L'addio a Sandro Mazzola: il mito della Grande Inter che unì l'Italia con i suoi gol

Da Superga alla leggenda nerazzurra, passando per la famosa staffetta con Gianni Rivera: il calcio italiano piange un campione ed una bandiera indimenticabile.

Addio a Sandro Mazzola

Sandro Mazzola e Gianni Rivera prima della finale di Coppa Italia 1976-1977

Sandro Mazzola ci ha lasciati, raggiungendo in cielo il papà Valentino e il fratello Ferruccio. Il calcio mondiale ha perso uno dei suoi gloriosi interpreti, mentre quello italiano saluta una bandiera storica che ha dedicato la sua vita calcistica per intero ai colori dell'Inter, passando 17 anni in campo e 11 da dirigente. Con la sua proverbiale leggerezza si è ora riunito alla sua amata Grande Inter, lasciando a Guarneri, Bedin e Domenghini il compito di custodirne la memoria tra i mortali.

Dal dolore di Superga ai primi passi nerazzurri

La sua è un'epopea che inizia nel dolore: Sandrino aveva solo sei anni quando il padre Valentino, leggenda e capitano del Grande Torino, morì tragicamente a Superga. Grazie a Benito Lorenzi, che lo andava a prendere ogni domenica per portarlo a tifare Inter, entrò giovanissimo nel vivaio nerazzurro, trovando in Peppino Meazza un maestro d'eccezione. Il destino decise che il suo esordio in Serie A, a 18 anni, avvenisse proprio contro la Juventus in un contesto burrascoso. In quel match del campionato 1960-61, giocato per protesta dalla formazione giovanile interista e vinto dai bianconeri per 9-1, il giovane Sandro riuscì a togliersi la soddisfazione di segnare su rigore la rete della bandiera.

Il mito della Grande Inter e la nascita della "serpentina"

Pochi anni dopo, sotto la guida del "Mago" Helenio Herrera, Mazzola divenne il terminale ideale di una squadra ideata per chiudersi e ripartire. Fu proprio lui, con una doppietta rifilata al Real Madrid, a regalare ai tifosi nerazzurri la prima Coppa dei Campioni della loro storia. Dotato di una progressione veloce e di un dribbling secco, ha trasformato la sua abilità in un marchio di fabbrica inconfondibile, tanto che nel Dizionario del Calcio la parola "serpentina" si legge Mazzola. In maglia nerazzurra ha collezionato 418 partite di campionato realizzando 116 reti, diventando anche capocannoniere della Serie A nel 1964-65.

L'Azzurro e la storica staffetta con Rivera

Oltre ai trionfi nei club, Sandro è stato un pilastro dell'Italia: ha debuttato in Nazionale a 20 anni ed è diventato Campione d'Europa nel '68. Il suo cammino azzurro, coronato da 70 presenze e 22 gol, è stato quasi interamente risucchiato dalla celebre "staffetta" messicana del 1970 con Gianni Rivera, culminata con i soli sei minuti finali concessi al milanista nella finale contro il Brasile. Pur dividendo l'Italia e rappresentando le due anime del tifo milanese, Mazzola e Rivera in realtà avevano un buon rapporto e insieme furono tra i fondatori del sindacato dei calciatori.

Proprio contro l'eterno rivale Rivera, Mazzola disputò l'ultima partita della sua straordinaria carriera: la finale di Coppa Italia del 3 luglio 1977, vinta dal Milan per 2-0. Il suo addio al calcio giocato si consumò con un memorabile colpo di teatro: intervistato da Beppe Viola all'uscita dal campo e visibilmente polemico nei confronti dell'arbitraggio di Cesare Gussoni, Mazzola liquidò la questione citando Dante Alighieri con la celebre frase "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole...". Quella battuta tagliente contro il direttore di gara gli costò un'inchiesta da parte della Figc e una multa da 700mila lire, ma suggellò l'uscita di scena da vero mattatore di un fuoriclasse irripetibile.

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