Seven AI, il calcio ha il suo social media manager: intervista al founder Max Sardella

Seven AI è un’app gratuita che usa l’intelligenza artificiale per aiutare calciatori e calciatrici a creare contenuti social autentici e personalizzati: la nostra intervista al founder Max Sardella

“Non devi essere Cristiano per comunicare da Dio”: parte tutto da qui. 

Un’innovazione tecnologica sta per cambiare il modo in cui i calciatori e le calciatrici si connettono con il loro pubblico. Si chiama Seven AI, la prima applicazione basata sull’intelligenza artificiale progettata per aiutare gli atleti a creare contenuti per i social media in modo rapido ed efficace. Ideata da Max Sardella, imprenditore italiano nel settore dello sport tech, l’app è gratuita e si propone di colmare una lacuna: supportare gli sportivi nella gestione autonoma della loro comunicazione digitale, specialmente nei momenti di grande stanchezza post-partita, quando la lucidità per scrivere un post accattivante può mancare.

“Seven AI nasce da una necessità reale,” spiega Sardella. “Dopo una partita, gli atleti sono esausti e non sempre riescono a trovare le parole giuste per comunicare con i tifosi. Ho creato un prompt per stimolare l’intelligenza artificiale, integrando oltre 15mila frasi scritte con cura dal mio team e da me, con un approccio che definiamo ‘intelligenza umana’. Con soli tre tocchi, i calciatori possono generare un testo personalizzato e funzionale, che rispecchia esattamente ciò che vogliono trasmettere. Questa è la vera magia dell’app.”

L’esperienza di Sardella nel mondo dello sport e della comunicazione digitale è il cuore pulsante del progetto. La sua attività, iniziata oltre un decennio fa, lo ha portato a lavorare con alcuni dei nomi più importanti del calcio, aiutandoli a costruire una presenza online autentica e redditizia. Ora, con Seven AI, punta a democratizzare l’accesso a una comunicazione di qualità, rendendola alla portata di tutti gli atleti, indipendentemente dal loro livello o budget. Di seguito la nostra intervista.

Cosa ti ha ispirato a creare Seven, un’AI dedicata esclusivamente al “Calcio Social”?

L’idea nasce da un’esigenza concreta: i calciatori e le calciatrici oggi non possono più comunicare solo con i piedi. Il calcio è diventato un ecosistema che vive anche online, dove la reputazione digitale può influenzare la carriera, il valore di mercato e le opportunità fuori dal campo. Seven.ai è la risposta a questa trasformazione: uno strumento pensato per accompagnare ogni giocatore e giocatrice nel costruire un’immagine autentica e strategica, senza dover essere esperti di comunicazione.

Come siete riusciti a far sì che l’AI capisse non solo il risultato, ma anche l’emozione del calciatore/trice post-partita?

Abbiamo addestrato Seven combinando dati emotivi e sportivi. L’utente sceglie non solo “ho vinto / pareggiato / perso”, ma anche il proprio stato emotivo: molto soddisfatto, soddisfatto, poco soddisfatto. Questo doppio input consente all’AI di calibrare il tono dei post, rendendoli realistici e coerenti con la realtà emotiva vissuta. La sfida più grande è stata proprio evitare frasi “robotiche”. Per farlo abbiamo integrato centinaia di esempi reali presi dal mondo del calcio, filtrati secondo stile e autenticità.

Come scegliete i partner per la mappa interattiva e perché è pensata per i calciatori/trici sempre in movimento?

La selezione avviene sulla base di tre criteri: qualità del brand, pertinenza per un’atleta e possibilità di offrire un vantaggio esclusivo. Dalla nutrizione alla moda sportiva, dai viaggi ai servizi di fisioterapia, vogliamo che ogni benefit sia utile nella vita reale di chi vive tra allenamenti, trasferte e partite. La mappa è geolocalizzata proprio per essere uno strumento smart: l’atleta arriva in una nuova città e trova subito cosa può aiutarlo o coccolarlo.

In un mare di contenuti, come evita Seven.ai che i post sembrino “freddi” o promozionali?

Seven è costruita per valorizzare l’autenticità. L’utente può scegliere tra tre stili di comunicazione: professionale, motivazionale e semplice. Questo permette a ogni calciatore e calciatrice di raccontarsi con una voce coerente con la propria identità. Abbiamo ricevuto feedback molto positivi proprio su questo: “Finalmente un contenuto che mi rappresenta, senza doverci pensare ore”. Il post non è mai un copia e incolla, ma un riflesso reale dell’umore e dello stile del giocatore o della giocatrice.

