Le politiche di rebranding del logo sono sempre una buona idea?

La rivista inglese FourFourTwo ha stilato una classifica degli stemmi più brutti, pescando tra squadre di tutto il mondo. Colpisce come oltremanica optino per ben 3 club italiani.

“In base alle nuove regole, se un club desidera apportare una modifica sostanziale al proprio stemma o cambiare i colori della propria maglia, deve intraprendere un processo di consultazione approfondito ed esteso con i tifosi”.

Così recita uno dei passaggi più significativi del nuovo regolamento della Football Association, la Federcalcio inglese, introdotto per la stagione 2022/23.

Una presa di posizione molto chiara che non solo avvicina i fan alle decisioni societarie, sottolineando la sempre maggior attenzione delle istituzioni locali nei confronti degli appassionati, ma che evidenzia, oltretutto, l’importanza rivolta dal Regno Unito agli stemmi e ai colori sociali dei club.

Questi non fungono solamente da biglietto da visita della squadra, ma ne reincarnano storia e tradizione, valori primari nel contesto anglosassone e posti sempre a pilastro di qualsiasi decisione, sportiva o extrasportiva che sia.

Per questo motivo non sorprende notare come FourFourTwo, nota rivista inglese, abbia deciso di stilare una classifica dei peggiori loghi delle squadre di calcio, dove alcuni sono il prodotto di una mancata volontà di evolvere le immagini della squadra adattandosi all’attualità, mentre altri sono figli di politiche di rebranding, a detta degli autori, molto poco azzeccate.



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In questo elenco non particolarmente benevolo compaiono realtà della Premier League fresche di cambiamento come Manchester City e West Ham United, ma anche, e qui ci si sorprende, tre italiane. Benevento, Genoa e Catania, infatti, sono finite nel mirino della critica d’oltremanica.

Ora, preso atto di come questo rappresenti un contesto totalmente esposto ai gusti e alla soggettività di ognuno, analizziamo i loghi “premiati” come i peggiori in assoluto.

Chelsea

Negli ultimi 15 anni il Chelsea ha saputo stravolgere in positivo la propria valenza nel calcio inglese e in quello internazionale, passando da sola società storica a club vincente e ambito dai migliori giocatori del mondo.

Gli investimenti dell’ormai ex presidente Roman Abramovič hanno infatti permesso ai londinesi di abbracciare un’escalation impressionante, collezionando trofei nazionali e Champions League. In un percorso di evoluzione che ha finito anche col modificare il logo societario.

Stemma che si distanzia molto da quello utilizzato dal 1986 al 2005 e che, secondo l’opinione pubblica inglese, sarebbe troppo poco aggressivo e intimidatorio rispetto a quello precedente.

Il discrimine meno apprezzato è infatti rappresentato dal passaggio da un leone ruggente, ad uno stilizzato e molto poco grintoso.

Benevento

La prima società italiana presente, al penultimo posto in classifica, è il Benevento, lo Stregone militante in Serie BKT e allenato da una leggenda come Fabio Cannavaro.

Realtà campana che associa completamente il proprio stemma al soprannome, ponendo al centro del tutto l’effige di profilo di una strega su una scopa.

Dettaglio, per usare un eufemismo, non particolarmente apprezzato in terra inglese.

Sheriff Tiraspol

Una delle squadre più assurde mai viste in Champions League. Questa società moldava ma emotivamente russa proveniente dalla regione della Transnistria è a tutti gli effetti un mix tra caratteristiche cringe e sorprendenti.

A partire dal logo, raffigurante il vecchio distintivo degli sceriffi, culturalmente e territorialmente distante dalla Moldavia, ma perfettamente adattato al nome della holding degli ex militanti del KGB, ora proprietari della squadra (Sheriff, appunto).

Warriors

Quando si parla di sport e si menzionano gli Warriors, pochi focalizzano l’attenzione sul club calcistico di Singapore piuttosto che su Stephen Curry. Eppure, anche questa squadra asiatica è finita nel mirino di FourFourTwo.

Il tutto a causa del proprio, discutibile, simbolo avente come protagonista un rinoceronte. Aspetto che, vista la provenienza del team, non lascerebbe neanche troppo di stucco, se non fosse che questo animale non c’entri assolutamente nulla con la storia del club.

I Warriors, infatti, fino al 2013 si sono chiamati Singapore Armed Forces FC, mai con dettagli che ricordassero un rinoceronte. La mascotte prescelta era stata molto logicamente un guerriero, ma l’idea venne bocciata dalla lega locale, la S.League, volenterosa di vedere solo stemmi animaleschi.

Rayo Vallecano

Questa classifica è a tutti gli effetti planetaria. Dopo club provenienti da Inghilterra, Italia, Moldavia e Singapore è infatti il turno della Spagna, rappresentata dal Rayo Vallecano.

Della società più umile e popolare di Madrid non è apprezzata la freccia posta al centro dello stemma e ricordante “un crollo in borsa”.

West Ham United

Ancora Inghilterra, ancora Londra. Dopo il Chelsea non convince neanche il simbolo del West Ham United, troppo diverso rispetto a tutti quelli precedenti.

Secondo la rivista, infatti, sarebbe troppo marcato il tentativo di commercializzazione dello stemma.

Culminato nella decisione di rimuovere l’iconico Boleyn Castle.

