Il ritorno di Allegri non è passato inosservato

Dall'ippica alla giacca lanciata in terra: la campagna #AllegriIN della Juve, tra vittorie e tormentoni del tecnico toscano, stuzzica la fantasia dei tifosi.

“Il bello della storia è che non si ferma mai” si legge nel post che accompagna questo video, che ripercorre i più bei momenti di Massimiliano Allegri alla Juventus. La vittoria più bella – il messaggio che ha voluto trasmettere il club bianconero - è sempre la prossima.

Una strategia comunicativa che cerca di riportare entusiasmo tra i tifosi puntando sui trofei vinti dal tecnico livornese con la Juve: cinque Scudetti, quattro doppiette di fila con la Coppa Italia, due Supercoppe, oltre a due finali di Champions League disputate in tre stagioni.

Un’accoglienza decisamente diversa rispetto a quella ricevuta nell'estate 2014, all'inizio della sua prima esperienza juventina, che ha permesso alla società di “osare” un po’ di più sul piano della comunicazione.

Allegri non è solo un allenatore vincente, è una persona intelligente; da buon toscano sa far ridere gli altri e conosce i trucchi per non prendersi mai troppo sul serio. "Le chiacchiere le porta via il vento, e le biciclette i livornesi!" è solo una delle sue perle (in questo caso un detto popolare), ormai iconiche, pronunciate in conferenza stampa.

Parole, gesti, comportamenti che rendono Allegri unico, caratteristiche su cui la Juventus ha puntato con decisione nella campagna #AllegriIN che ha accompagnato il suo ritorno in panchina dopo la parentesi di Andrea Pirlo. Certo dell’affetto dei tifosi per Max e della voglia del popolo bianconero di tornare a ridere e sognare dopo una stagione deludente in campo (nonostante i due trofei) e da encefalogramma piatto fuori, il club ha “spinto” sui social più del solito postando anche una serie di contenuti divertenti, rilanciando le espressioni più buffe del suo allenatore.

Come questa, che nel corso degli anni è diventata una delle gif più utilizzate dai calciofili.

Perciò, non poteva esserci un modo migliore, per la Juventus, di annunciare l’arrivo del livornese se non con un rebus che mostrasse la cartina del Minnesota e una giacca nera appallottolata sul campo da gioco. Geniale davvero.

 

Ai tifosi, infatti, sono bastati pochi secondi per iniziare a fantasticare. Nessun dubbio, soprattutto sulla giacca: è quella scaraventata in terra da Allegri nel 2015 durante Carpi-Juventus. Anche questo un contenuto che sui social ha proliferato per anni. Più fine il riferimento al Minnesota: è il nome del cavallo citato da Allegri in conferenza stampa durante uno dei sui interventi sull'ippica che l’hanno reso unico nel panorama calcistico italiano.

"Quarant'anni fa andai a giocare un cavallo che si chiamava Minnesota. L'allibratore mi disse che era più facile che io finissi ad allenare in Serie A... beh, vinse Minnesota e io sono arrivato in Serie A!"

Da grande appassionato di cavalli il tecnico labronico ha fatto riferimento all'ippica anche nel 2019, in una situazione ben più delicata: la corsa scudetto contro il Napoli. Una conferenza stampa trasformata in show, diventata ben presto un tormentone. In fondo, voleva dire Allegri, per vincere lo scudetto è sufficiente avere un punto in più dei partenopei.

"Nelle corse di cavalli basta mettere il musetto davanti, non c'è bisogno che vinci di 100. Fotografia: corto muso, semplice. Quello che perde di corto muso arriva secondo, quello che vince di corto muso arriva primo. Poi non è che scrivono 'Ho vinto di 30'... primo! Corto muso. Quindi 84 punti, se il Napoli non le vince tutte, bastano e avanzano"

Ciò che ha realizzato la Juventus in questi giorni con Allegri è qualcosa di raro, reso possibile da una serie di fattori che si sono allineati, tra cui la predisposizione del tecnico a prestarsi “al gioco”, la voglia della piazza di riabbracciarlo, i grandi risultati ottenuti quando era in panchina – anche perché la Vecchia Signora non è più tornata in finale di Champions. Infine, il fatto che l’allenatore toscano si mostri per com'è realmente davanti alle telecamere: schietto, sincero e parecchio simpatico.

E poi anche per lui, come per il club, vincere è l’unica cosa che conta:

“Se uno non vince mai ci sarà un motivo, dio santo! Nel Gabbione a Livorno io i tornei li vincevo tutti, ne ho perso solo uno. C’erano altri che vincevano sempre come me, e quelli che invece non vincevano mai. Ci sarà un motivo se tutte le estati i tornei li vincevano sempre gli stessi, e c’erano quelli che perdevano sempre. Non sapevo come facevano, però vincevano. Quelli che vincono sono più bravi degli altri, piaccia o non piaccia!”.

Staremo a vedere cosa s’inventerà questa volta.

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