Real Betis, stadio da 160 milioni: pronto a copiare il “trucco Barça” senza ipotecare il club

Il Real Betis punta sul "modello Barça" per rivoluzionare il Benito Villamarín: un investimento da 160 milioni senza ipoteche

(Foto di Denis Doyle/Getty Images)

Il Real Betis Balompié, tra le realtà più dinamiche della Liga, è immerso in un'ambiziosa opera di trasformazione del suo storico stadio Benito Villamarín. Con un costo stimato di 160 milioni di euro, il progetto non è solo una ristrutturazione infrastrutturale, ma un vero e proprio volano per l'economia del club, che ha chiuso tre stagioni consecutive in positivo. I vertici verdiblancos stanno delineando un piano di finanziamento esteso oltre i vent'anni, ancorato a un progressivo incremento dei ricavi, e guardano con interesse al meccanismo innovativo adottato dal Barcellona per l'Espai Barça.

Cristina Lafuente, direttrice finanziaria del Betis, ha svelato i dettagli in un'intervista esclusiva a Palco23, sottolineando come l'operazione sia pensata per capitalizzare sul boom economico in atto. "Stiamo lavorando a un accordo che superi i vent'anni, fondato sull'aumento dei ricavi", ha spiegato Lafuente, che ha poi aggiunto: "Analizziamo una struttura simile a quella del Barça; è un modello che si regge su flussi incrementali". In un contesto di crescita esponenziale – con ricavi che hanno sfondato i 200 milioni di euro nella stagione 2024-2025 – il club prevede di sfruttare al massimo il rinnovato impianto attraverso un'offerta ampliata di pacchetti VIP, un calendario fitto di eventi e un utilizzo quotidiano dello stadio per tutti i 365 giorni dell'anno. Risultato? Si stima un raddoppio dei proventi generati dall'impianto, da attuali livelli a ben 60 milioni di euro annui.

L'ispirazione blaugrana non è casuale. Per finanziare l'Espai Barça – un colosso da 1,45 miliardi di euro che include la ristrutturazione del Camp Nou, del Palau Blaugrana e del campus – il Barcellona ha optato per un fondo di cartolarizzazione gestito da un veicolo speciale in partnership con Goldman Sachs e altre istituzioni finanziarie. Questo strumento acquisisce i ricavi futuri extra generati dal progetto (stimati in 150 milioni annui da title rights, sponsor, VIP e servizi aggiuntivi) e li converte in titoli negoziabili, permettendo l'emissione di debito senza gravare sul bilancio corrente del club. Come ha chiarito Jordi Moix, ex vicepresidente economico del Barça, "si tratta di un'operazione innovativa che vende parte dei diritti su ricavi incrementali futuri, rispettando le 'linee rosse' del referendum soci del 2014: zero costi per i tifosi, zero rischi sportivi e zero ipoteche su asset esistenti". Il Betis vede in questo approccio un'eco ideale per la propria sfida: Lafuente ha precisato che "un punto chiave è assicurare che le entrate aggiuntive coprano il servizio del debito e lascino un surplus per il club", evitando così di vincolare il patrimonio verdiblanco.

Il Benito Villamarín rinnovato si candida a diventare il pilastro del piano strategico 2022-2026 del Betis, mirato a stabilizzare e potenziare le finanze. Fidel Plaza, direttore del dipartimento organizzazione e finanza, lo descrive come "un'opportunità per abbracciare un modello di business più ricco e diversificato, grazie a un impianto con potenzialità ampliate". La stagione 2024-2025 ha infatti sancito un utile netto di 4,6 milioni di euro, un traguardo che Plaza definisce "molto significativo, che conferma l'impegno del club a raddrizzare il timone economico".  Il fatturato ha toccato i 207 milioni di euro, spinto dalle imprese sportive – come l'accesso alla finale di Conference League – e dalle cessioni di talenti chiave. "Tutto è legato all'idea di valorizzare la rosa, un obiettivo su cui investiamo da anni", ha concluso Plaza, proiettando la continuità della redditività anche per il 2025-2026.

Nel frattempo, i lavori al Villamarín hanno costretto il Betis a migrare le partite casalinghe allo stadio La Cartuja, trasformando una necessità in un'opportunità commerciale. Lafuente prevede un balzo di cinque milioni di euro nei ricavi da abbonamenti e biglietti per la prossima stagione: "Abbiamo registrato un supporto enorme dai tifosi in ogni match giocato lì", ha ammesso, evidenziando la fedeltà della tifoseria bético come motore di questa crescita.

A rafforzare la governance, il club ha potenziato la dirigenza negli ultimi mesi: Joaquín Sánchez è stato promosso nel consiglio di amministrazione, mentre l'ex cestista NBA Emilio García Duarte è entrato come direttore commerciale, affiancato da Daniel Guardia nello stesso ruolo. Plaza lega queste mosse alla "politica del club, che dal 2016 ha consolidato il progetto con gradualità: la stabilità finanziaria è il frutto di un impegno costante verso i talenti interni". In un panorama calcistico dove gli stadi moderni sono sinonimo di competitività, il Betis sta tracciando una rotta autonoma e sostenibile, ispirata ai giganti ma cucita su misura per Heliópolis. Con il sostegno dei suoi 60mila appassionati e un occhio al futuro, i verdiblancos sono pronti a trasformare il Villamarín in un'icona non solo sportiva, ma anche economica.

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