Una formazione di poeti, scrittori e personaggi celebri del mondo dell'arte, la letteratura unita al calcio e l'interessante progetto Romanzo di Formazioni, raccontato a Social Media Soccer dagli ideatori Federico Frascherelli e Gino Cervi
Foto by Romanzo di Formazioni
Avete mai provato a fare una formazione di undici scrittori o altri personaggi che, in qualche modo, hanno influenzato la vostra formazione? Immaginate di sostituire Maradona, Pelé, Baggio con eventuali Borges, Gabriel Garcia Marquez o Grazia Deledda. Bene, tutto questo in Romanzo di Formazioni è diventato realtà. Un format innovativo che porta personalità del mondo della cultura dello spettacolo a confrontarsi in modo completamente nuovo con il calcio in un podcast YouTube e Spotify, oltre che nei contenuti della pagina Instagram, che ha incuriosito numerosi appassionati. Nelle prossime settimane Romanzo di Formazioni sarà in giro per l’Italia, con una tappa anche in Germania, per continuare a parlare di letteratura, di cinema, di arte, di sport e di calcio. Di tutto questo ne abbiamo parlato con i due fondatori e protagonisti del progetto: Federico Frascherelli, in arte Fritz, autore e documentarista, e Gino Cervi, scrittore ed editore.
Come nasce Romanzo di Formazioni? - domanda per Federico Frascherelli
“Dall’amicizia mia e di Gino che siamo due malati di libri e di calcio. Siamo entrambi milanisti e abituati a fare elenchi, forme, con le cose che ci piacciono o non piacciono. Questo c’ha portato alla creazione di un gioco. Un giorno ho costruito una formazione di scrittori da me amati, l’ho mandata a Gino e così è nato tutto. Gino fa l’editor, io ho una piccola casa di produzione video e così abbiamo deciso di unire le nostre professioni per costruire questo progetto. Una volta che abbiamo visto che avevamo un sacco di cose da dirci e abbiamo detto: “Ma perché non provare a riprenderci?”. Successivamente abbiamo cominciato a comporre con figurine, il Subbuteo e da lì, a cascata, è venuto giù tutto”.
C’è anche una forte componente nostalgica in quello che fate.
“Non vogliamo che sia una nostalgia di quelle squisitamente commerciale e vintage. È sicuramente legata al ricordo di qualcosa vicino alla fantasia, di quel mondo fatto di partite alla radio, di Subbuteo e di figurine. Tutto questo è finito dentro il progetto. Ci piaceva rendere un po’ più prosaica la letteratura. Abbiamo notato entrambi che si fa fatica a prendersi un po’ meno sul serio, cosa che succede anche al calcio, e questa cosa non ci rappresenta. Abbiamo voluto far incontrare le due cose non prendendoci troppo sul serio, né noi e né quello che diciamo”.
Quanto è importante la cultura per il calcio e viceversa?
Risposta di Federico Frascherelli.
“Sappiamo che ci sono delle società in Sud America che hanno degli elementi culturali, Io e Gino veniamo da due generazioni diverse. Da quando sono in vita e seguo il calcio c’è una tendenza sempre progressiva a imbarbarirlo un po’, quantomeno ad allontanarlo dagli aspetti letterari e poetici che questo sport regala. Oggi gli interessi sono altri, le società punto al guadagno, ma al tifoso interessano il giocatore e la squadra. Il podcast punta su un immaginario un po’ diverso, sicuramente non economico”.
Risposta di Gino Cervi.
“Non è un’esigenza contemporanea. Lo sport anche in tempi lontani è stato un piccolo Cavallo di Troia di alfabetizzazione. Il calcio aveva una presa maggiore. Fino all’avvento della televisione ha svolto una funzione di conoscenza degli strumenti di base della comunicazione, della lingua e di alcuni concetti. Credo che molti italiani abbiano imparato a leggere e a scrivere dalle pagine della Gazzetta tanto quanto dei sillabari. È stata una forma di Life Long Learning, un modo di apprendimento continuo. Questo è stato interrotto con l’arrivo della televisione privata. Oggi c’è un calcio più votato al business, non che prima non lo fosse, e al ruolo acceleratore di posizione di potere. Lo sport si è spostato su un altro piano culturale. Di conseguenza, anche il giornalismo sportivo, che prima era una palestra, è diventato un mezzo per parlare alla pancia e ha perso il ruolo di esercizio di trasmissione sacerdotale della parola. Alcune forme contemporanee di riacquisizione della comunicazione sportiva sono votate alle grida addosso in televisione o allo scoop, pescando nel torbido, usando cliché. Tuttavia, proprio reazione a queste nascono esperimenti che pongono il calcio come veicolo rassicurante e popolare, fatto di un immaginario adolescenziale, come nel nostro caso, mirati alla crescita della curiosità attorno ad un mondo lontano”.
Qual è stato lo scrittore più frequente nelle formazioni?
“L’idea nasce dal concetto di playlist, di selezione, del canone, che servono a distillare un po’. Spesso le liste hanno, non sempre il vantaggio di essere sintetiche, e costringono a scegliere uno a discapito di un altro. Il calcio è fatto di ruoli, funzioni e attitudini che, per analogia, portano ad assomigliare a mondi lontani come quello della scrittura”.
“Luciano Bianciardi è molto usato per motivi legati alla passaggio dalla provincia alla città. Primo Levi, Beppe Fenoglio, David Forster Wallace. Tra i classici torna spesso Cervantes, Hemingway, Agatha Christie. Tra i poeti Wisława Szymborska, spesso inserita come ala sinistra. Jorge Luis Borges. Saramago a centrocampo. Kafka si trova in vari ruoli”.
Qual è il futuro del progetto?
“Il futuro di questo progetto è imperscrutabile. Puntiamo alla terza stagione. I live hanno ricaduta più efficace e gratificante. Il pubblico è coinvolto dal gioco. Faremo più live, in estate e nel prossimo autunno, e abbiamo lavorato ad una veste grafica. Stiamo vedendo che il progetto cresce, che c’è interesse. Lo faremo finché ci divertiremo. Il nostro sogno è fare il giro d’Italia di Romanzo di Formazioni facendo dei live nei posti in cui si coinvolgono gli scrittori”.