Il verdetto da 114 accuse scuote il calcio inglese: tra ricorsi del club, minacce di cause dei rivali e uno spettro sanzioni che cambia la storia.
Donnarumma e Halland durante il recente Manchester City-Sunderland (Photo by Carl Recine/Getty Images)
Ci sono momenti in cui il racconto sportivo smette improvvisamente di parlare di schemi, diagonali difensive o prodezze balistiche per spalancare le porte a qualcosa di infinitamente più complesso e sistemico. La notizia piombata come un fulmine a ciel sereno nel pieno della sosta per le nazionali appartiene esattamente a questa categoria: la commissione indipendente ha riconosciuto il Manchester City colpevole di 114 dei 115 capi d’imputazione promossi dalla Premier League.
Un’accusa di violazioni finanziarie su scala industriale che cancella d'un tratto la narrazione patinata dell’ultimo decennio. Ma se l’impatto mediatico è stato immediato, il vero paradosso è che oggi ci troviamo di fronte a un gigantesco punto di domanda. Sappiamo che il club è stato giudicato colpevole sulla quasi totalità delle contestazioni, ma nessuno è ancora in grado di dire cosa accadrà sul piano pratico quando la Premier League riaprirà i battenti il 10 ottobre.
L'unica certezza, in questo clima di attesa sospesa, è che ci apprestiamo a vivere la stagione più caotica e divisiva nella storia del calcio inglese.
La risposta dei vertici di Manchester non si è fatta attendere ed è arrivata con il piglio battagliero di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi al verdetto. Il presidente Khaldoon Al Mubarak ha affidato alle pagine del sito ufficiale un messaggio chiarissimo, ribadendo come il percorso legale sia ancora lungo e la fiducia nel dimostrare l'innocenza del club rimanga intatta. Una vera e propria dichiarazione d'intenti: il City non accetterà passivamente la decisione e si prepara a una battaglia legale senza quartiere.
Nel frattempo, al di fuori dell'Etihad Stadium, si sta scatenando una vera e propria tempesta. I rivali storici non hanno alcuna intenzione di restare a guardare. Molteplici club della Premier League hanno già dato mandato ai rispettivi uffici legali per valutare class action o richieste di risarcimento milieus: se le vittorie del City sono state costruite infrangendo le regole, significa che altri club hanno perso trofei, qualificate in Champions League e decine di milioni di introiti televisivi.
Club come il Manchester United — che ha visto sfumare la qualificazione Champions nel 2016 e tre titoli chiusi al secondo posto proprio dietro ai cugini — ma anche Tottenham e Arsenal, stanno quantificando il peso di quegli anni in cui il City acquistava i migliori talenti della concorrenza (da Samir Nasri a Emmanuel Adebayor) a suon di investimenti oggi ritenuti irregolari.
Dall'altra parte della barricata, la Premier League mantiene un silenzio stampa quasi assordante. Non una nota ufficiale, non un'indicazione sulla tempistica delle sanzioni, che spazieranno da sanzioni pecuniarie e penalizzazioni di punti record fino allo spettro della retrocessione o della revoca dei titoli. La lega inglese si trova davanti a un dilemma etico e d'immagine devastante: punire duramente uno dei suoi prodotti di maggior successo dimostra la solidità del sistema, ma al tempo stesso svuota di valore e legittimità gli ultimi vent'anni di storia. Come continuare a celebrare i momenti iconici, come il gol di Aguero nel 2012 o la punizione di Kompany nel 2019, se su quell'era pende il marchio dell'irregolarità?
Il problema, infine, trascende persino i confini dello sport. Parliamo di un intreccio che tocca la geopolitica e la finanza globale: il City è la vetrina sportiva di Sheikh Mansour bin Zayed Al Nahyan, vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti, e del fondo sovrano Mubadala. Con oltre un miliardo di sterline investito nella riqualificazione urbana dell'area est di Manchester, il club si trova ora a dover gestire la reazione di partner istituzionali, colossi del private equity come Silver Lake e sponsor globali come Etihad Airways.
Mentre il calcio attende di capire se Enzo Maresca e i suoi campioni dovranno navigare in acque tempestose o se la tempesta legale prolungherà questa fase di stallo, il verdetto è già chiaro: la reputazione del club più vincente dell'ultimo decennio è irrimediabilmente incrinata. La Premier League ha aperto il suo vaso di Pandora e ricomporre il puzzle sarà un'impresa difficilissima per tutti.