L'ex fischietto inglese è il nuovo capo degli arbitri turchi. L'obiettivo: ripulire un sistema travolto dagli scandali di corruzione.
Anthony Taylor (Photo by Eddie Keogh/Getty Images)
Il calcio regala sempre storie capaci di superare la fantasia. Se a Roma (sponda giallorossa) il solo pronunciare il nome di Anthony Taylor evoca i fantasmi di un rigore solare negato nella tragica finale di Europa League 2023 contro il Siviglia, in Turchia l'ex fischietto inglese è stato appena incoronato paladino della legalità.
La Federazione Calcistica Turca (TFF) ha infatti deciso di affidargli il ruolo di Presidente del Comitato Centrale degli Arbitri. Si tratta di una svolta storica: è la prima volta in assoluto che uno straniero viene chiamato a ricoprire il massimo incarico nella gestione arbitrale del Paese. Taylor, 47 anni e fresco di ritiro dopo la fine dell'ultimo Mondiale, fa parte della TFF già dallo scorso agosto, ma ora le chiavi del sistema sono state consegnate definitivamente a lui.
La nomina dell'inglese non nasce da una tranquilla successione, ma da un vero e proprio terremoto giudiziario. Taylor prende il posto di Ferhat Dündogdu, dimessosi a inizio mese e finito in custodia cautelare insieme ad altri quattro dirigenti. Le accuse? Falso documentale e pratiche illecite per manipolare i processi di promozione degli arbitri e per decidere, in modo totalmente irregolare, le designazioni dei direttori di gara.
Nonostante la Procura non abbia per ora ipotizzato l'alterazione dei risultati delle singole partite, la fiducia nel calcio turco è ai minimi storici. Basti pensare alla crociata lanciata lo scorso anno dalla TFF contro le scommesse sportive tra i dirigenti, che proprio di recente ha portato alla sospensione per 45 giorni del presidente del Trabzonspor, Ertugrul Dogan, colto in possesso di un conto legale per scommesse calcistiche.
L'obiettivo assegnato a Taylor è chiaro: spazzare via il marcio, garantire equità e ripristinare la trasparenza in un ecosistema malato. Un compito titanico, che richiederà polso fermo e, soprattutto, un'ottima vista per scovare le irregolarità nei palazzi del potere turco. La speranza, almeno per i tifosi turchi, è che l'inglese sia più attento nell'individuare i "falli di mano" dei dirigenti corrotti rispetto a quanto non lo sia stato con il braccio largo di Fernando in quella notte di Budapest.
La Turchia si affida a lui. José Mourinho, che ora per giunta ha da poco lasciato la Turchia per tornare al Real Madrid starà sicuramente sorridendo.