Viitorul Constanta

Questa squadra rumena fondata nel 2009 permette di capire quanto in Inghilterra sia importante avere un logo aggressivo e capace di incutere timore agli avversari.

La distanza estetica e di gusto dal logo del Viitorul Constanta, infatti, è paragonabile a quella manifestata nei confronti del Chelsea.

Alloa Athletic

Saliamo in classifica, ma scendiamo di categoria. L’Alloa Athletic milita infatti nella terza serie del calcio scozzese e vanta uno stemma avente un’ape come protagonista.

Il cui aspetto ipertrofico e palestrato lascia spazio a qualche critica.

Manchester City

Senza allontanarci dal Regno Unito, alla posizione successiva viene posta la squadra che, forse più di tutte, sta cambiando il calcio in Premier League: il Manchester City di Pep Guardiola.

Superpotenza finanziaria e sportiva sempre alla ricerca di una crescita personale, fino a diventare a tutti gli effetti un brand ed una moda. Passando anche attraverso la modifica del logo, per certi aspetti e seppur diversamente, simile a quella attuata dai connazionali del West Ham United.

Nel dicembre del 2015 la società decide infatti di stravolgerne l’estetica, eliminando la presenza dell’aquila e cambiando la forma del tutto.

Il risultato è un simbolo molto meno d’impatto, orfano della frase "Superbia in Proelia" e del fascino dello stemma precedente.

Sicuramente moderno, ma non particolarmente apprezzato da tifosi e appassionati.

Limon FC

Per quanto ne sappiamo noi italiani, il Costa Rica calcistico esiste solamente a livello di Nazionale, avendoci condannato all’eliminazione ai gironi durante l’edizione brasiliana dei Mondiali del 2014.

In Inghilterra, invece, ne conoscono anche il campionato per club e, nello specifico, colori e immagini del Limon FC.

Soprattutto il suo tornado umanizzato con tanto di braccia. Obbiettivamente non bellissimo, ecco.

Genoa

La presenza del Genoa in questa classifica sorprende e non poco. Per quanto nella passata stagione sia stato ufficializzato il rebranding del logo col grifone, questi è parso piuttosto rispettoso e fedele al passato, apportando delle modifiche visibili, ma anche impercettibili.

Tuttavia il nuovo design non è stato apprezzato da tutti.

Universidad de Chile

Altro animale, altre critiche. In questo caso il pensiero di fondo è che il chuncho, o gufo pigmeo australe, simbolo dell’Universidad de Chile, non venga adeguatamente rappresentato nel nuovo simbolo della squadra latina.

La sua estetica, infatti, non renderebbe giustizia alla saggezza e all’armonia spirituale del volatile.

Amburgo e Norimberga

Amburgo e Norimberga, obbiettivamente, non vantano i loghi più belli mai visti.

Entrambe le società godono infatti di stemmi molto poco fantasiosi e piuttosto poveri dal punto di vista del design.

Al punto da definire il match tra queste due realtà come ”uno scontro tra catene di supermercati rivali”.

Wycombe Wanderers

Del cigno simbolo del Wycombe Wanderers sorprendono alcuni dettagli difficilmente interpretabili.

Come, ad esempio, i gioielli in oro nel becco dell’animale e la catena sulla coda.

AS Marsa

“La squadra tunisina ha uno stemma uscito direttamente da un libro religioso per bambini. E, come dice il saggio, è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago che entrare in una striscia di calcio”

Questo il pensiero della rivista e, se vogliamo, anche piuttosto condivisibile. Colpisce anche l’idea di dotare l’animale di scarpe diverse.

RB Leipzig

Ancora Germania, ma questa volta a Lipsia, con protagonista la squadra più odiata del Paese a causa della propria affiliazione con la Red Bull.

Una società che cela diverse caratteristiche interessanti. Innanzitutto la sigla “RB” nel nome non fa riferimento al produttore di bevande energetiche, ma significa “RasenBallsport”, ovvero, letteralmente, “Sport con palla da prato”. Per una scelta palesemente indirzzata verso un rimando alla Red Bull, seppure in incognito.

Strategia sfruttata anche per lo stemma, considerando come in Germania sia vietato apporre sponsor sul logo. Allora, al posto della sfera d’orata del marchio aziendale, si è optato per una palla da calcio. Non particolarmente fantasioso.

Catania

La terza società italiana è rappresentata dal Catania, ma la questione va analizzata. Le critiche vengono infatte mosse nei confronti del vecchio stemma del club, ora in disuso a seguito della mancata iscrizione alla Lega Pro e alle successive modifiche alla squadra etnea.

A non convincere erano le proporzioni, con il pallone di cuoio considerato eccessivamente grande.

Tratto completamente assente in quello nuovo, dal quale è stata completamente rimossa la sfera.

Sempre presente, invece, l’elefante, animale simbolo della città siciliana.

Burton Albion

Al primissimo posto troviamo, invece, una piazza britannica e militante nella terza serie inglese: il Burton Albion.

Il club, a contrario di quasi tutte le altre realtà menzionate in questa classifica, non ha optato per alcuna politica di rebranding, tenendosi stretto il proprio, storico, simbolo.

I cui disegno è davvero di difficile comprensione, rappresentando, forse, un uomo in carne con addosso gli stivali, intento a dare calci ad un pallone.



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