Pirlo e Fonseca: celebrazione vs pregiudizio

Taciturno e minimalista il primo, eccessivamente disponibile e esplicativo il secondo (nonostante il gap linguistico). I due allenatori sono comunicati in maniera differente anche dai media.

Pirlo contro Fonseca, Juventus contro Roma?

Assolutamente no, solo l’intenzione di valutare la situazione che avvolge i tecnici delle due squadre che non appare pienamente coerente coi risultati finora conseguiti. La stampa nostrana, infatti, dell’allenatore bianconero ha tessuto le lodi fin dalla sua promozione sulla panchina della squadra più blasonata d’Italia, avvenuta in maniera un po’ avventurosa dopo il licenziamento di Sarri, mai realmente inseritosi nel tessuto connettivo della Juventus.

A Pirlo maggior credito mediatico

Per il campione di Berlino 2006 e ora allenatore italiano più seguito sui social, la stessa società aveva pianificato un percorso di crescita graduale, che prevedeva almeno un anno di esperienza alla guida della squadra Under 23 per sperimentare capacità, competenze, dimensione del nuovo ruolo. Gli eventi hanno poi trascinato Pirlo alla ribalta con una dote di credito maturata per via del suo passato da calciatore, costellato di numerosi successi e caratterizzato dalla sua indubbia capacità di vedere il gioco in mezzo al campo.

Molti, la scorsa estate, parlavano di lui come di un predestinato anche se poi lo svolgimento dell’annata, già complicata per via del calendario serrato e per l’imprevedibilità degli eventi dettati dal Covid, è culminato con l’eliminazione dalla Champions ad opera del Porto e con la sconfitta interna col Benevento nell'ultima giornata di campionato: elementi che sembrano affondare nell'imprudenza quell'aggettivo così abusato nei giorni successivi alla sua elezione al soglio della Continassa.

Arrivati a marzo, mese decisivo per l’andamento della stagione, Pirlo non ha ancora svelato le sue reali qualità di allenatore. Anche gli ultimi risultati negativi, uniti a qualche bagliore (la vittoria della Supercoppa e la qualificazione alla finale di Coppa Italia), non hanno comunque mai messo realmente in discussione la posizione di Pirlo che, al di là di qualche ragionevole dubbio sollevato dalla critica, rimane saldamente al suo posto anche in vista della prossima stagione.

Fonseca e quel gap con media e proprietà

 

Opposto il discorso sul tecnico della Roma, Fonseca. Arrivato nella capitale all'inizio della passata stagione, in un ambiente notoriamente difficile per le aspettative di una tifoseria spesso eccessive rispetto al potenziale della squadra, di fatto è sempre stato in bilico nelle considerazioni non solo della critica ma anche della società che, a due mesi dal termine della stagione, non gli ha proposto un rinnovo di contratto nonostante il lavoro svolto finora.

È evidente che anche il percorso dell’allenatore portoghese, come quello di Pirlo, sconta diverse cadute: a partire dalle brutte eliminazioni dall'Europa League 2020 (avvenuta comunque contro la squadra che poi l’avrebbe vinta, il Siviglia) e dalla Coppa Italia 2020-21, capitata per mano dello Spezia e con l’aggravante della maldestra gestione dei cambi durante la partita, per finire con l’ultima grave sconfitta registrata in campionato contro il Napoli.

Per valutare il lavoro di Fonseca, però, è necessario considerare bene le circostanze: catapultato in un campionato per lui nuovo e sicuramente difficile da interpretare, il primo anno si è trovato a guidare una compagine che, ancor prima della metà della stagione, sapeva che avrebbe cambiato proprietà. Nonostante questo è riuscito a tenere unito il gruppo e a costruire un’identità di squadra tangibile. La Roma, dalle prime giornate, è stabilmente in lotta per raggiungere una qualificazione in Champions League che sarebbe l’obiettivo massimo di una squadra che, sulla carta, si trova dietro a Inter, Juventus, Atalanta e, molto probabilmente, anche Milan e Napoli. Fonseca ha saputo rilanciare giocatori che, nel recente passato, avevano avuto diversi problemi di continuità di rendimento (su tutti Karsdorp e Spinazzola), far sbocciare il talento di giovani come Mancini e Villar e imporre la propria autorità a un pezzo grosso dello spogliatoio come Dzeko.

Nessuno, però, di lui parla come di un predestinato, nemmeno per la panchina della Roma della prossima stagione. Una differenza di valutazioni, quella tra Pirlo e Fonseca, in parte dettata dai diversi contesti nei quali operano e in parte dalle considerazioni fatte su di loro dai rispettivi presidenti: Agnelli ha scelto Pirlo per intraprendere la via del rinnovamento mentre Friedkin si è trovato a confrontarsi con un tecnico selezionato dalla precedente gestione societaria.

Differenza di valutazioni che, con l’attuale valore assoluto dei due allenatori, ha poco a che vedere.

Paolo Valenti

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