Gli Stati Uniti sono il paese con più sponsor a Qatar 2022

Nonostante la FIFA World Cup si stia celebrando nel Golfo Persico dopo l'assegnazione al Qatar a discapito della candidatura americana, gran parte degli sponsor del torneo sono a stelle e strisce.

Il Mondiale in Qatar è stato in assoluto il main topic degli ultimi mesi per un’edizione capace di scoprire il fianco, prima ancora di cominciare, ad attacchi su tutti i fronti.

Critiche contro il Paese ospitante, ma aventi ad oggetto soprattutto la FIFA. Responsabile di aver assegnato l'organizzazione del torneo al Qatar nonostante una politica locale avversa a principi fondamentali e ai diritti dell'uomo, con prese di posizione marcatamente omofobe.

Una decisione che ha sconvolto il mondo del calcio, inducendo la ferma volontà di capirne le ragioni, alimentati da una diffidenza nei confronti della trasparenza della Federazione Internazionale. Troppi i dubbi gravanti su di un presa di posizione così criticabile ed inisuale, capace addirittura di spostare i Mondiali dall'estate all'inverno.

Aspetto che di primo acchito potrebbe sembrare nobile e mirato al solo benessere di questo sport, ma che in realtà si costruisce anche su di una base di ipocrisia. Questa è infatti una reazione condizionata dagli interessi delle parti che, in tal contesto, si considerano lese.

Tutte le problematiche riguardanti la FIFA, infatti, sono ben note da quasi 50 anni e gli episodi di corruzione da parte dei suoi rappresentanti apicali sono stati lampanti in innumerevili circostanze. Ma mai abbastanza importanti da essere gridati a gran voce con tale veemenza.

Ciò che ha indotto questa necessità di capovolgere l'organizzazione della Federazione per coglierne i tratti illeciti è stato pestare i piedi all’Occidente. Prima all’Inghilterra, preferendole la Russia nel 2018 come Paese ospitante, e poi gli Stati Uniti d’America. Ingenuità, se così vogliamo definirla, commessa da Sepp Blatter che ha avuto nel coinvolgimento degli statunitensi il proprio punto di rottura.

La decisione della Federazione di preferire il Qatar agli USA ha infatti portato l'FBI ad innescare un processo internazionale  di indagini, arresti e colpi di scena capaci di indurre profondi cambiamenti nella FIFA e di rendere noti al mondo centinaia di transazioni illecite erogate o ricevute nelle stanze dei bottoni del calcio mondiale.



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Uno spartiacque tra ora ed il passato che può fare solo bene a questo sport, ma che è arrivato indubbiamente troppo tardi, considerando come fossero palesi i problemi da decenni.

Apprezzabile il risultato, discutibile il movente, insomma.

Situazione politico calcistica che si è costruita principalmente sull’asse Doha – New York e che sembrava quindi tessere le trame di un forte allontantamento da parte degli States dal Mondiale qatarino, consideratesi defraudati della sua organizzazione, e dallo stesso Qatar. Opinione, questa, che si è dimostrata essere completamente errata.

I dissapori sono stati infatti ben presto superati in favore degli interessi economici, considerando come ben 6 aziende sponsorizzanti il torneo soffiato agli americani siano, ironia della sorte, americane e di come la prossima edizione ambientata in Nord America verrà trasmessa dall’emittente televisiva locale (FOX), grazie alla sponsorizzazione di, altro colpo di scena, la Qatar Airways.



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Secondo quanto riportato dal Washington Post, infatti, sarebbe proprio la compagnia aerea controllata dal Governo dello Stato del Golfo a finanziare i diritti di trasmissione del torneo. Finendo col portare gli USA a finanziare a loro volta i "rivali" o presunti tali.

Accordo che sta facendo assolutamente discutere e che sembra essere quantomai distante da tutte le attività condotte dal Team USA per condannare le gesta della controparte, ora cliente.

