La Bobo TV ha creato un cortocircuito mediatico

Il canale Twitch dell’ex giocatore dell’Inter ha creato un solco e ha reso plausibile la presenza di personaggi dal calibro enorme in trasmissione.

Qualora ce ne fosse stato bisogno, il tweet in cui Christian Vieri annunciava la presenza di Pep Guardiola alla Bobo TV, ha certificato il cortocircuito mediatico inaugurato da marzo 2020, periodo del primo lockdown nazionale.

Con i media tradizionali in evidente difficoltà nella costruzione del palinsesto, la pandemia globale ha aperto uno squarcio tra chi godeva di una certa legacy come le piattaforme tv, radio e giornali, e chi invece, non aveva mai avuto così tanto tempo e attenzione da parte dei propri followers sulle piattaforme digitali, calciatori ed ex ad esempio, personaggi che erano abituati ad essere oggetto del flusso di comunicazione e non autori dello stesso.

In questo periodo di rottura della continuità a cui eravamo abituati si è inserito con più efficacia di altri Christian Vieri con la sua Bobo TV, inizialmente un format di live Instagram insieme ad Adani, evoluta poi a novembre 2020 in un canale Twitch nel momento in cui i professionisti di management che ruotano attorno a lui hanno intuito le potenzialità, soprattutto economiche, dell’idea.

Quello della Bobo TV è un ottimo esempio per portare alla luce alcune contraddizioni che si leggono spesso quando si incrociano discorsi sul format ideato dall'ex attaccante dell’Inter e, più in generale, su ciò che è stato il binomio calciatori-social tra il 2020 e il 2021.

Le contraddizioni attorno alla Bobo TV

Se è vero che Bobo Vieri è una delle ex leggende del calcio italiano anni ‘90 più spendibile su diversi format grazie alla sua sensibilità verso il mondo dell’intrattenimento (superiore a quelle di molti colleghi) è anche vero che tutto ciò che sta dietro all'ecosistema Vieri non è solo frutto delle idee dell’ex Nazionale, ma di tutto il parterre di comunicatori che con Vieri è quotidianamente a contatto e fa un lavoro enormemente complesso.    

Come Vieri stesso ha ammesso qualche minuto dopo il saluto di Guardiola in puntata.

Quindi, quando si parla con esagerata enfasi della spontaneità o semplicità di progetti che ruotano attorno alla figura di Christian Vieri come Bobo TV, tocca respirare fino a 10 e riflettere.

Ad esempio, la versione pensata per gli Europei di calcio della Bobo Tv è stata ideata da Futuramanagement ed Hellodì. Quest’ultima non nuova a collaborazioni con personaggi legati al calcio e community (vedi Calciatori Brutti).

“Questo format andrà a scardinare le logiche della televisione e dei programmi più classici, perché è una piattaforma digitale di grande spicco e molto apprezzata dagli utenti” ha raccontato Valentina Cammarata, amministratore delegato di Futuramanagement.  

La sottolineatura sulla contrapposizione con la televisione nelle parole di Cammarata non è casuale ovviamente.

Anche nella hit estiva “Una vita da bomber” messa online per diventare il tormentone estivo e il trampolino di altre iniziative, di improvvisato non aveva nulla dato che per la produzione si è mossa Universal con gli esperti Piero Romitelli, Tony Maiello e Vincenzo Colella alla scrittura della canzone (i 3 lavorano anche con Tiziano Ferro per citarne uno). Oltre a Fabrizio Conte, il regista delle clip di Fedez, per il video della canzone che ha necessitato di 12 ore di riprese.

Qual è allora la grande differenza con i media tradizionali che distingue Bobo TV dal Tiki Taka di turno, trasmissione in cui lo stesso Vieri ha partecipato come opinionista?

Più che la spontaneità è l’intimità.

Quella che c’è tra i 4 protagonisti Ventola, Adani, Cassano e Vieri appunto. L’intimità intravista nelle dirette Instagram di qualsiasi calciatore durante il periodo di quarantena. Un tono di voce che si possono permettere persone amiche (vale per ogni sfera dell’intrattenimento, non solo il calcio) o che in realtà possono permettersi pochi giornalisti con la stessa efficacia. Nulla di innovativo sotto al sole, ma più che altro l’esaltazione di un elemento emerso dalle condizioni paradossali dei tempi che stiamo vivendo.

