Il centro è situato nel cantone bosniaco Zenica-Doboj e conta attualmente circa 115mila abitanti
Sarà una notte fredda e tempestosa quella di martedì 31 marzo. Un giorno che scriverà la storia futura di Bosnia e Italia sul piano strettamente calcistico. Nella cornice del Bilinio Polje balcanici e azzurri si giocano in partita secca l'accesso ai Mondiali della prossima estate tra USA, Canada e Messico. Una chiamata senza appello dunque da una parte e dall'altra.
Sarà una battaglia dura sul terreno di gioco di un impianto minuscolo e che di certo non strizza l'occhio agli standard qualitativi e di comodità tipici degli stadi contemporanei. La capienza totale tocca quota 13632 spettatori, diminuita a 10600 in base alle regole dell'UEFA, ma per la specifica circostanza della gara di domani abbassata ulteriormente a 8500 posti per intemperanze a sfondo razziste esibite dalla locale tifoseria in un precedente match. Il meteo delle ultime ore rende il contesto ancor più temibile. Freddo, neve e campo appesantito dalle precipitazioni.
La spedizione della Nazionale italiana guidata dal CT Gattuso eseguirà oggi un'ultima seduta di rifinitura a Coverciano per poi dirigersi verso l'aeroporto e prendere il volo charter che trasferirà Bastoni e compagni in terra balcanica. Gli azzurri dovrebbero atterrare a Sarajevo intorno alle ore 19.
Zenica è il capoluogo del cantone Zenica-Doboj e dista 70 km a nord dalla Capitale della Bosnia Sarajevo. Nella foto di copertina si può riconoscere le essenziali caratteristiche di paesaggio del luogo, con il fiume Bosna ad attraversare in pratica l'intero territorio e le colline a far da sfondo naturale. Zenica è suddivisa in maniera abbastanza marcata in due differenti zone. Da un lato la parte storica, che porta il nome di Stara Carsija, in cui è possibile ammirare una fontana austriaca, una fattoria, una moschea e una antica sinagoga tramutata oggi in galleria d'arte. D'altro canto si erge il quartiere più moderno con edifici e palazzi dalla fattezze tipiche di quel fazzoletto di globo. Occorre rimarcare che la città ospita la sede dell'Università di Zenica sorta nel 2000. All'altezza della riva destra del suddetto fiume Bosna, inoltre, vede la luce un piccolo ma suggestivo villaggio denominato Vranduk lontano una decina di km dalla stessa Zenica.
La mente non può non tornare al terribile periodo bellico trascorso dall'intera ex Jugoslavia nella prima metà degli anni novanta del secolo scorso. Il conflitto, in realtà, trae origine dalla disgregazione socio-culturale scatenata nel momento immediatamente successivo alla morte di Josip Broz Tito avvenuta nel 1980. La filastrocca iconica “Sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito” si disintegrò nel giro di dieci anni provocando una guerra etnica agghiacciante. Nel libro “Sarajevo centro del mondo - diario di un trasloco” Dzevad Karahasan racconta il periodo più crudo e triste di quel periodo.