Quanto è cresciuto il Milan grazie a Ivan Gazidis?

Il club rossonero ha ufficializzato la fine del rapporto lavorativo con il direttore sportivo sudafricano. Un percorso iniziato nel 2018 e che ha portato ad un evidente crescita del club.

Il Mondiale è ormai alle porte e la Serie A si accinge a giocare la propria ultima giornata dell’anno, nonostante sia appena novembre.

Il 2022 volge quindi al termine, dopo essersi tinto completante di rossonero.

La stagione 2021/22, infatti, ha incoronato il Milan campione d’Italia, 11 anni dopo l’ultima volta, decretando il definitivo ritorno di un gigante assoluto del calcio italiano, dormiente per una decade.

Un punto esclamativo sul ribaltamento del dominio monotematico della Juventus e che segue infatti il titolo dell’Inter dell’anno precedente, raggiungendo i cugini a quota 19 titoli.

Successo che ha il sapore della rinascita per il Diavolo, dopo annate distanti anni luce dalla fama e dal lustro conquistate durante la propria storia centenaria, macchiata indelebilmente da un’assenza dalla Champions League che fa davvero a cazzotti con le 7 coppe dalle grandi orecchie alzate al cielo da stelle passate ed eterne come Maldini e Shevchenko.

Ma questa è soprattutto la vittoria di una società cresciuta a vista d’occhio, grazie e attraverso la competenza di professionisti che hanno saputo accompagnarla nei suoi cambi presidenziali, rendendo benevolo un passaggio di consegne mai banale.

Tra cui spicca sicuramente l’amministratore delegato e direttore generale Ivan Gazidis.

Il dirigente sportivo sudafricano si è legato al club durante la stagione 2018/19, raccogliendo un Diavolo ferito e incostante, sino a condurlo ad un ritorno in Europa che ha ridato fiato e colore ai tifosi, per poi vincere uno Scudetto pregno di giovinezza e talento.

Rafael Leao, Theo Hernandez, Mike Maignan, ma anche Brahim Diaz, Tonali e Kalulu. Pilastri della linea verde e di un Milan che è passato, in questo lungo percorso, da un’età media pari a 29,7 anni del 2009/10, a quella di 24,3 nella stagione del tricolore.

Un’evoluzione al contempo tecnica e societaria che ha in Gazidis e Paolo Maldini due figure determinanti. Considerazione che ora non può che indurre nei milanisti un sentimento di tristezza e gratitudine, considerando come il club abbia ufficializzato il divorzio con il dirigente ex Arsenal, un tempo anche vicecommissario della MLS.

Queste, infatti, le parole del presidente del Milan Paolo Scaroni: "A nome di tutti coloro che sono legati al Milan, desidero rivolgere un sentito ringraziamento a Ivan per la sua passione e dedizione, nonché per il significativo contributo che ha dato alla salute e al successo di questo Club calcistico, rappresentando ed esaltando i valori fondamentali per i quali esso si batte".

L’inizio dell’esperienza al Milan

Ivan Gazidis approda al Milan il 5 dicembre 2018, dopo aver terminato la propria esperienza in Premier League.

Esattamente 5 mesi dopo la definitiva presa di controllo del club da parte dell’hedge fund statunitense Elliot Management, costretto a rilevare la società dopo l’incapacità dell’imprenditore cinese Yonghong Li di rimborsare una rata del prestito richiesto per acquisire i Rossoneri.

Un primo passo fondamentale per un percorso che ha permesso agli americani di risanare i conti del Diavolo, tagliando i costi e al contempo investendo in giocatori promettenti e futuri. Fino alla vendita, nel 2022, a RedBird Capital per 1,2 miliardi di euro.



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Il compito iniziale del sudafricano fu quello di alleggerire il bilancio, sfoltendo la rosa e ponendo sul mercato stipendi pesanti come quello di Leonardo Bonucci, per far spazio alle nuove stelle di punta. Su tutte Gonzalo Higuain, epicentro del mercato rossonero per quella stagione e volto perfetto per rappresentare il Milan che fu: ambizioso, ma deludente.