Ma non solo. La grande differenza tra una trasmissione televisiva sul calcio e la Bobo TV sta nella mancanza in quest’ultima dell'intermediazione di una figura “esterna”.

Nella Bobo TV non ci sono neanche le forzature dei tempi televisivi che strozzano le riflessioni più approfondite e acute che si possono creare senza il limite del tempo. Le dirette della Bobo TV durano dalle 2 alle 3 ore. Un format televisivo alla buona dura un’ora se escludiamo pause e pubblicità, con un parterre di ospiti triplo rispetto alle dirette Twitch di Vieri.

Le abitudini di una piattaforma come Twitch, e la soglia di attenzione decisamente più elevata rispetto ad altre piattaforme, sono le condizioni ideali per creare la magia della Bobo TV. Ricapitolando però, non è Twitch ad aver sdoganato i segreti del calcio, ma l’intimità dei protagonisti.

Questo effetto “dietro le quinte” e il registro colloquiale dei protagonisti, Vieri e i suoi amici lo avevano messo in mostra anche su Instagram. La piattaforma di Amazon invece è diventata attraente per la facilità di fruizione, le possibilità di impostare una regia più professionale, la centralità della chat che altri social non hanno, ma soprattutto le prospettive economiche. Twitch è l’unico social che si presta alla perfezione alle logiche della Subscription Economy e la possibilità di premiare i fan, con l’invito in trasmissione degli abbonati, gente comune e unita dalla passione verso il calcio.

Il successo della Bobo TV e il futuro dei media

Chi ha il timore che l’assenza di una figura giornalistica e quindi “competente” almeno secondo la visione generale, porterà ad una deriva dell’intrattenimento sportivo, può dormire sonni tranquilli (visto anche l’orario standard di queste nuove trasmissioni).

Format come la Bobo TV stanno influenzando altre trasmissioni e sicuramente influenzeranno altri format, dai più piccoli ai più grandi, ma questo non vuol dire che li monopolizzeranno.

La presenza esclusiva di personaggi provenienti dal calcio giocato non danneggia la discussione, e nemmeno la banalizza, semmai la semplifica e la rende più vicina a quello che è poi il livello medio di discussione degli appassionati (che non è un male, ma semplicemente un'alternativa), e in alcune occasioni la arricchisce di aneddoti personali.

Di certo l’idea di Vieri e di altri personaggi che si avvantaggiano dell’uso di piattaforme digitali per la loro comunicazione, non è quella di migliorare la qualità della discussione calcistica ma semmai di diversificarla e portarla verso nuovi confini.    

Le mire sono quindi altre: Bobo Vieri punta a diventare un editore online.

Non è un’esaltazione o un eufemismo. È uno scenario plausibile che anticipa il futuro: sportivi o ex che diventano più influenti sia dei club che dei media. Anzi, saranno loro i media, ma non come abbiamo sempre immaginato questa visione, quindi solo dal punto di vista della risonanza mediatica, ma anche dal punto di vista economico e di infrastruttura.

Il percorso all'orizzonte chiuderà un cerchio. Dallo storico rapporto top-down dei media tradizionali vissuto in passato, all'attuale disintermediazione resa possibile dai social, fino all'atleta che diventa una media agency e detta le regole della comunicazione mentre gli altri rincorrono.

Qualche numero? 

Bobo TV ha conquistato il primo posto della classifica TwitchMetrics per la crescita più rapida in termini di visualizzazioni. Da dicembre 2020 ad aprile 2021 Bobo TV ha totalizzato 4,82 milioni di visualizzazioni live, 82,9 milioni di minuti visti e 812.250 spettatori unici. Bobo tv si è aggiudicata anche il quarto posto al mondo tra i migliori canali sportivi.

Con la presenza di Guardiola nella Bobo TV e le circa 30K persone live, Vieri non ha fatto altro che confermare la posizione di superiorità dei canali social degli sportivi con enorme seguito.

Il fatto che gli utenti possano già solo arrivare a credere plausibile la presenza di un allenatore del calibro di Guardiola su un canale Twitch ad una settimana dalla finale di Champions, notizia tra l’altro snobbata da gran parte delle testate sportive nazionali, conferma quanto si siano ribaltati gli equilibri mediatici ai quali siamo stati sempre abituati.

Questo è lo scenario che stiamo vivendo e che dobbiamo imparare a comprendere.

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