L’incontro tra arte e calcio: una storia personale

Il calcio è una delle grandi passioni che colorano la mia quotidianità, un rito collettivo che mi coinvolge e mi emoziona. Ma c'è un altro universo che mi appartiene profondamente, un linguaggio fatto di forme, colori e significati: quello dell'arte. E proprio questa coesistenza di due amori, apparentemente distanti, mi ha portato a notare come, in realtà, sottili fili invisibili leghino il gesto atletico all'espressione artistica, la tattica sul campo alla composizione di un quadro. Ed è da questa mia personale osservazione che nasce il desiderio di condividere con voi una nuova prospettiva su queste pagine.

Se cercassimo sul dizionario la definizione di arte troveremmo questa:

“Qualsiasi forma di attività dell'uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva. Qualsiasi complesso di tecniche e metodi concernenti una realizzazione autonoma o un'applicazione pratica nel campo dell'operare e particolarmente di una professione o di un mestiere”

Ovviamente quando parliamo di arte la nostra mente corre subito alle arti figurative, la pittura, la scultura, la fotografia, l'architettura, le arti performative, il teatro e la musica.

Ma se ci soffermiamo sulla definizione appena citata, allora ci accorgiamo che il talento, l’invenzione e l’immaginazione si esprimono il più delle volte attraverso il gioco, lo studio e l’esercizio del corpo umano e quindi si applicano anche al gioco del calcio. Possiamo affermare senza ombra di dubbio che il calcio è una forma d’arte, dove il talento inventivo di alcuni calciatori trasforma le loro gesta in una vera e propria opera.

Sono sicuramente più specializzata nell’ambito artistico che non calcistico, però pur non essendo una tifosa sfegatata, nel lungo periodo in cui ho vissuto in Spagna, ho imparato a parlare di calcio, e a seguire la "Liga".

Pur non essendo una appassionata del Real Madrid, ricordo la prima volta che vidi Luis Figo in una partita al Bernabéu, rimasi incantata dalla grazia con la quale “danzava” con il pallone fra i suoi piedi.

Per la prima volta vidi il gioco del calcio sotto un altro aspetto, in tutto altro modo, non avevo mai pensato che il calcio potesse essere grazia, eleganza e per certi versi sembrava vederlo danzare in mezzo al campo.

Sicuramente starete pensando “eh ma prima di Luis Figo ce ne sono stati tanti altri che hanno realizzato azioni o gesti memorabili” e di sicuro avete ragione, ma il calcio come l’arte è qualcosa che ti coglie alla sprovvista.

All’improvviso, pur avendo visitato molte mostre e tanti musei, in un attimo, un’opera o un artista ti rapisce completamente e in modo del tutto inaspettato.

Quando vidi per la prima volta giocare Luis Figo è come se fino a quel momento non avessi mai visto giocare a calcio e così fu quando mia mamma mi portò a vedere per la prima volta a Verona, all’età di 7 anni, la mostra di Antonio Ligabue, era come se non avessi mai guardato davvero un’opera d’arte.

In quel momento compresi che l’arte come il calcio mi avevano accompagnato costantemente durante tutta la mia vita.

Da romana, ovviamente vengo da una famiglia di appassionati di calcio, suddivisa tra romanisti e laziali (più i primi), motivo di grandi discussioni calcistiche in occasione delle riunioni familiari.

E ovviamente da italiana, l’arte è parte della mia quotidianità.

In ogni angolo del nostro bel paese c’è arte che mi ha accompagnato fino ad oggi, dalla mia infanzia, alla mia vita scolastica fino a quella universitaria e anche nel mio tempo libero.

Allo stesso modo il calcio lo ha fatto durante le ricreazioni scolastiche, sulla spiaggia d’estate, in interrail, in viaggio in Africa come volontario, in Erasmus e ancora oggi nella mia quotidianità.

Oggi ho fatto della mia passione il mio lavoro, mi occupo di arte a 360° e sono a contatto costante con artisti e opere. Parlo di arte dalla mattina alla sera e allo stesso modo mi rendo conto che parlo e vivo il calcio ogni giorno.

La mattina al bar, a casa, con gli amici o in giro per il mondo quando viaggio per lavoro.

Pur essendo dall’altro lato del globo, per organizzare una mostra d’arte, mi ritrovo a parlarne.

Ed è proprio questo il fil rouge che unisce il calcio e l’arte: sono linguaggi universali, non hai bisogno di saper parlare la lingua del paese che ti ospita, ti basta avere un pallone fra i piedi e troverai subito qualcuno pronto a rilanciartelo.

Lo stesso vale per l’arte, l’opera d’arte è in grado di metterci in connessione con un mondo che magari pensiamo non ci appartenga, esattamente come una partita di calcio improvvisata sulla spiaggia o sul campetto di fortuna o come mi è capitato nel giardino del museo, tra un montaggio e l’altro in Cile.

Quindi cari amici lettori, accetto la sfida e da questo mese in poi e per la prossima stagione cercherò di parlarvi del mio mondo, l’arte, e di come in realtà è strettamente legato al mondo del calcio!

 

Al prossimo articolo…

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