Juve-Atalanta, da dove potrebbero spuntare i 7 mln di debiti non registrati

L’analisi dei bilanci della Juve riportano “anomalie” contabili per quanto riguarda la contabilizzazione delle operazioni Caldara, Emmanuello, Spinazzola e Kulusevski.

La chiusura delle indagini da parte della Procura e la richiesta firmata dai magistrati di rinvio a giudizio nel procedimento sui conti della società bianconera aggrava ancora di più la situazione in casa Juventus. 

Secondo quanto riportato da La Repubblica, la Guardia di Finanza sta continuando a studiare i documenti del club bianconero fra bilanci, scritture private e contratti di compravendita calciatori per accumulare altre prove.

L’ufficialità della chiusura delle indagini ha portato, quindi, alla richiesta di rinvio a giudizio per 13 indagati tra cui l’ormai ex Presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved e altre undici persone, oltre a Fabio Paratici, Marco Re, Stefano Bertola, Stefano Cerrato, Cesare Gabasio, Maurizio Arrivabene, Francesco Roncaglio, Enrico Vellano, Stefania Boschetti e Roberto Grossi.

Secondo quanto trapelato, invece, escono di scena i componenti del collegio sindacale per i quali probabilmente il caso sarà archiviato.

In aggiunta, come riportato da Il Corriere della Sera, i dirigenti erano a conoscenza del fatto che alcune plusvalenze iscritte a bilancio avrebbero potuto far drizzare le antenne alla Consob, e in un’intercettazione il direttore finanziario Stefano Cerrato, riferendosi allo scambio con il Marsiglia per i giocatori Tongy (direzione Marsiglia) e Akè (direzione Torino) in riferimento alla Consob avrebbe detto «tanto la supercazzoliamo»

Le plusvalenze definite sospette, tra cui non solo l’operazione con i francesi del Marsiglia ma anche il famoso scambio che coinvolse Portanova, Petrelli e Rovella col Genoa, oltre a scambi con Basilea, Manchester City e Sampdoria, fanno riferimento allo stesso filone di indagini della Procura di Torino.



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Come anche detto da Fabio Paratici in un’intercettazione però, “O fai 4 o fai 10, nessuno ti può dire nulla”, la valutazione del calciatore in una negoziazione con una controparte difficilmente diventa opinabile e in maniera complicata si riesce a determinare un fair value di un calciatore sul mercato in un preciso istante di tempo.

D’altronde, a posteriore si sarebbe potuto eccepire sulla valutazione data a Zaniolo da Roma e Inter di 4 milioni nell’ambito dell’operazione Nainggolan o oggi il prezzo pagato sempre dai nerazzurri all’Atalanta di 31 milioni per Alessandro Bastoni può risultare un investimento adeguato anche se all’epoca il ragazzo aveva collezionato solo poche presenze in Serie A.

Se quindi sul tema plusvalenze l’accusa potrebbe vacillare, come è stato già dimostrato dai due gradi di giudizio che hanno assolto dirigenti e club coinvolti perché “non può esistere “il” metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore e tale valore è dato e nasce in un libero mercato, peraltro caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato”, per quanto riguarda la mancata iscrizione a bilancio di debiti nei confronti di controparti la situazione potrebbe risultare quantomeno più oggettiva.

In parole “poverissime”: se esiste un debito nei confronti di un soggetto, quello deve avere riflesso nello stato patrimoniale del club avendo generato un costo nel conto economico non ancora saldato (parzialmente o interamente).

I 7 milioni non contabilizzati per operazioni con la Dea

Continuando nell’analisi, e già analizzata la questione relativa alla famosa “manovra stipendi”, l’aspetto portato diventato argomento di discussione dei media riguarda una cifra di circa 34 milioni che la Juventus non avrebbe iscritto a bilancio tra i debiti.

Al momento, l’attenzione dei Pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Ciro Santoriello si sta concentrando su un questo importo e lo stesso ex direttore sportivo della Juve, Fabio Paratici, aveva ammesso in udienza: "Ci sono sette milioni di debito con l’Atalanta mai messi a bilancio". 

Un’ulteriore prova sarebbe rappresentata da un’intercettazione dove si sente Maurizio Arrivabene, rimasto amministratore delegato con delega ma anche lui dimissionario, dire: "Sappiamo quanto dobbiamo all’Atalanta".