Quali dati usate per valutare l’efficacia dell’AI? Che evoluzione prevedete?

Monitoriamo metriche chiave come engagement rate, click-through, e retention degli utenti. Ma analizziamo anche dati qualitativi: quanti sponsor contattano un’atleta dopo l’uso di Seven? Quante interazioni generate sono autentiche? Con l’aumentare degli utenti, l’AI si affina: ogni interazione contribuisce a rendere il sistema più intelligente, adattivo e personale.

Qual è stato il momento più difficile nello sviluppo dell’app?

Trovare il giusto equilibrio tra potenza tecnologica e semplicità d’uso. L’AI di Seven è avanzata, ma doveva restare intuitiva. L’utente ha bisogno di rapidità, non di un corso di formazione. Abbiamo imparato che il futuro delle app per sport di squadra sarà sempre più personalizzato, emozionale e flessibile. Il calciatore/trice non vuole solo un tool: vuole un alleato.

L’app è gratuita: come intendete monetizzare e far crescere la community?

Il modello freemium ci permette di abbattere le barriere iniziali. In futuro, i servizi extra – come contenuti personalizzati per sponsor, accesso alla mappa con benefit esclusivi, o strumenti di analisi avanzata – saranno proposti in pacchetti premium. Ma il cuore resterà accessibile: vogliamo che ogni calciatore e calciatrice, a qualsiasi livello, possa beneficiare di Seven.

Un calciatore emergente ottiene il suo primo post virale con Seven: che impatto può avere?

Un contenuto virale ben fatto può cambiare tutto. Può attirare uno sponsor, far notare un talento da uno scout digitale, oppure creare una connessione profonda con i tifosi. Seven non crea solo “visibilità”, ma visibilità di qualità. Questo può tradursi in opportunità concrete, dentro e fuori dal campo.

Quali innovazioni state considerando per il futuro dell’app?

Stiamo esplorando l’integrazione con wearables per collegare performance fisica e comunicazione. Un goal decisivo o una corsa sopra la media potrebbero generare un contenuto automatico. Inoltre, vogliamo collaborare con club professionistici per creare esperienze su misura e con enti formativi per supportare i talenti giovanili.

Seven è solo per professionisti? O pensate anche a dilettanti e giovani?

Seven nasce per essere inclusiva. Calciatori e calciatrici professionisti, dilettanti, e giovani talenti hanno bisogno di strumenti diversi, ma lo stesso obiettivo: raccontarsi con autenticità. Stiamo lavorando su versioni “light” per le academy e moduli formativi per i settori giovanili. La missione è crescere con chi vive il calcio, ogni giorno, in ogni categoria.

Come gestite le sfumature linguistiche e culturali nei post multilingua?

Ogni lingua è una cultura. Per questo non ci affidiamo solo alla traduzione automatica. Abbiamo una libreria di contenuti adattivi, frasi già localizzate da copywriter madrelingua e testate con veri atleti. Il modo in cui un calciatore italiano comunica non è lo stesso di un brasiliano o giapponese, e noi vogliamo che ogni post parli davvero al cuore del pubblico locale.

I social amplificano anche le critiche: come aiutate gli utenti a gestire la pressione?

Seven non è solo uno strumento di pubblicazione, ma anche di gestione emotiva. L’AI suggerisce anche frasi per rispondere con eleganza a commenti negativi, e in futuro prevediamo una modalità “supporto” post-partita per aiutare nei momenti di crisi. La salute mentale dei calciatori e delle calciatrici è una priorità.

Collaborate con esperti o solo con dati?

Seven è il risultato di un lavoro congiunto tra esperti di comunicazione sportiva, psicologi dello sport, brand manager e naturalmente, dati reali. Non ci interessa una strategia fredda: vogliamo che ogni post sia umanamente efficace.

Avete piani per campionati meno coperti dai media?

Assolutamente sì. Il nostro obiettivo è democratizzare la comunicazione calcistica. In molte zone dell’Africa o dell’Asia ci sono talenti straordinari con pochissima visibilità. Seven può essere lo strumento giusto per dare loro voce, visibilità e opportunità. Stiamo già lavorando con ambassador locali e partner per adattare il prodotto a questi mercati.

In conclusione, con il suo approccio innovativo, Seven AI dimostra che l’intelligenza artificiale può essere uno strumento al servizio della creatività umana, senza sostituirla, ma amplificandone le potenzialità. Un passo avanti verso un futuro in cui ogni atleta può raccontare la propria storia, con le proprie parole, in modo semplice e autentico.


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