Cronistoria dei progetti presentati per il nuovo stadio della Roma

Dallo stadio alla Magliana (1987) a Tor di Valle (2012), passando per quello a Massimina (2009); da Dino Viola a James Pallotta, passando per Franco Sensi. Idee, progetti, location, sogni. Mai realizzati.

Roma e la Roma insieme per un nuovo stadio. Nella giornata di giovedì 7 luglio, in maniera abbastanza sorprendente, il club calcistico e l’ amministrazione capitolina hanno annunciato congiuntamente la rinnovata possibilità di realizzare un impianto nella Città Eterna, nella zona di Pietralata.

Roma Capitale prende atto positivamente della volontà da parte della società giallorossa di presentare nelle prossime settimane al Campidoglio uno studio di fattibilità per la realizzazione di uno stadio su un’area comunale nella zona di Pietralata”.

L’annuncio congiunto di AS Roma e Roma Capitale.

Una mossa che i Friedkin pianificano da tempo, ma assolutamente non nuova per Roma e la Roma. Sono oltre trent’anni che il popolo giallorosso sogna una casa di proprietà.

Dallo stadio alla Magliana (1987) a Tor di Valle (2012), passando per quello a Massimina (2009); da Dino Viola a James Pallotta, passando per Franco Sensi. Idee, progetti, location, sogni. Mai realizzati.

1987: lo stadio alla Magliana, l’idea di Dino Viola

In principio a portare nella città eterna l’idea di un’arena che fosse la casa della Roma fu Dino Viola.

«Una prova d’amore verso la città»: è il 19 gennaio 1987, il patron dei giallorossi espone il progetto dello stadio della Magliana affiancato da Nicola Signorello, allora primo cittadino capitolino.

Da anni Viola lavorava a questa fascinosa concezione: una struttura flessibile e polifunzionale, con una capienza pari a 86mila posti dotata di una copertura mobile.

Siamo nel periodo immediatamente antecedente Italia90, ma per la città di Roma Coni e Comune non intendono spendere denaro che non sia destinato all’Olimpico.



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La realizzazione di un impianto aggiuntivo non viene ritenuta un’idea valida dai più, per coronare il proprio sogno Viola avrebbe dovuto puntare unicamente su finanziamenti privati.

I sogni del patron giallorosso si scontrarono con la realtà: il 6 febbraio 1987 scrisse a un tifoso una lettera privata:

Egregio signor Catà, La ringrazio sentitamente per le sue gentili parole, per quanto ha denunciato sulla buona fede di certi giornalisti e per la Sua adesione alla mia iniziativa tendente a dotare la città di Roma di uno stadio per il calcio. Non so come questa vicenda andrà a finire: certo è che se la “miopia” di certi politici dovesse prevalere, non solo gli sportivi romani, ma tutta la cittadinanza, si vedrebbero privati di una attrezzatura sportiva/ricreativa di notevole rilevanza. Con i più cordiali saluti, Ing. Dino Viola”.

Naufragato prim’ancora di essere considerato, lo stadio alla Magliana sognato da Viola per dare alla Roma ambizioni sportive ancor più importanti venne abortito ben prima di entrare nelle fasi dell’iter di costruzione.

2009: Lo stadio alla Massimina, la speranza della famiglia Sensi

Con la famiglia Sensi al timone, la Roma ha vissuto uno dei periodi più gloriosi della propria storia. Una proprietà appassionata, forse fin troppo, innamorata della Roma.

Così come Dino Viola, Franco Sensi rappresentava tutto ciò che erano i patron delle società negli anni novanta e duemila: imprenditori vogliosi di donare gioia alla gente attraverso il calcio. Tempi diversi.

Fu da lui che si originò il rinnovamento dell’idea di dotare la Roma di un nuovo stadio. La malattia gli impedì di vedere la presentazione del progetto, portato avanti con orgoglio dalla figlia Rossella.

Il concept dell’impianto venne presentato a poco più di un anno dalla sua morte, nel settembre del 2009: un impianto ideato per sorgere sull’Aurelia, in zona Massimina. A progettarlo fu l'architetto Gino Zavanella illustrandone le caratteristiche in una conferenza stampa tenutasi a Trigoria.

Si pensò a una capienza di 55.000 posti divisi in due anelli, con una distanza massima fra spalti e terreno di gioco pari a 68 metri: ventiquattro metri in meno rispetto all’Olimpico.

Rossella Sensi lo presentò spiegando come quanto il padre Franco avesse sognato il momento della sua costruzione.



