La Serie A tocca il record del 69% di stranieri: tra lacci burocratici e costi delle fideiussioni, il mercato interno è bloccato
Una fase di Napoli-Milan (Foto x.com/HQpcrt
“Oggi è più vantaggioso acquistare un calciatore all'estero che in Italia. Ci piacerebbe quantomeno rendere paritetiche le condizioni.”. Parole e musica di Ezio Simonelli, il presidente della Lega Serie A. Parole che Social Media Soccer sottoscrive alla virgola perché l’ultimo report sulla Serie A, pubblicato dalla Gazzetta dello Sport oggi in edicola, scatta la fotografia di un calcio italiano sempre più lontano dalle proprie radici e dipendente dai mercati esteri.
Se nella stagione 2017-18, infatti, la percentuale di stranieri nel massimo campionato si attestava al 55,2%, nel 2025-26 abbiamo toccato il record storico del 69,1%. Un’impennata che non risparmia nemmeno i vivai e le seconde squadre, segnando un trend pericoloso per la sostenibilità della Nazionale.
Analizzando i dati a livello continentale, emerge come l'Italia sia ormai diventata uno dei campionati più "esterofili" d'Europa, superata solo dalla Premier League (75,4%), che gode di una ricchezza globale senza pari, e dalla Primeira Liga portoghese (73,8%), storicamente orientata alla formazione di talenti stranieri da rivendere. Tutte le altre grandi leghe restano decisamente più ancorate ai propri talenti locali: la Ligue 1 francese si ferma al 64,9%, la Bundesliga tedesca al 61,4%, mentre la Liga spagnola mostra una controtendenza netta con appena il 43,4% di presenze straniere.
Questa tendenza sta contagiando anche i progetti giovani. Le "Under 23" dei grandi club mostrano dati sorprendenti: l'incidenza di stranieri nell'Inter arriva al 32,1%, nell'Atalanta al 25,2% e nella Juventus al 23,7%. Si tratta di cifre ben superiori alla media delle altre 56 squadre di Serie C, dove il dato si ferma a un più contenuto 12,3%.
Ma perché i direttori sportivi preferiscono guardare oltreconfine? La ragione non è solo tecnica, ma risiede in un sistema burocratico chiamato "stanza di compensazione". Le operazioni tra società italiane sono soggette a controlli che richiedono garanzie fideiussorie bancarie o assicurative estremamente costose per coprire il saldo negativo tra acquisti e cessioni.
Questi strumenti impongono commissioni elevate e spesso obbligano i club — specialmente quelli con proprietà straniere — a depositare "collaterali" in contanti pari al 100% dell'importo. Al contrario, trattare con un club estero è molto più semplice: i termini di pagamento sono flessibili e lasciati alla libera negoziazione tra le parti. Il risultato è un mercato domestico paralizzato: in questa stagione si contano 108 acquisti a titolo definitivo dall'estero contro appena 68 trasferimenti interni.
Per uscire da questa impasse, il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha proposto una riforma strutturale: rendere le condizioni d'acquisto tra club italiani paritetiche a quelle internazionali. L'idea cardine è la creazione di un consorzio di garanzia, magari con il supporto dell'Istituto per il Credito Sportivo, che permetta di abbattere i costi delle fideiussioni.
La proposta è già sul tavolo del ministro dello Sport Andrea Abodi, con l'obiettivo di affiancare a queste semplificazioni burocratiche anche degli sgravi fiscali per chi investe nella formazione di giocatori per la Nazionale. L'obiettivo finale è chiaro: ridare ossigeno al mercato interno per valorizzare il patrimonio tecnico del nostro calcio, rendendo la Serie A un prodotto più appetibile e competitivo anche per i mercati esteri.