Finanziaria 2024, stop al Decreto Crescita? Cosa cambia in Serie A

La revoca dell’agevolazione sull’ingaggio di sportivi dall’estero partirà dall'1 gennaio 2024, ma avrà effetto retroattivo anche per gli ingaggi avvenuti durante la scorsa sessione estiva. Ecco chi mantiene i vantaggi e chi no.

L’Italia e lo sport dicono addio al Decreto Crescita. In questi giorni, infatti, il Governo sta definendo la Finanziaria del 2024 e fra le misure prese c’è il taglio a uno degli sgravi fiscali più utilizzati dai club italiani negli ultimi anni, escludendo del tutto gli sportivi da tali facilitazioni.

Questo cambia tanto le carte in tavola per le squadre del nostro paese, che spesso negli ultimi anni hanno puntato sulle agevolazioni fiscali derivanti dall’utilizzo di questo decreto per portare in Serie A giocatori come Lukaku, Pulisic e Thuram.



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Cosa cambia per i club senza Decreto Crescita?

L'agevolazione legata al Decreto Crescita consiste (o meglio, consisteva) in una riduzione della tassazione del 50%, per un reddito fino a 600mila euro.

Il requisito richiedeva che questi lavoratori avessero una elevata qualificazione o specializzazione e che non siano stati residenti in Italia negli ultimi tre anni. Il decreto era stato pubblicato il 30 aprile 2019.

La sua abolizione, dunque, condizionerà fortemente il calciomercato, a partire dal prossimo gennaio.

Ci saranno più spese fiscali anche per i giocatori provenienti dall’estero, riequilibrando - in un certo senso - la tendenza che vedeva prediligere giocatori provenienti dall'estero.

Tuttavia, il provvedimento di abolizione deciso dal Governo dovrebbe essere retroattivo, coinvolgendo tutti gli acquisti dell’estate 2023.



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Come cambia il Decreto Crescita?

Dal 2024 saranno abrogati il regime speciale per i lavoratori impatriati (previsto dall’articolo 16 del decreto Internazionalizzazione, il Dlgs 147/2015) e le agevolazioni per il rientro dei cervelli (commi 2-bis, 2-ter e 2- quater dell’articolo 5 del decreto Crescita del 2019, il Dl 34).

Nei casi più favorevoli, le misure come oggi pensate possono prevedere la detassazione del 90% del reddito percepito dal lavoratore impatriato, mentre, con la nuova misura, l'agevolazione sarà massimo al 50.

Questa versione del Decreto Crescita continuerà ad applicarsi a chi otterrà la residenza fiscale in Italia entro il prossimo 31 dicembre.

Non ci saranno, quindi, conseguenze per chi si è già trasferito contando su un certo regime fiscale e, se il criterio sarà quello dettato dall’articolo 2 del Tuir, serviranno almeno 183 giorni di residenza nel 2023.

Per tale motivo tutti i giocatori che si sono trasferiti in Italia prima del 2 luglio 2023 potranno usufruire dei vantaggi già nel 2023 e per i 4 periodi fiscali successivi.

Inoltre, vale la pena ricordare che per quanto riguarda il Decreto Crescita e i suoi benefici fiscali bisogna considerare il periodo fiscale inteso come anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno) e non di stagione sportiva.

Quali sono i nuovi requisiti del Decreto Crescita?

L’agevolazione, come spiegato, consiste nella possibilità di far concorrere al reddito complessivo solo il 50% dei redditi da lavoro dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e dei redditi da lavoro autonomo, purché prodotti in Italia dal contribuente che si è trasferito.

Le condizioni per accedere al nuovo regime agevolato dal 2024 saranno, secondo quanto emerso, molto più restrittive rispetto al passato.

I lavoratori non devono aver risieduto in Italia nei tre periodi d’imposta precedenti a quello del trasferimento e devono impegnarsi a risiedere nel territorio italiano per almeno cinque anni successivi. Con la vecchia versione bastava non aver risieduto in Italia nei due anni precedenti e mantenere la residenza per due anni successivi.