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Momento che, però, non arrivò mai: le polemiche deflagrarono subito, con Francesco Giro, allora sottosegretario ai Beni e alle attività culturali, che puntualizzò come la realizzazione dell’opera sarebbe stata impossibile senza l’ok del Ministero.

Molti movimenti politici e ambientali, come il WWF, si schierarono contro l’idea dello stadio, che sarebbe stato intitolato alla memoria del compianto Franco.

In realtà, apparve subito chiaro come l’intera zona fosse soggetta a vincoli paesaggistici e non solo, in virtù dell’esistenza di un’antica villa patrizia.

L’idea, comunque, finì rapidamente per cadere nell’ombra per via dei problemi che portarono la famiglia Sensi a cedere la società, passata il 3 agosto del 2011 alla cordata statunitense composta da Thomas DiBenedetto e James Pallotta.

2014: Lo stadio a Tor di Valle, il sogno a stelle e strisce

Anche la nuova proprietà americana decise che era prioritario per la Roma dotarsi di uno stadio nuovo e moderno, sulla base degli standard dettati dai top club europei.

Rispetto a quanto accaduto coi progetti di Viola e Sensi, quello americano è stato contraddistinto dall’iter più concreto visto nella Capitale, sebbene parimenti destinato ad un binario morto.

Il sipario sul progetto venne alzato il 26 marzo 2014: in una Sala della Protomoteca del Campidoglio gremita si mostrò il plastico del futuro stadio giallorosso.

Fu un evento in grande stile, tenutosi alla presenza delle istituzioni, a partire dall’allora sindaco Ignazio Marino, dei vertici del club, delle glorie del passato Falcao, Bruno Conti, Giacomo Losi, ma anche quelli che erano il capitano ed il vice di allora, Francesco Totti e Daniele De Rossi.

Si parlò di una struttura da 60mila posti che ricordasse architettonicamente il Colosseo, progettata dall'americano Dan Meis.  



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I piani prevedevano ulteriori spazi per la musica, l'intrattenimento, lo shopping e le strutture per l'allenamento, oltre a bar, ristoranti e un Nike SuperStore.

I costi stimati erano pari a 300 milioni di euro, prevedendone ulteriori collaterali per le infrastrutture di collegamento con la metro B e la Ferrovia Roma-Lido.

L’area selezionata fu quella di Tor di Valle: il nuovo stadio della Roma avrebbe dovuto sostituire l’Ippodromo.

Gli elaborati del progetto definitivo vengono consegnati una prima volta dalla società al Comune e trasmessi dal Comune alla Regione Lazio nell’estate 2015, con la segnalazione “delle carenze progettuali rilevate dagli Uffici comunali”; la Regione invita il proponente a completare e perfezionare il progetto definitivo, che sarà poi presentato solo un anno dopo, il 30 maggio 2016, poco prima delle ultime elezioni comunali che videro diventare Virginia Raggi Sindaca di Roma.

La Raggi, già prima dell’elezione, aveva duramente contrastato il progetto dello Stadio, così come l’urbanista Paolo Berdini, nominato Assessore all’urbanistica e ai lavori pubblici.

Dopo l’insediamento la nuova Giunta non ritirò la delibera, evidenziando ancora carenze e controindicazioni del progetto americano.



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Fra le principali criticità, secondo Raggi, l’eccessiva cubatura dalle Torri di uffici e dagli spazi commerciali previsti nella progettazione. Non si voleva un’eccessiva colata di cemento su Roma.

Una serie di botta e risposta a mezzo social fra Raggi e l’ambiente romanista, compreso lo stesso Totti, alimentarono le polemiche che correvano parallele ad un iter infinito, contraddistinto da approvazioni sempre parziali e da una serie di arresti che finirono per far arenare un progetto ambizioso, forse fin troppo.

I sei anni e mezzo da incubo di James Pallotta sul fronte stadio si appesantirono anche di una serie di fallimenti sportivi che portarono all’addio dell’imprenditore del Massachusetts e alla conseguente cessione della società alla famiglia Friedkin.



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Contestualmente, il 26 febbraio 2021 è stato annunciato lo stop al progetto dello stadio targato Pallotta.

2022: l’impianto a Pietralata, i Friedkin per la storia

Adesso ci provano Dan e Ryan Friedkin. Dopo essere riusciti a vincere la Conference League, diventando i primi proprietari a portare a Roma un trofeo continentale (oltre alla Coppa delle Fiere), i californiani sognano di fare un’ulteriore incisione nella storia giallorossa.

Sarebbe un risultato epocale, che li consacrerebbe in modo indissolubile nella storia della città e del club capitolino.



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