Gli sponsor del Mondiale e la forte presenza americana

Analizzando le sponsorizzazioni della FIFA World Cup Qatar 2022 emergono informazioni davvero interessanti per un’edizione che, dal punto di vista commerciale, ha dovuto affrontare innumerevoli cambiamenti rispetto al passato.

Il tornado di discussioni avvolgenti il torneo ha infatti allontanato un gran numero di aziende, volenterose di non associare il proprio brand ad una Coppa del Mondo così discussa, determinando di riflesso delle novità.

Innanzitutto l’allontanamento, ma questa volta per volontà della FIFA, della russa Gazprom partner per il Mondiale di Russia e ora accantonata a causa della guerra in Ucraina. Seguita poi, per scelte aziendali discrezionali, da Continental, Castrol e Johnson & Johnson.

Un palcoscenico commerciale fortemente condizionato dalla politica internazionale e che ha permesso l’insediamento della Cina. Con il gigante asiatico massimo investitore, portando al torneo la bellezza di 206.67 miliardi, contro i 134 di aziende qatariote, i 128.5 proprio degli States e i 184.5 da parte del resto del mondo.



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Washington che, a livello di cifre, insegue Pechino, ma che, per quanto riguarda il numero di marchi coinvolti, è in testa alla classifica a pari merito con il Qatar.

Una presenza massiccia in una Coppa del Mondo criticata per 12 anni e sfociata in una presa di posizione da parte delle autorità dal 2011 al 2015.

Un terremoto che ha portato alle dimissioni di Blatter, all’addio di Platini, all’arresto di svariati white collar del calcio ma che non ha determinato, di fatto, nessuna presa di posizione davvero palpabile e concreta avversa a questa specifica edizione del torneo.

Gli sponsor del Mondiale, infatti, sono i seguenti:

  • Nubank (Brasile);
  • Wanda Group (Cina);
  • Vivo (Cina);
  • Hisense (Cina);
  • Mengniu (Cina);
  • Adidas (Germania);
  • Byju’s (India);
  • Claro (Messico);
  • Qatar Airways (Qatar);
  • QatarEnergy (Qatar);
  • The Look Company (Qatar);
  • Ooredoo (Qatar);
  • Qatar National Bank (Qatar);
  • Gulf Warehousing Company (Qatar);
  • Crypto.com (Singapore);
  • Hyundai (Corea del Sud);
  • Kia (Corea del Sud);
  • Hublot (Svizzera);
  • Visa (USA);
  • Coca-Cola (USA);
  • McDonald’s (USA);
  • Budweiser (USA);
  • Algorand (USA);
  • Frito-Lay (USA - Messico).

La presenza di Coca – Cola e di McDonald's, tuttavia, non sorprende affatto considerata la continuità di due rapporti commerciali iniziati, rispettivamente, nel 1978 e nel 1994. Con il colosso del beverage a rappresentare, insieme ai tedeschi di adidas, il vero cambio di fronte adottato dalla FIFA nel 1974 con il fine di diventare una struttura a tutti gli effetti capitalistica.

Ma la presenza delle connazionali porta d'impulso a chiedersi come sia possibile che le interazioni commerciali tra gli Stati Uniti, a tutti gli effetti parte lesa, ed il Qatar non siano cambiate in una virgola. Ne di come due tra le più grandi aziende dello Stato più potente del Mondo abbiano comunque deciso di comparire nel Golfo.

Gli sponsor ufficiali della FIFA

Anche per quanto riguarda i partner ufficiali della FIFA come Federazione e non specificatamente plasmati al torneo, si ravvisa un melting pot aziendale tra Stati Uniti, Cina e Qatar. Per una distribuzione quantomai coerente con i connotati del mercato internazionale, ma al contempo distanti da tutte le ragioni politiche e sportive addotte in questi mesi e anni per puntare il dito contro il Governo del calcio e il Paese arabo.

Le realtà coinvolte sono infatti:

  • adidas
  • Coca – Cola
  • Hyundai
  • Wanda Group;
  • Qatar Airways;
  • QatarEnergy;
  • Visa.


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