Euro 2032: l’Italia riparte da Michele Uva e dalla sfida stadi

La nomina di Michele Uva a Direttore Esecutivo UEFA per il torneo segna l'inizio di una corsa contro il tempo: entro ottobre andranno scelte le 5 città ospitanti

Michele Uva UERO 2032

Michele Uva al Social Football Summit 2025 (Foto SFS)

L’ora è buia per la Nazionale italiana di calcio, ma il calendario delle istituzioni non ammette pause. Nonostante il terremoto in FIGC e il vuoto di potere post-Gravina, l’Italia deve onorare l’impegno preso con la UEFA per la co-organizzazione (insieme alla Turchia) di Euro 2032. Un evento che, a sei anni dal fischio d’inizio, rappresenta l’ultima chiamata per la riqualificazione infrastrutturale del nostro sistema calcistico.

Il ritorno del Top Manager: il profilo di Michele Uva

In un momento di profonda incertezza istituzionale, la scelta di affidare la cabina di regia di Euro 2032 a Michele Uva non è solo una mossa tattica, ma una vera e propria garanzia di competenza internazionale. Nato a Matera nel 1964, Uva incarna la figura del manager moderno, capace di spaziare tra diverse discipline prima di diventare un pilastro della UEFA.

La sua carriera è un viaggio che parte dal volley (Zinella Bologna e Sisley Treviso) e approda ai vertici del calcio europeo, passando per esperienze chiave come la direzione generale del Parma "europeo" e della Lazio. Uva non è nuovo alle sfide della FIGC, di cui è stato Direttore Generale, né a quelle del CONI. Tuttavia, è a Nyon che ha consacrato il suo profilo globale: da Vicepresidente UEFA a Direttore per la Sostenibilità Sociale e Ambientale, un ruolo che gli è valso il prestigioso inserimento nella lista delle 100 persone più influenti al mondo secondo il Time.

Oggi, Uva lascia i suoi incarichi globali per tornare a occuparsi del "campo" italiano. La sua missione è chiara: agire come l'anello di congiunzione decisivo tra la Svizzera e l'Italia, mettendo a disposizione la sua profonda conoscenza della macchina burocratica sportiva per evitare che il dossier di candidatura si scontri con le solite lungaggini nostrane.

La mappa degli stadi: la corsa alle 5 "venue"

Se il nome del manager è una certezza, lo stesso non si può dire per la geografia del torneo. La strada verso il 2032 è una corsa contro il tempo che vede l'Italia impegnata a individuare le cinque città ospitanti, mentre le altre cinque saranno di competenza turca. Non si tratta solo di scegliere dei nomi sulla mappa, ma di presentare dossier tecnici che convincano la UEFA su parametri rigidi: sicurezza, accoglienza, infrastrutture e, soprattutto, cantierabilità.

Al momento, l’unica vera certezza granitica è Torino, poiché l’Allianz Stadium è l’unico impianto già pronto per gli standard europei, pur con il limite di una capienza che non gli permetterebbe di ospitare l'atto finale del torneo. Subito dopo troviamo Roma, dove l'Olimpico resta un perno centrale, affiancato dalle crescenti quotazioni del nuovo progetto della AS Roma a Pietralata, visto con grande favore dagli ispettori UEFA durante i recenti sopralluoghi. Anche Firenze, nonostante i dubbi sulle dimensioni del Franchi, sembra godere di una corsia preferenziale grazie allo stato di avanzamento dei dialoghi istituzionali.

Il vero rebus riguarda però i "templi" storici e le grandi piazze. Milano, con il caso San Siro, è avvolto dalle nubi delle recenti inchieste giudiziarie che rendono difficile fare previsioni certe, mentre all'ombra del Vesuvio il dialogo tra il Comune di Napoli e il club di Aurelio De Laurentiis fatica a decollare, mettendo a rischio la presenza di una delle piazze più iconiche del calcio mondiale. Sul fronte delle outsider, Cagliari continua a spingere per lo stadio dedicato a Gigi Riva nonostante gli ultimi intoppi, mentre Palermo e Salerno restano alla finestra, sperando che l’operatività del commissario straordinario agli stadi possa accelerare i tempi.

In questo scenario, Udine rimane la potenziale "scialuppa di salvataggio" in caso di defezioni eccellenti. La scadenza di ottobre 2026 per la presentazione finale alla UEFA non concede distrazioni: entro quella data, l'Italia dovrà dimostrare di avere progetti non solo ambiziosi, ma pronti a diventare cantieri aperti entro il marzo 2027.

L'obbligo della cantierabilità

La UEFA non accetterà promesse: l'assegnazione dell'Europeo resta un merito della gestione precedente, ma la realizzazione effettiva sarà il banco di prova per la nuova governance del calcio italiano. Con una Federazione da ricostruire e una credibilità sportiva ai minimi termini, Euro 2032 non è più solo un torneo, ma l'unico driver rimasto per impedire che il calcio italiano scivoli definitivamente ai margini dell'élite mondiale.

L'investimento non riguarda solo il cemento. La sostenibilità sociale e ambientale, pilastri del mandato di Uva, saranno i KPI su cui verrà misurato il successo della manifestazione. Riuscirà l'Italia a trasformare l'emergenza in opportunità?

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