La svolta alle Midterm USA apre a citazioni formali sulla governance del calcio mondiale, tra gli affari con Kushner e lo strappo aperto con la UEFA
Rodri, Donald Trump e Gianni Infantino (Photo by Carl Recine/Getty Images)
La diplomazia sportiva vive da sempre sul filo sottile delle relazioni istituzionali, ma quando il confine tra governance calcistica, interessi privati e politica statunitense si fa troppo labile, il rischio di un cortocircuito diventa concreto. È esattamente lo scenario in cui si trova oggi Gianni Infantino. Con la recente riconquista del Congresso da parte dei Democratici nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, il presidente della FIFA rischia di dover rispondere sotto giuramento dei suoi stretti legami con Donald Trump, affrontando potenziali conseguenze penali in caso di rifiuto a comparire.
L'indagine della Commissione Giustizia della Camera, avviata lo scorso 26 luglio, punta il faro su quella che è stata definita una "campagna sostenuta" da parte di Infantino e della FIFA per ingraziarsi il presidente americano.
Finora, la collaborazione di Zurigo è stata bollata come "gravemente inadeguata" dai portavoce della commissione: oltre a un briefing a settembre sul contenzioso legato allo scandalo corruzione della FIFA, non è stato consegnato alcun documento prioritario. Il cambio di maggioranza a Capitol Hill trasforma però radicalmente il peso specifico dell'inchiesta, conferendo ai Democratici il potere di emettere mandati di comparizione vincolanti (subpoena).
Al centro delle richieste del Congresso ci sono dossier delicatissimi per la trasparenza e la reputazione del calcio mondiale. I membri della commissione esigono infatti documenti capaci di chiarire quanti fondi la FIFA abbia versato alla famiglia Trump e quali siano state le reali dinamiche dietro l'assegnazione del premio per la pace della FIFA.
Un capitolo altrettanto sensibile riguarda la genesi del progetto FIFA Forward Enterprise (FFE), il piano studiato da Infantino per cedere a investitori privati quote di una nuova società destinata a gestire i diritti commerciali della Coppa del Mondo e di altre competizioni FIFA. A rendere l'operazione politicamente esplosiva è proprio l'intreccio diretto con la famiglia presidenziale americana: a guidare la cordata di investitori privati per il progetto FFE sarebbe dovuta essere Thrive Capital, società fondata da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump.
Proprio l'operazione FFE ha innescato un terremoto politico interno senza precedenti nel sistema calcistico. Il piano è stato duramente respinto da tre confederazioni continentali, guidate dalla UEFA, che ha minacciato il boicottaggio dei tornei FIFA costringendo Infantino a ritirare formalmente la proposta il 1° agosto. Nonostante il passo indietro, la frattura istituzionale resta profonda: il governo del calcio europeo ha dichiarato di aver "perso la fiducia" nel numero uno della FIFA, promettendo di individuare un candidato alternativo per le elezioni presidenziali del prossimo anno.
A due settimane dalla scadenza per la presentazione delle candidature, tuttavia, nessun rivale è ancora uscito allo scoperto. Forte del solido sostegno di Africa, Asia, Oceania e Sud America, Infantino punta dritto alla rielezione nel 2027, forte della decisione del Consiglio FIFA — presa alla vigilia della finale mondiale del 2022 — di non conteggiare il suo primo mandato (2016-2019), aggirando così il limite statutario dei tre mandati nonostante le proteste di gruppi come FairSquare.
Per l'ecosistema della football industry, questa vicenda rappresenta un campanello d'allarme strategico. La commercializzazione dei grandi eventi e l'ingresso dei fondi di private equity sono leve fondamentali per la crescita del movimento, ma non possono prescindere da processi di compliance inattaccabili e dalla condivisione con gli stakeholder continentali.
Se la FIFA trasforma la gestione dei diritti commerciali in un terreno di scontro geopolitico a Washington, a rimetterci non è solo la credibilità del suo presidente, ma la stabilità dell'intero prodotto calcio a livello globale.