Il cantautore ligure sognava addirittura un'unica squadra capace di rappresentare la città genovese in Italia e nel globo
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Chiedimi chi era Gino Paoli. Raccontarlo sarebbe impossibile in poche righe ed anche offensivo verso un colosso della musica italiana che ha accompagnato e fatto innamorare intere generazioni dello stivale. L'arte e il calcio a Genova hanno sempre camminato all'unisono. Sampdoria vs Genoa: poli opposti solo all'apparenza.
La musica, più di ogni altra cosa, ha regalato alla terra ligure figure dal calibro incalcolabile. Gino Paoli e Fabrizio De André in primis. Ci fermiamo a loro due, perché due pezzi da novanta come loro bastano e avanzano per rappresentare la grandezza culturale di quel fazzoletto d'Italia. Genova, appunto, ha dato i natali all'artefice di autentici capolavori in nota come “Il cielo in una stanza”, “La gatta”, “Una lunga storia d'amore” e “Ti lascio una canzone” il 23 novembre 1934.
Canzoni e amori per Gino. Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli le muse ispiratrici e le compagne più adorate. Canzoni, amori e pure il calcio. Paoli era un vero appassionato della sfera che rotola sul manto erboso. A Marassi, però, apprezzava l'una e l'altra sponda. Incredibile a pensarci, ma lui era lui. “Io sono felice quando vince la Sampdoria ma sono ancora più contento quando a trionfare è il Genoa”.
Nel 1991 Paolo Villaggio lo convinse a salire sul palco allestito per i festeggiamento dell'iconico scudetto blucerchiato con il tandem Mancini-Vialli in campo e Boskov in panchina. I tifosi del Grifone probabilmente non gli hanno mai perdonato quel gesto, ma a Gino tali campanilismi cittadini non interessavano e tirava dritto per la sua strada come sempre. Inguaribile sognatore. Paoli era Paoli punto e basta.