Tra fondi d'investimento e nuove governance: il lancio del Master in Football Finance di Leap Academy per formare i leader dello sport business internazionale
Master in Football Finance ENGLISH EDITION
Il calcio moderno non si gioca più solo sul rettangolo verde, ma su una scacchiera globale dove capitali internazionali, fondi di private equity e nuove strategie di governance ridefiniscono costantemente i confini dell’industria dello sport.
In un contesto caratterizzato dalla "competizione tra le competizioni" e da una spinta incessante verso l'internazionalizzazione, la formazione e la competenza manageriale diventano asset non più opzionali, ma vitali.
Per analizzare queste trasformazioni, abbiamo incontrato Valerio Casagrande, Co-Fondatore di LEAP Sport e professionista con oltre vent’anni di esperienza nel settore finance, maturata tra club di primo piano (Parma Calcio, Lega B) e colossi della consulenza globale come Deloitte.
Dalla gestione di proprietà multiculturali alla sfida della sostenibilità economica, Casagrande ci accompagna in un viaggio nel "dietro le quinte" del business calcistico, svelandoci anche i dettagli del nuovo Master in Football Finance di Leap Academy: il primo programma in lingua inglese nato per colmare il gap tra i modelli culturali aziendali e le specificità del mercato sportivo europeo.
Dott. Casagrande, prima di entrare nel vivo della nostra intervista, Le chiedo di presentarsi ai nostri lettori
Dopo aver conseguito un Master presso la Bocconi, ho maturato oltre 20 anni di esperienza in ruoli dirigenziali in ambito finance nei settori sport (Parma Calcio, Lega B), investment holding (Italmobiliare) e advisory (Deloitte e Protiviti). Durante questo percorso ho avuto la fortuna, tra l’altro, di servire tre differenti proprietà di un club calcistico: cinese, italiana e americana.
Sono attualmente impegnato nel progetto imprenditoriale rappresentato da LEAP Sport, società di formazione e consulenza, di cui sono Co – Fondatore. Sono, inoltre, Professore Aggiunto presso l’Università Internazionale di Monaco.
Ma sono anche studente, ci tengo a menzionarlo, perché ritengo che la formazione e l’aggiornamento delle competenze siano centrali in un mondo in costante trasformazione. Sto, infatti, frequentando il programma di Leadership and Management, organizzato da European Football Clubs e Harvard Business School.
Cosa ne pensa dell’attuale momento dello sport, e del calcio in particolare, sotto il profilo del business e della governance, con l’attivismo di investitori sempre più internazionali e strutturati dal punto di vista delle conoscenze della finanza e dei mercati di capitale?
Vedo ovviamente un grande fermento e una tendenza alla progressiva internazionalizzazione e globalizzazione, in vari ambiti: sotto il profilo delle arene, sportive e commerciali, in cui le organizzazioni sportive competono; dal punto di vista della provenienza dei capitali e degli investitori; e, naturalmente, anche per quanto riguarda l’audience a cui le organizzazioni sportive rivolgono la loro attenzione e le loro iniziative.
Gli esempi sono molteplici: l’acquisizione, ormai risalente ad alcuni anni fa, della F1, sport tipicamente europeo, da parte di Liberty Media, società americana, e il relativo progetto di trasformazione di questa realtà; l’ingresso di numerosi investitori, provenienti da ogni parte del mondo, ancorché con prevalenza nordamericana, nel calcio europeo; la creazione e la disputa del Mondiale per Club negli Stati Uniti; la disputa di competizioni nazionali in paesi stranieri emergenti (penso ai casi della Supercoppa spagnola e italiana, che hanno avuto luogo in Arabia Saudita); al nascente progetto di NBA Europe; alla programmazione di partite della NFL in Brasile e in Europa e potrei andar avanti con numerosi altri esempi.
Credo che sia una tendenza ormai consolidata e che si radicherà ulteriormente nei prossimi anni. All’interno di questo percorso nuovo, vedo ulteriormente due caratterizzazioni recentissime.
Quali?
La prima delle due, è la “competizione tra le competizioni”. Il gioco di parole, perdonatemi, è voluto, in quanto mi sembra particolarmente evocativo di questa recente tendenza. Eravamo tradizionalmente abituati alla competizione tra club, dentro e fuori il campo di gioco: società di calcio che lottano per vincere la Champions League e per acquisire quote del mercato commerciale, nazionale e internazionale; franchigie NBA che concorrono per la vittoria dell’anello e per la promozione del loro brand presso Paesi emergenti, etc.
A tutto questo - che ovviamente rimane - si è affiancata recentemente una nuova forma di concorrenza, che forse in realtà è sempre esistita, ma sicuramente mai in forma così intensa, quasi brutale, come nello scenario attuale. Mi riferisco alla concorrenza tra gli organizzatori delle competizioni, per accaparrarsi spazi nei “cartelloni”, fisici e virtuali, dei teatri sportivi al fine di riempire, ciascuno, la propria platea. FIFA contro UEFA; Champions League contro Premier League e, in generale, competizioni nazionali; NBA contro FIBA; Superlega contro UEFA, etc.