La lente d’ingrandimento dell’opinione pubblica e dei giornali si sposta quindi sull’analisi delle operazioni portate a termine tra Juventus e Atalanta negli ultimi anni con lo scopo ultimo di analizzare l’andamento dei debiti che la Vecchia Signora riflette in Stato Patrimoniale nei confronti del club bergamasco e non di accusare di erronea contabilizzazione.

Le operazioni Juve-Atalanta dal 2016 ad oggi

In tanti, nel cercare di spiegare la mancanza dei 7 milioni hanno concentrato l’attenzione sull’operazione Romero-Demiral.

L’operazione Romero

Quella dell’argentino è un’operazione che ha avuto luogo il 6 agosto 2021, con il riscatto dell’Atalanta che lo ha poi girato al Tottenham, e il comunicato della Juventus nella stessa data che così recitava.

Juventus Football Club comunica che la società Atalanta, a seguito dell’accordo sottoscritto il 5 settembre 2020, ha esercitato il diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Cristian Romero per un corrispettivo di € 16 milioni, pagabile in tre esercizi. Tale operazione genera un effetto economico negativo sull’esercizio 2020/2021 pari a € 4,8 milioni, per effetto dell’adeguamento del valore netto contabile del calciatore”.



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Se si parla di debiti non iscritti a bilancio come contestazione, non si può inoltre fare riferimento ad operazioni di cessioni che (didatticamente) possono necessariamente generare solo un credito.

La Juventus, inoltre, cedette all’Atalanta Romero dapprima in prestito per un importo complessivo di circa 3,5/4 milioni di euro, con la Dea che lo riscattò per 16 milioni al termine della stagione sportiva 2020/2021.

L’operazione Demiral

Per quanto riguarda Merih Demiral, invece, la compravendita fa riferimento al 19 giugno 2022 e quindi rientra nel bilancio al 30 giugno 2022, peraltro non ancora approvato dal CdA bianconero ed oggetto di approvazione alla fine di dicembre considerati i termini che ne hanno fatto slittare le tempistiche di approvazione.

Nel comunicato, pubblicato il 19 giugno di quest’anno, la "Juventus Football Club S.p.A. comunica che la Società Atalanta B.C. S.p.A., a seguito dell’accordo sottoscritto il 6 agosto 2021, ha esercitato il diritto di opzione per l’acquisizione a titolo definitivo del diritto alle prestazioni sportive del calciatore Merih Demiral per un corrispettivo di € 20 milioni, pagabile in 4 esercizi, che potrà incrementarsi di ulteriori € 2,5 milioni al raggiungimento di specifici obiettivi sportivi nel corso della durata contrattuale. L’accordo prevede, inoltre, un premio, a favore di Juventus, del 10% del maggiore corrispettivo derivante da eventuale futura cessione (temporanea o definitiva) del diritto alle prestazioni del calciatore ad un club terzo rispetto a quanto già pagato da Atalanta a Juventus. Tale operazione genera un effetto economico positivo di circa € 11,2 milioni".

L’accordo, infatti, analizzando l’unico documento disponibile relativo ai bilanci controllato da Exor non è ancora riflesso nel bilancio al 31 dicembre 2021 e inoltre, trattandosi anche in questo caso di trattativa in uscita non può ovviamente generare un debito bensì un credito.

Da dove nascono i debiti in questione?

Per ricostruire la situazione, come detto, partiamo da un assunto che risulterebbe banale ma probabilmente non si è dimostrato tale: “il debito sorge alla manifestazione di un costo, e quindi di un acquisto”.

Analizzando il bilancio della Juventus dal 2016 ad oggi è possibile determinare, sempre senza voler procedere ad accusa ma semplicemente osservando e studiando le uniche carte a disposizione pubblica, la movimentazione dei debiti con l’Atalanta, e quindi delle operazioni in entrata realizzate dalla società bianconera con quella bergamasca.

Una piccola postilla iniziale riguarda la classificazione di un debito che in Stato Patrimoniale trova la sua classificazione in “corrente” e “non corrente” come di seguito spiegato:

  • Corrente: debito con scadenza entro l’esercizio successivo;
  • Non corrente: debito con scadenza oltre l’esercizio successivo.

