Mirwan Suwarso svela al Business of Football Summit di Londra la strategia del Como 1907: un modello tra lifestyle, data-analytics e turismo di lusso per trasformare il club in un brand globale unico
Lo Stadio Giuseppe Sinigaglia in riva al Lago di Como (Foto x.com/RikyDomenichini)
Dalla Serie D alla lotta per l'Europa in meno di un decennio, il Como 1907 sta portando avanti una visione che travalica i confini del campo.
Sotto la guida di Mirwan Suwarso, rappresentante della proprietà dei fratelli Hartono, il club non è più solo una squadra di calcio, ma si è trasformato in un esperimento d'avanguardia di city-branding e intrattenimento globale.
I pilastri di questa strategia, emersi durante il recente Business of Football Summit di Londra, delineano un caso studio unico nel panorama internazionale.
Il progetto lariano, spiega l'edizione oggi in edicola di Tuttosport, è nato quasi per un "incidente" mediatico: l'idea iniziale era infatti quella di acquisire il club per produrre documentari destinati al mercato indonesiano.
Tuttavia, il rapido successo sportivo ha trasformato la società in un asset molto più complesso, costringendo la proprietà a confrontarsi con una sfida locale non banale. Al loro arrivo, circa il 90% della popolazione comasca tifava per le "Big Three" del calcio italiano (Juventus, Inter e Milan).
La risposta di Suwarso è stata quella di ribaltare il concetto di community, puntando su una capillarità commerciale senza precedenti. Invece di limitarsi ai classici store ufficiali, il club ha creato una rete che coinvolge oltre 600 attività locali nella vendita del merchandising.
Parallelamente, il brand si è fuso con il turismo esperienziale, agendo come una vera agenzia di promozione territoriale che integra la passione sportiva con la bellezza paesaggistica del Lago.
L'approccio innovativo del Como si riflette anche nelle partnership tecniche, come dimostra il caso adidas. Il club ha scelto una strada non convenzionale, preferendo non ricevere un semplice compenso economico fisso, ma chiedendo la fornitura di prodotti da poter personalizzare liberamente.
Questa scelta ha trasformato il merchandising in un asset lifestyle: oggi, infatti, solo il 40% delle vendite è legato alle maglie da gioco, mentre la restante quota è composta da abbigliamento urban.
Questo dato conferma che il brand Como possiede ormai una forza autonoma, capace di attrarre consumatori a prescindere dal risultato della domenica.
Data la capienza limitata dello stadio Sinigaglia, passato da 5.000 a 12.000 posti ma ancora ridotto rispetto alle ambizioni globali, la proprietà ha deciso di espandere il business attraverso il patrimonio immobiliare.
L'obiettivo è trasformare le storiche ville del lago in "Private Members Club" con servizi di ristorazione gestiti direttamente dalla società.
In questo modo, il Como punta a intercettare un target internazionale di alto profilo, offrendo un'alternativa di lusso che lega il prestigio del territorio all'appartenenza al club, creando un ecosistema che vive anche durante i mesi estivi, quando il campionato è fermo.
Per spiegare la visione dei fratelli Hartono, Suwarso utilizza un'efficace metafora agricola, paragonando il calcio al business del latte.
Secondo questa logica, la proprietà è interessata più al "latte" — ovvero alla crescita e alla generazione di valore del singolo giocatore — che al "bestiame" in sé.
Per ottimizzare questo processo, ogni operazione di mercato viene filtrata attraverso gli algoritmi di Jamestown Analytics.
Tuttavia, la tecnologia non sostituisce l'occhio umano: i dati servono a identificare il talento, ma spetta poi alla filosofia tattica di Cesc Fàbregas convalidare se quel profilo sia funzionale al suo sistema di gioco, garantendo una coerenza totale tra visione aziendale e prestazioni sul rettangolo verde.
In conclusione, il Como dimostra che nell'era del calcio moderno un club non abita più solo lo stadio, ma permea l'intera economia cittadina.
Grazie a questa integrazione totale con il turismo di lusso e a una strategia di brand diversificata, la società lariana sta costruendo un modello resiliente, capace di generare ricavi stabili indipendentemente dalle fluttuazioni dei risultati sportivi.