Quarantadue domande per fare luce sul futuro del calcio. Tra show di 27 minuti, VIP e alleanze americane, Nyon pretende chiarezza entro il 2 novembre
Le bandiera di FIFA e UEFA (Photo by Robert Hradil/Getty Images)
Se il calcio moderno fosse un thriller geopolitico, il capitolo attuale si intitolerebbe senza dubbio "Tutti gli uomini del Presidente". Dove il presidente, s'intende, è Gianni Infantino, e lo scenario è quell'infinita prateria americana in cui la FIFA sembra aver smarrito la bussola della trasparenza per abbracciare quella del puro intrattenimento d'oltreoceano.
A rompere gli indugi ci ha pensato l'UEFA. Una lettera firmata dal segretario generale Theodoridis che ha tutto il sapore di una citazione in giudizio: 42 capitoli di domande, due plichi inviati a Zurigo e una scadenza perentoria fissata per il 2 novembre. Niente attese per il prossimo Consiglio FIFA, nessuna supercazzola burocratica: Nyon vuole risposte scritte e le vuole subito.
Il fascicolo d'accusa traccia un contorno preciso: la progressiva e inarrestabile "americanizzazione" del calcio globale. Si va dai dettagli finanziari più oscuri — come l'accordo tentato in gran segreto con un fondo d'investimento legato al genero dell'ex presidente USA, o le zone d'ombra legate ai 25 miliardi di Softbank per il Mondiale per Club — fino a stravolgimenti regolamentari che lasciano sbigottiti.
Tra le perle contate dall'UEFA figurano il surreale tentativo di allungare l'intervallo della finale a 27 minuti (perfetto per lo show di metà partita in stile Super Bowl, un po' meno per i quadricipiti dei calciatori), le giravolte sul caso Balogun con tentati cambi di regolamento a posteriori, le spese di rappresentanza per l'ospitalità VIP e, dulcis in fundo, l'idea di consegnare un premio per la pace in mondovisione a Donald Trump. Un quadro in cui la linea tra istituzione sportiva e palcoscenico commerciale appare totalmente annullata.
La risposta dell'UEFA non è soltanto una legittima richiesta di trasparenza; è una vera e propria mossa di posizionamento politico in vista della scadenza del 18 novembre per le candidature al 2027. Al giro di boa del suo mandato, Infantino si ritrova per la prima volta a dover giustificare la sua visione aziendale a un'Europa che non ha alcuna intenzione di fare da spettatrice pagante al proprio ridimensionamento.
Ora la palla passa a Zurigo. Gianni Infantino ha tempo fino al 2 novembre per aprire i cassetti, mostrare i documenti e spiegare come intende governare il pallone. O se preferisce continuare a trattarlo come un semplice asset da vendere al miglior offerente.