol Miami, più semplicemente Inter Miami, ha esordito nel 2020 dopo anni di lavoro dietro le quinte.

All’inizio è sembrato una parata di stelle sullo stile dei Los Angeles Galaxy di cui proprio Beckham ha fatto parte, poi ha cercato di assomigliare al suo Manchester United.

Per adesso non è né carne né pesce, ma l’impressione è quella di trovarsi di fronte alla stagione della verità.

Come nasce l’Inter Miami di Beckham

«Le cose richiedono tempo, dobbiamo essere pazienti. Ma ne avremo ancora molto? Certo che no, perché siamo dei vincenti e abbiamo grandi aspettative. In questa stagione abbiamo apportato le modifiche di cui avevamo bisogno, crediamo in questa squadra e in questi giocatori. La verità è che abbiamo bisogno di stabilità all'interno del nostro club. Ho giocato al Manchester United, dove ho avuto un allenatore per tutta la mia carriera, poi al Real Madrid, dove penso di aver avuto cinque tecnici in quattro anni. Il lavoro che tutti non vedono è quello che Chris e Phil stanno facendo».

Con queste parole Beckham presentava la stagione di MLS alle porte, quella delle verità per il suo club dopo due anni di tentativi.

Chris è il direttore sportivo Chris Henderson, in estate dal suo ufficio sono passati 17 giocatori, tra cui alcuni di quelli più ingombranti a livello salariale. Come Rodolfo Pizarro, Blaise Matuidi, Leandro Gonzalez Pirez, Nico Figal, Julian Carranza, Ryan Shawcross e Lewis Morgan.

È invece arrivata gente più funzionale al gioco di Phil, che sarebbe l’ex United Phil Neville, l’allenatore dell’Inter Miami.

Come il terzino destro della nazionale americana DeAndre Yedlin, il difensore giamaicano Damion Lowe e giovani come Leonardo Campana, Emerson Rodríguez e il centrocampista brasiliano Jean Mota.

Nelle due stagioni precedenti, la rosa era stata assemblata come un insieme di figurine, sullo stile dei Galaxy di Beckham, insomma, partendo proprio da Matuidi e Higuain, ma furono diversi i campioni sulla via del tramonto trattati dalla società americana.

Se Higuain è ancora a Miami, l’ex mediano di Juventus e Psg è rimasto una sorta di ambassador, ma non può scendere in campo perché con il suo ingaggio il club aveva sforato il tetto degli stipendi consentito dalla Lega.

Con la conseguenza che l’ex COO Paul McDonough è stato sospeso fino al termine della stagione 2021/22, mentre per rientrare nei parametri è stato necessario liberarsi di alcuni calciatori, tra cui anche Matías Pellegrini, centrocampista argentino classe 2000 che avrebbe dovuto rinforzare la squadra e invece è stato girato in prestito all'Estudiantes.

Anche per sistemare casini del genere, e finirla con una certa approssimazione, è stata essenziale l’assunzione di Henderson.

Il risultato è che le prime due stagioni non sono state all’altezza delle grandi ambizioni. Il primo anno Miami è riuscita a entrare nei playoff, ma è finita con un’apparizione.

In quella successiva si è insediata la nuova guida tecnica, ma era ancora presto per raccoglierne i frutti con un roster in continua evoluzione.

Una delle critiche mosse a Beckham e ai suoi soci, gli uomini d'affari e fratelli cubano-americani Jorge e Jose Mas, è quella di non essersi fatti trovare pronti quando si iniziava a fare sul serio. Un mix poco vincente di ambizione  e inesperienza.

Già, perché prima di esordire in MLS, David Beckham ha lavorato anni al lancio della sua nuova squadra.

Esercitando un’opzione presente nel suo contratto da giocatore dei Los Angeles Galaxy, accordata con la Mls, per acquistare il titolo sportivo di un nuovo team del campionato, in qualsiasi città che non fosse New York.

Il rilancio passa (anche) dallo stadio

Eppure, a un mese dall’inizio del primo torneo, ormai oltre due anni fa, l’organizzazione era ancora tra le più snelle rispetto alle concorrenti e un allenatore è stato trovato solo all’ultimo.

Anche perché prima di ricadere su Diego Alonso (oggi c.t. della nazionale del suo Paese, quella uruguayana) erano stati sondati tecnici di respiro internazionale, in linea con lo spessore del “brand” Beckham.

Ecco, questa è una considerazione che è stata fatta spesso: che David abbia gestito il primo periodo di vita della società come un marchia di lusso, facendo molto caso (forse troppo) alle apparenze.

I cambiamenti degli ultimi tempi, infatti, non si sono fermati al piano sportivo, ma il proprietario della franchigia si è mosso per portare in America l’ex Barcellona Xavier Asensi nel ruolo di chief business officer e in generale ora ci sono 78 persone che lavorano negli uffici e sviluppano la parte di p.r. e quella commerciale.

Con passi in avanti evidenti sul piano delle sponsorizzazioni. Sui ricavi, però, un’accelerata dovrebbe arrivare soprattutto quando l’Inter Miami potrà giocare nel proprio stadio.

La vendita dei naming right del DRV PNK Stadium dimostra proprio questo progresso, ma va ricordato che si tratta dell’impianto di Fort Lauderdale, che si trova 25 miglia a nord dalla città.

Uno di proprietà dovrebbe essere pronto entro il 2025 dopo un investimento da quasi un miliardo di dollari. Si chiamerà Miami Freedom Park e includerà un enorme parco, un hub tecnologico e poi hotel, uffici e altri spazi commerciali.

Il coinvolgimento del Qatar 

Alla fine dello scorso novembre, Beckham - insieme ad altre celebrità - è stato al centro di alcune critiche per la sua presenza al Gran premio del Qatar.

Non certo per il suo aspetto, quello è sempre impeccabile (come la squadra del resto, in elegantissima tenuta rosanero), ma per i sorrisi sfoggiati alle varie iniziative di rappresentanza e beneficenza (o presunta tale).

In quei giorni mancava un anno esatto al Mondiale ospitato proprio dal Paese degli sceicchi, e l’ex campione inglese ha ricevuto diversi milioni per essere testimonial della rassegna.

Che significa, però, mettere la faccia per un evento che è costato la vita a migliaia di lavoratori migranti, sottopagati e sfruttati per la costruzione di stadi imperiali.

Senza dimenticare che il legame con il Qatar e Nasser Al-Khelaifi è nato diversi anni fa, quando ormai 38enne con la maglia del Psg ha giocato gli ultimi mesi prima del ritiro.

Ma restando nel mondo del calcio, l’aspetto più interessante è che secondo The Athletic potrebbe essere l’antipasto di un accordo commerciale per l’Inter Miami che lo lancerebbe tra le favorite della MLS.

Ripagando le aspettative e spezzando questo paradosso.

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