Andrea Pirlo vs Gennaro Gattuso e gli allenatori italiani poco social

Quella di sabato sarà una sfida cruciale per gli equilibri del campionato di Serie A, ma sarà anche la sfida tra l’allenatore italiano più seguito sui social e chi invece non ha nessun profilo ufficiale attivo.

"Ascolti, le voglio dare un consiglio Brian Clough, non importa quanto pensa di essere bravo, intelligente o quanti nuovi amici si fa in televisione, la realtà della vita nel calcio è questa: il presidente è il capo, poi ci sono i consiglieri, poi il segretario, poi i tifosi, poi i giocatori e poi alla fine di tutto in fondo al mucchio l'ultimo degli ultimi, la persona di cui alla fine possiamo tutti fare a meno, il fottuto allenatore!"

La frase è colta dall'iconico film "Maledetto United" ed è pronunciata dal presidente del Derby County nei confronti di Clough dopo l'ennesimo acquisto ultimato senza il benestare economico del numero uno della società.

Si sa, in Inghilterra gli allenatori sono manager, hanno maggior peso decisionale che in altre parti d'Europa, ad esempio in Italia, dove un allenatore è in bilico se vince, figuriamoci se perde punti per strada.

Ma dipende, dal presidente appunto. È uno di quei casi come Andrea Pirlo e il presidente Andrea Agnelli, dove la visione, l’ammirazione e il totale benestare del secondo si intrecciano col destino del primo.

Lo stesso Andrea Pirlo campione del mondo è l’allenatore italiano più seguito sui social. Il primato era di Carlo Ancelotti qualche mese fa, prima che l'ex Milan e Juventus si ritrovasse sulla panchina dei bianconeri.

8.4 milioni di follower su Instagram, 19.6 milioni in totale sui social per Pirlo (8.3 su Facebook e 2.9 su Twitter). Ancelotti ne conta 13.2 milioni invece, non male (5.2 su Instagram, poi 2.4 su Twitter e 5.6 su Facebook).

Agli antipodi di questo mondo social Gennaro Gattuso, prossimo avversario di Pirlo col Napoli e allenatore che alle spalle non ha più il sostegno del suo presidente a quanto pare. Gennaro Gattuso fa una scelta particolare nel 2021 che è quella di non essere presente sui social. Decisione accerchiata da meno clamore però se consideriamo il genere di personaggio, uno che non ha bisogno della disintermediazione dei social, tanto meno di esposizione e attività commerciali di questo genere.

Allenatori, condottieri, leader. Nell'ultimo decennio ne è mancato uno alla Serie A come Mourinho, uno che ha ribaltato il rapporto con i media voltandolo a proprio favore. Ne sono passati di anni da quel 4 marzo costellato dalle dichiarazioni del portoghese e di quella "prostituzione intellettuale". Mourinho è ritornato sui social da meno di un anno e ha dimostrato di essere uno Special One anche sulle piattaforme digitali, fascino e carisma 4.0.

Ne avevamo parlato qui, ad oggi conta su Instagram 1.8 milioni di follower.

A proposito dell'ultimo decennio, una curiosità. Gli allenatori che hanno monopolizzato le vittorie della decade sportiva hanno praticamente sempre vestito le tinte bianconere, e dal punto di vista social condividono un percorso diametralmente opposto.

Parliamo ovviamente di Max Allegri e Antonio Conte.

Il primo ha vinto quasi tutto per 5 anni e proprio prima del punto di esplosione che è poi culminato con l'addio alla Juventus, ha sospeso i propri social, non prima di diventare mister #Fiuuuuu. Conte invece, sempre al centro di dibattiti accesi e clima mai stemperato, ha aperto i social da pochi mesi "sotto la protezione" di Inter Media House. Semplice, spontaneo, immediato e appassionato. Questo è il Conte che emerge ad analizzarlo “superficialmente” dai suoi primi post social.

Gli allenatori in Serie A non sono molto social, ultimamente si è aggiunto alla schiera l'ultimo arrivato Davide Nicola (un dettaglio, è l’unico di Serie A ad essere presente e attivo anche su LinkedIn).

Il mondo degli allenatori della Serie A, soprattutto la cerchia degli italiani, può e deve ancora decollare.

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