La compagine di mister Arda Turan ha eliminato l'AZ Alkmaar e in semifinale se la vedrà con i britannici del Crystal Palace
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Gioire nonostante le bombe. Lo Shakhtar Donetsk sta strappando un bel sorriso ai propri tifosi. L'Ucraina intera, ancor di più il territorio del Donbass fin al 2018, è attanagliata da un terribile conflitto perpretato dalla Russia di Putin. L'allarme missili è costante da quelle parti, ma il calcio offre uno spiraglio di viva speranza per una futura rinascita.
Il caso dello Shakhtar è certamente particolare. Da decenni il sodalizio arancionero pone in essere una programmazione sagace alternando alla pura classe di talentuosi brasiliani la solidità fisica di giocatori coltivali tra le mura di casa. La scomparsa del mitico Mircea Lucescu ha rievocato alla mente degli appassionati l'epopea del Donetsk capace di alzare al cielo l'Europa League nell'ormai lontano 2009 contro il Werder Brema.
Si è passati quindi da Pjatov, Rat, Srna, Fernandinho, Willian e Luiz Adriano agli odierno eroi Matviyenko, Marlon, Alisson, Ocheretko, Kaua e Meirelles. Cambiano gli interpreti ma i risultati spesso vanno a braccetto. Un marchio di fabbrica collaudato che sublima un perfetto mix di quantità e qualità.
Il collettivo dello Shakhtar Donetsk è formato nel complesso da 34 elementi, di cui 17 stranieri (esattamente il 50%), con un'età media di 24,2 anni. Il valore totale dei cartellino tocca quota 168,4 milioni con saldo di mercato positivo di 12 milioni. Questa la ripartizione del team per ruoli: 3 portieri; 12 difensori; 8 centrocampisti; 11 attaccanti.
I cartellini più preziosi sono quelli del difensore centrale ucraino, capitano, Mykola Matvienko e della punta brasiliana Kaua Elias che si attestano sui 15 milioni. La cartina dei calciatori provenienti dall'estero è così suddivisa: 12 dal Brasile; 1 dalla Tunisia; 1 dalla Georgia; 1 dalla Nigeria; 1 dalla Bolivia.