La posta in palio è ovviamente di natura economica, ossia l’allocazione a proprio beneficio delle risorse economiche destinate al mondo sportivo: i capitali degli investitori, la spesa dei consumatori, il budget dei broadcaster audiovisivi, gli investimenti pubblicitari delle aziende, etc. La seconda è la trasformazione della tipologia di investitori.
Il primo punto è molto interessante e, al tempo stesso, assolutamente chiaro. Ci può, invece, spiegare meglio questo secondo punto?
Prendo come riferimento il calcio. Negli ultimi trent’anni, gli assetti proprietari dei club calcistici hanno conosciuto una progressiva evoluzione. All’iniziale scenario nel quale il proprietario del club era un imprenditore la cui nazionalità generalmente coincideva con quella del club, si è poi affiancata una nuova realtà nella quale l’investitore, che rimaneva tendenzialmente proveniente dall’imprenditoria, poteva essere un soggetto straniero.
E’ nato poi il modello del Multi Club Ownership (MCO). Infine, in questi ultimissimi anni, assistiamo sempre più frequentemente al coinvolgimento di fondi di private equity e/o di asset management negli assetti proprietari dei club. Secondo una recente analisi di EY, il 50% dei club inglesi e francesi, vede nel proprio capitale la presenza di tali soggetti, tramite partecipazioni maggioritarie o minoritarie. In Italia, due club dominanti, Milan e Inter, sono proprietà di fondi. I nuovi modelli non hanno sostituito i precedenti, ma si sono aggiunti ai medesimi, determinando un quadro variegato.
Questo cosa determina per un club calcistico e per gli attori che lo governano?
Dal punto di vista della governance il quadro propone sicuramente una sfida. Esiste da parte del management del club l’esigenza di comprendere il contesto in cui sta operando e gli obiettivi, in termini sostanziali e temporali, delle varie categorie di investitori. Un fattore chiave del successo diventa l’integrazione tra il modello di business e il contesto e, più in generale, l’allineamento strategico tra la struttura della holding/del gruppo e quella del club.
L’attuale scenario propone certamente anche opportunità. L’ingresso di nuovi investitori determina, a mio avviso, uno scenario WIN – WIN: la prospettiva è, infatti, vincente sia per gli acquirenti, che dimostrano – e sono numerosi gli esempi concreti – una notevole determinazione nel voler entrare nel mercato, sia per i venditori che potrebbero ottenere dei realizzi significativi, sfuggendo oltretutto alla trappola di essere costretti – a causa della pressione mediatica e dei tifosi – a sottrarre risorse alle proprie aziende principali per allocarle nel club calcistico, nonché per il sistema Paese.
Infatti, il calcio non presenta il rischio di delocalizzazione dell’attività aziendale e del lavoro ad essa connesso, elemento di incertezza tipico in quasi tutti i settori industriali quando si presenta un nuovo investitore, che può spaventare – anche giustificatamente le istituzioni pubbliche e le organizzazioni sindacali. La Roma è rimasta e rimarrà sempre a Roma, il Bologna è rimasto e rimarrà a Bologna e la stessa cosa vale per tutti i club. L’entrata di nuovi investitori verosimilmente introduce anche prospettive e condotte innovative, nonché esperienze manageriali di altri mondi, contribuendo a creare il presupposto per il consolidamento di modelli di gestione che rendano i club calcistici autosostenibili dal punto di vista economico – finanziario. Tutto quanto sopra, però, subordinatamente a una condizione essenziale.
E quale sarebbe questo elemento determinante?
Ritorno sul tema dell’integrazione: l’esigenza di trovare un equilibrio tra l’introduzione di approcci innovativi al business e l’adattamento al mercato specifico del calcio europeo. L’iniziativa di LEAP Sport Academy si propone esattamente anche questo obiettivo, ossia quello di favorire l’integrazione culturale e professionale nell’ambito del settore, di essere cioè un ponte tra modelli culturali aziendali e tra esperienze professionali, nonché di favorire, attraverso la diffusione delle competenze e della conoscenza, l’allineamento strategico.
In particolare, il programma del Master in Football Finance, il primo in lingua inglese, è pensato anche per i club che operano in contesti internazionali e per lo sviluppo delle competenze manageriali delle strutture dei club medesimi e dei Gruppi, tendenzialmente internazionali, in cui i club sono inseriti (ad esempio: membri del Board, CFO / FP&A Manager / Controller del club e/o di gruppo, Chief Business Officer del club e/o di gruppo, etc).
Si rivolge, inoltre, alle realtà e ai professionisti internazionali (ad esempio: investitori, manager di family office, manager di holding di investimento, manager di fondi, avvocati d’affari, banker, consulenti, auditor, analisti finanziari, etc) che hanno interesse a conoscere le specificità del settore calcistico professionistico, con un focus dedicato, ma non limitato, al contesto italiano. La diffusione della conoscenza e della competenza, a servizio del sistema e degli operatori che ne fanno parte, è l’elemento fondante di LEAP Sport Academy.