In quella finestra di trasferimenti, infatti, arrivano il Pipita, Lucas Paquetà e Krzysztof Piatek, nomi poco felici per i tifosi. Per poi però lasciare spazio, durante l’estate successiva, a pilastri di oggi come Theo Hernandez (all’epoca 21enne), Leao (ventenne) e Bennacer (21enne). Dando di fatto vita ad una delle colonne di sinistra più forti e veloci d’Europa.

Campionato che verrà concluso al quinto posto, per un punto fuori dalla Champions, ma fondamentale dal punto di vista dell’organico.

La caduta e il ritorno in Champions League

Per capire davvero i connotati e l’importanza del lavoro di Ivan Gazidis bisogna porre l’accento su quali fossero le condizioni del Milan.

Il primo biennio a Milano, infatti, ha tutti i connotati del fallimento. Dopo il quinto posto del 2018, arriva il sesto del 2020, facendo addirittura un passo indietro. Quindi ancora fuori dalla Coppa Campioni, delusione mai banale dalle parti di Milanello.

Bocciatura di risultati, ma assolutamente non dirigenziale, considerando l’acquisto di altre due pedine essenziali per la squadra scudettata come Franck Kessie, ora al Barcellona, e Ante Rebic dall’Eintracht Francoforte.

Back in Europe

Ma è dal campionato 2020/21 che il Milan inizia ad assumere i connotati di oggi, tornando ad essere una piazza credibile e davvero competitiva. Per una spesa totale ammontante ad appena 11.800.000 euro, ridicola per il mercato di questi anni, arrivano a Milano Sandro Tonali, Fikayo Tomori, Brahim Diaz e viene riscattato Rebic.

Ventata di talento quanto mai decisiva per bilancio e qualità e che porta infatti il club a rivedere la luce con un secondo posto alle spalle dell’Inter ed un ritorno in Champions che mancava da troppo tempo.

Sulle spalle di Gazidis, Maldini e Massara, dirigenti arrivati tutti nel pantano del 2018/19.

Lo Scudetto e la consacrazione

I successi delle squadre di calcio non sono mai figli del caso. Affondano sempre le proprie radici nella programmazione e nella competenza della società, valori senza i quali non può esserci vittoria a meno che non si possano vantare risorse finanziarie esagerate.

Lusso economico che non appartiene a nessuna piazza italiana, tantomeno al Milan.

I Rossoneri di oggi sono infatti il risultato di campagne di calciomercato brillanti portate avanti nel corso degli anni, figlie di una proporzione qualità – prezzo assolutamente indicativa.

Aspetto che si coglie analizzando la differenza tra il prezzo d’acquisto e attuale delle colonne portanti della squadra campione d’Italia:

  • Mike Maignan: arrivato per: 15,3 mln, valore attuale: 35 mln;
  • Fikayo Tomori: arrivato per: 31,6 mln, valore attuale: 50 mln;
  • Pierre Kalulu: arrivato per: 1,29 mln, valore attuale: 28 mln;
  • Theo Hernandez: arrivato per: 22,8 mln, valore attuale: 55 mln;
  • Sandro Tonali: arrivato per: 14,5 mln, valore attuale: 50 mln;
  • Ismael Bennacer: arrivato per 17,2 mln, valore attuale: 33 mln;
  • Rafael Leao: arrivato per 29,5 mln, valore attuale: 70 mln.

Ivan Gazidis saluta i tifosi con cui ha “percorso un pezzo di vita” e lo fa lasciando un tesoro tecnico, economico e di credibilità. Oggi il Milan gioca con lo scudetto sul petto, è secondo in classifica e aspetta febbraio per giocare i primi ottavi di Champions da 11 anni. Mica male, se si pensa da dove era partita.



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