Al 30 giugno 2016 la Juventus presenta a bilancio una quota di debito corrente di 2,475 milioni nei confronti dell’Atalanta e una quota non corrente pari a 0.



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Questo significa che entro il 30 giugno 2017 i bianconeri avrebbero estinto il debito corrente e non avrebbero riportato nel bilancio altre poste passive.

Nel gennaio 2017 la Juventus acquista dall’Atalanta Mattia Caldara per una cifra pari a totali 18,230 milioni di euro, come riportato dai prospetti del club juventino, e lo lascia in prestito fino al 30 giugno 2018 a Bergamo pagando ai Percassi un premio di valorizzazione di 4 milioni di euro per il periodo del prestito.

Al 30 giugno 2017, il bilancio della Juventus presenta un debito nei confronti della Dea di 15,250 milioni così suddivisi:

  • Quota corrente: 5,083 milioni;
  • Quota non corrente: 10,167 milioni.

Rispetto al punto di partenza di 0 nell’esercizio successivo il dato totale avrebbe dovuto presentarsi pari ad un debito di 18,23 milioni determinato dall’operazione Caldara e riporta quindi una differenza tra la movimentazione ipotizzata e quanto registrato a bilancio di 2,98 milioni (18,23-15,25).

Durante la stagione 2017/2018 non risultano negoziazioni in entrata della Juve con l’Atalanta, con le uniche due operazioni finalizzate in uscita il 31 gennaio 2018 per Mattiello (cessione) e Orsolini (prestito).

Pertanto, al 30 giugno 2018 la Juventus iscrive a bilancio debiti nei confronti della Dea per 10,167 milioni, esattamente quanto al 30 giugno 2017 risultava oltre l’esercizio successivo, così splittati:

  • Quota corrente: 5,083 milioni;
  • Quota non corrente: 5,083 milioni.

Al 30 giugno 2019, la Juventus salda la quota di debito corrente risultante dall’anno prima e riporta la seconda parte di passività cui si sommano le operazioni in entrata per Spinazzola (3,5 milioni) e Emmanuello (1 milione).

Quindi la quota totale di debito tra corrente e non corrente che ci aspetteremmo di trovare al 30 giugno 2019 è pari a 9,583 milioni mentre a quella data il bilancio della Vecchia Signora presenta un totale debiti nei confronti dell’Atalanta pari a 7,417 milioni di euro così suddivisi:

  • Quota corrente: 6,251 milioni;
  • Quota non corrente: 1,166 milioni.

Continuando nell’analisi, durante la stagione 2019/2020 la Juventus acquista dalla Dea Dejan Kulusevski per 35 milioni di euro.

Al 30 giugno 2020, riportando il totale di 1,166 milioni di euro dall’esercizio precedente e sommando la cifra pattuita per l’acquisto dello svedese, il totale del debito avrebbe potuto essere pari a 36,166 milioni di euro mentre a bilancio la Juve presenta debiti nei confronti dell’Atalanta per 33,834 milioni di euro, determinando un’ulteriore differenza di 2,332 milioni di euro.

  • Quota corrente: 9,333 milioni;
  • Quota non corrente: 24,501 milioni.

Durante la stagione sportiva 2020/2021, invece, non sono registrate operazioni di acquisto di giocatori dell’Atalanta da parte della Juventus e pertanto il totale dei debiti al 30 giugno 2021 è lo stesso importo che risultava come non corrente nel bilancio precedente.

Queste differenze per il 2017 (2,980), 2019 (2,166) e 2020 (2,332) determinerebbero una discrepanza di circa 7,4 milioni di euro tra quanto negoziato dai bianconeri con i nerazzurri e quanto risulta dai debiti espositi a bilancio.

È bene ricordare, con il solo fine di far risultare questa analisi chiarificatrice dei rapporti debitori della Juventus nei confronti dell’Atalanta che queste somme possono essere state pagate già durante gli esercizi in questione, non determinando in quel caso un debito alla fine del periodo fiscale.

Questa puntualizzazione non può, però, essere verificata con i documenti di dominio pubblico e pertanto sarà compito dei pubblici ministeri accertare che queste discrepanze siano spiegate da flussi di cassa che trovano riscontro durante l’esercizio.



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