Nato e cresciuto all'ombra del Campanile. Terzino arcigno e mai domo a difesa della amata maglia gialloazzurra. Protagonista assoluto della promozione dalla B dello scorso campionato
Photo by official Frosinone Calcio
“Gabriele torna a casa, è pronto a tavola!”, parafrasando il più classico del richiamo materno. Nelle vie di Frosinone il bimbo Bracaglia senza dubbio avrà calciato una miriade di palloni in faccia ad un muretto o sui cancelli in giardino. Il sogno per la maggior parte dei ragazzini dello stivale è sempre lo stesso: diventare un giorno dei veri calciatori.
A distanza di decenni Gabriele Bracaglia può esclamare di avercela fatta. L'oratorio di San Gerardo, zona corrispondente alla parte alta del centro storico della città laziale, ha costituito il luogo iniziale di un'avventura che merita di essere raccontata con dovizia di particolari. Una scalata strepitosa, inarrestabile e probabilmente inaspettata a certi livelli per il diretto interessato. Nato proprio a Frosinone il 19 luglio 2003, trascorre un'infanzia serena fatta di pane e calcio. Al Matusa il team canarino tocca vette inesplorate tra cadetteria e primi balzi favolosi in Serie A. Zappino, i fratelli Ciofani, Gucher e Dionisi sono gli eroi in campo sugli spalti i piccoli tifosi canarini li eleggono come idoli incontrastati.
Nella scuola calcio del leoni Bracaglia muove i passi embrionali della carriera. I margini di miglioramento sono ampi, certo, ma Gabriele possiede una ferocia agonistica fuori dal comune che lo accompagnerà fino all'approdo nel calcio dei grandi. Le stagioni passano e la gavetta costruisce un puzzle di esperienze essenziali. Dall'Under 17 all'Under 19 il processo di maturazione non conosce ostacoli. Nell'estate del 2023 i dirigenti gialloazzurri optano per un'annata in prestito in Serie C al Renate. Sui manti erbosi del terzo torneo nazionale per lui in totale 17 gettoni e 1 assist per 900 minuti di utilizzo.
Dalla stagione 2024-2025 Bracaglia fa definitivamente ingresso nella rosa canarina. Nel primo round di cadetteria colleziona 26 presenze arricchite da 1 gol e 1 assist. A fine corsa i vertici ciociari, con a capo il Presidente Maurizio Stirpe ed il direttore sportivo Castagnini, mettono in piedi una autentica rivoluzione tecnica. Al timone della squadra viene chiamato Massimiliano Alvini. In principio diversi tifosi nutrono forti perplessità. Di settimana in settimana, però, la truppa gialloazzurra mette il turbo e compie l'impresa della quarta promozione in Serie A nella storia del sodalizio ciociaro. Grabriele sigla addirittura 5 reti con 2 assist in 34 caps.
Tatticamente Bracaglia funge soprattutto da terzino a sinistra, ideale per una difesa schierata a 4. Ricordiamo che al momento il Frosinone gioca con il sistema 4-3-3. Mancino naturale, alto 1 metro 85, baricentro medio, corporatura normolinea, struttura fisica molto sviluppata negli arti superiori (in particolare torace e pettorali) e inferiori. Sugli sviluppi di corner o altre palle inattive spesso sa essere pericoloso con imperiosi colpi di testa. Lucido nel mantenere il posizionamento in campo, difficilmente si lascia sorprendere dall'esterno della compagine avversaria in fase di non possesso. Di tanto in tanto, quando l'andamento di un match lo consente, Bracaglia si spinge anche verso il fondo del campo tramite scatti o sovrapposizioni lungo il binario di competenza. In tal senso l'asse con Kvernadze funziona alla perfezione su quel fazzoletto del rettangolo verde.
“I miei genitori sono fieri di ciò che ho fatto fino ad ora - ha sottolineato lo stesso Gabriele in una passata intervista per i canali ufficiali del Frosinone - e mi hanno sempre sostenuto. Costantemente mi spingono a migliorare e quindi li ringrazio per tutto ciò che fanno per me. L'idolo di sempre è Sergio Ramos”. Rimane iconica la foto che ritrae proprio un Bracaglia poco più che bambino nel cuore del terreno di gioco del vecchio stadio Matusa mentre festeggia con gli altri tifosi gialloazzurri l'ultimo salto dalla C alla B avvenuta ormai diversi anni fa. Nel match contro la Juve Stabia dello scorso torneo cadetto Gabriele ha segnato di testa rimettendoci anche il naso. Un gesto stoico che spiega al meglio lo spirito indomabile di un ciociaro doc che oggi rappresenta il capoluogo in Serie A senza macchia e senza paura.