Il conto dell'Europa League: Juve e Milan, 50 milioni in meno e una sola via d'uscita

Tra minori premi UEFA (35 mln) e discesa dell'indotto (15 mln), l'unica via per limitare i danni è vincere la coppa. Il focus sui conti dei club.

Juventus e Milan Europa League

Il recente Juventus-Milan di Campionato (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Il divario tra la Champions e l'Europa League non si legge solo nei bilanci, ma si tocca con mano direttamente al botteghino. Un biglietto per il terzo anello blu a San Siro per sfidare il Benfica costa oggi 14 euro; due anni fa, contro il Liverpool, ne servivano 59. Un effetto domino al ribasso che si riflette a cascata su tutto l'indotto e che suona come una vera e propria penalità di partenza per Juventus e Milan.

Partire nella seconda competizione continentale significa iniziare la stagione con un mancato introito stimato in 50 milioni di euro a testa. Il gap si struttura su due macro-voci. La prima è strettamente legata ai premi UEFA: senza la Champions, i club perdono tra i 30 e i 35 milioni. 

Analizzando i dati ufficiali della distribuzione economica, infatti, il quadro dei flussi fissi di base evidenzia una forbice netta. Basti pensare al bonus di partecipazione alla prima fase (la nuova fase campionato), che garantisce a ogni club ammesso in Champions League un gettone d'ingresso fisso di circa 18,6 milioni di euro, contro i soli 4,3 milioni destinati a chi partecipa all'Europa League. 

A queste cifre vanno poi sommati i ricavi derivanti dal value pillar, il nuovo pilastro di valore introdotto dalla UEFA che fonde i vecchi diritti televisivi e i coefficienti storici. Anche su questo fronte il divario è abissale, con un montepremi complessivo di 853 milioni di euro nella massima competizione a fronte dei 198 milioni distribuiti nel torneo cadetto. Questo mix garantisce alle due italiane un bottino di partenza in Europa League di appena 14 milioni, contro i circa 46-48 milioni di base che avrebbe assicurato l'accesso alla fase campionato di Champions.

La seconda voce riguarda gli effetti collaterali su matchday, merchandising e bonus/malus legati agli sponsor: una flessione stimabile tra i 15 e i 20 milioni, che colpisce in misura leggermente maggiore il Milan, abituato a incassi mediamente superiori al Meazza rispetto a quelli dell'Allianz Stadium.

L'unica via d'uscita: vincere il trofeo

Per Juventus e Milan, quindi, non c'è margine per il turnover o per i calcoli. L'unica strategia per mitigare un danno economico così pesante è arrivare in fondo alla competizione. Alzare il trofeo a maggio significherebbe incassare tra i 40 e i 45 milioni di premi UEFA complessivi (considerando la somma dei bonus per i progressi nei turni a eliminazione diretta e il premio finale per la vittoria), a cui sommare oltre 10-15 milioni di indotto, per un tesoretto complessivo vicino ai 60 milioni. In questo modo, rispetto agli introiti garantiti da un'uscita agli ottavi di Champions (circa 90 milioni, traguardo solitamente fissato a budget), il passivo verrebbe contenuto in un range di 25-35 milioni.

Due bilanci, un solo obiettivo aziendale

Se sul rettangolo verde l'obiettivo è condiviso, a livello corporate i numeri raccontano due realtà differenti. La Juventus porta ancora le scorie di un deficit strutturale: il bilancio in chiusura (al 30 giugno 2026) non si discosterà molto dal rosso di 58 milioni registrato un anno fa.

Il Milan, pur dovendo assorbire una perdita stimata di 20-30 milioni dopo un "anno zero" senza coppe, si presenta con un quadro economico-finanziario decisamente più solido e un patrimonio netto che al 30 giugno 2025 ammontava a 199 milioni.

Tuttavia, se per il club bianconero il cammino europeo è vitale per dare ristoro alle casse, per i rossoneri è una necessità stringente per riposizionare e consolidare il brand sui palcoscenici internazionali. Ecco perché l'Europa League, quest'anno, è tutto fuorché un torneo di consolazione.

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