Con la nuova versione, di base, si escludono a priori i calciatori. Infatti, si considereranno solo "lavoratori con i requisiti di alta specializzazione o qualificazione, come definiti dal decreto legislativo 108/2012 e dal decreto legislativo 206/2007".

Quali giocatori potrebbero perdere i benefici del Decreto Crescita?

Per i club di Serie A le differenze rispetto alle previsioni di costi avranno importanti effetti sui costi, anche se con alcune eccezioni.

Tornando al ragionamento di sopra, secondo cui già nel 2023 i calciatori ingaggiati entro il 2 luglio potranno benedici degli sgravi fiscali è quindi fondamentale adesso valutare le differenze caso per caso, squadra per squadra, calciatore per calciatore.

Tutti i giocatori acquistati prima del 2 luglio 2023 godranno dei benefici per il 2023 e per i prossimi 4 anni, tutti gli altri non potranno godere dei benefici né nel 2023 né nelle prossime stagioni.

Prendiamo il caso dell'Inter che in estate ha acquistato, tra gli altri, Thuram e Pavard. L'attaccante ha firmato con i nerazzurri l'1 luglio 2023, mentre il difensore si è trasferito a Milano a fine agosto (in ogni caso dopo il 2 luglio).

L'ex Borussia M. godrà quindi dei benefici già in questa stagione (dall'1 luglio al 31 dicembre avrà trascorso almeno 183 giorni svolgendo la sua attività prevalente sul territorio italiano) e per i 4 anni successivi (a meno che non venga ceduto prima e a quel punto l'Inter dovrà versare la differenza degli sgravi dovuti all'Erario).

Per quanto riguarda l'ex Bayern Monaco, che secondo informazioni di stampa ha firmato con i nerazzurri un contratto di 5 anni a 5 milioni di euro a stagione, la situazione cambia.

Nel 2023 l'Inter già sapeva che non avrebbe goduto del Decreto Crescita, ma contava di farlo dal prossimo esercizio.

Per passare ad un'analisi numerica, grazie al Decreto Crescita l'Inter avrebbe pagato nel 2024 7,90 milioni di euro lordi (per un netto di 5 milioni). Nel caso venga confermata l'abolizione gli stessi 5 milioni di ingaggio netto costeranno all'Inter 9,25 al lordo determinando un delta di 1,35 milioni da pagare in più per i nerazzurri.

Lo stesso ragionamento può essere ribaltato per tutti i giocatori che sono arrivati in Italia la scorsa sessione estiva di calciomercato, mantenendo sempre la distinzione "ante 2 luglio" vs "post 2 luglio".

Chi perde i benefici del Decreto Crescita?

Inter

Sommer: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Bisseck: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Klaassen: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Thuram: rientra nel "vecchio" Decreto Crescita (tesserato il 1° luglio 2023).

Milan

Loftus Cheek: rientra nel "vecchio" Decreto Crescita (tesserato il 29 giugno 2023);

Reijnders: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Pulisic: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Chuckwueze: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Okafor: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024.

Juventus

Weah: rientra nel "vecchio" Decreto Crescita (tesserato il 1° luglio 2023),

Napoli

Natan: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Cajuste: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Lindstrom: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024.

Roma

Kristensen: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

N'Dicka: rientra nel "vecchio" Decreto Crescita (tesserato il 1° luglio 2023);

Aouar: rientra nel "vecchio" Decreto Crescita (tesserato il 1° luglio 2023).

Lukaku e Paredes continueranno a godere dei vantaggi in continuità con i loro passaggi in Serie A, anche se in altre squadre, nelle stagioni precedenti.

Lazio

Kamada: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Guendouzi: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Castellanos: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024;

Isaksen: non avrà benefici né nel 2023 né dal 2024.



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