Como, Dele Alli saluta. Parabola discendente di un fenomeno in lotta con i demoni interiori

La storia di Delle Alli è un po'quella di tutti noi: metafora di un percorso esistenziale e umano comune e che si rivela meravigliosamente autentico nella propria tragicità

Photo by Alex Davidson/Getty Images

Nove minuti e un rosso alla prima in casa con il Milan. Esordio da incubo per Dele Alli, calciatore inglese ritenuto da molti uno dei prospetti più interessanti del calcio mondiale fino a non pochi anni fa. La parentesi più raggiante del calciatore anglo-nigeriana è stata quella al Tottenham tra il 2015 e il 2022, collezionando 51 reti in 181 partite di Premier League.

L'arrivo di Mourinho alla guida degli Spurs nella stagione 202-2021 lo pone gradualmente ai margini del progetto, complice anche il mancato feeling con il tecnico portoghese. Poi, a novembre dello stesso anno, in panchina si siede Antonio Conte. In quel momento finisce, simbolicamente, la carriera di Dele Alli. Il giocatore viene estromesso totalmente dalla rosa del club londinese e comincia una girandola di trasferimenti infruttuosi in varie squadre tra cui Everton, Beşiktaş e Como. E pensare che, solo qualche anno prima, quel giovane centrocampista del Milton Keynes Dons (MK Dons) aveva su di sé le attenzioni dei più prestigiosi club europei. I tabloid inglesi non mancavano di paragonarlo a Steven Gerrard per lo stile di gioco espresso, che tra l'altro lo stesso Alli ha rivelato essere il suo idolo di infanzia e fonte di ispirazione.  

Le caratteristiche tecniche

Classico centrocampista moderno "box to box", la sua duttilità lo ha reso un giocatore utile sia in fase offensiva sia difensiva. Dotato di ottime caratteristiche balistiche, unisce a ciò anche una notevole prestanza atletica e un'ottima tecnica. I tratti negativi del profilo del calciatore, però, sono sempre stati principalmente due: una lunga serie di infortuni e un'enorme fragilità mentale, che ne hanno inevitabilmente condizionato la carriera.
 

La tentata rinascita comasca

A fine dicembre 2024 arriva la chiamata del Como, con i quali firma un contratto fino al 2026 con opzione di rinnovo per un'altra stagione. Fabregas ripone in lui numerose speranze, e l'obiettivo ambizioso del calciatore è quello di mostrare al mondo intero la propria influenza e incidenza in uno dei campionati di calcio più importanti al mondo. Rientrato da un brutto infortunio muscolare che l'aveva tenuto a lungo fuori dal rettangolo verde, passa le prime sei partite in tribuna. Poi, alla 29 esima giornata di campionato, a San Siro, contro il Milan, il debutto ufficiale in Serie A. Minuto 81', i biancoblu sostituiscono Da Cunha (autore del gol del vantaggio, ndr) con - appunto - Delle Alli. Dopo nove minuti, però, inizia l'incubo. Un intervento scomposto ai danni del connazionale Loftus-Cheek gli costano un cartellino rosso. O meglio, inizialmente l'arbitro Marchetti estrae il giallo, ma poi viene richiamato dal VAR. Iconico l'intervento di Walker - difensore avversario, ma amico del giocatore - che chiede in tutti i modi di non espellere Alli. Fabregas nel post partita si espone duramente sul giocatore, negandogli altre possibilità in campo. Ieri, ultima giornata di mercato, arriva la notizia ufficiale: rescissione del contratto e anglo-nigeriano svincolato in attesa di capire quale altra squadra punterà su di lui.    

La depressione

In tutta questa storia, l'avversario più grosso da sconfiggere rimangono la depressione e le tribolate vicende di vita. Dopo la nascita, il padre si trasferisce negli Stati Uniti, e lui viene cresciuto dalla madre che, però, soffriva di dipendenza dall'alcool. All'età di sei anni viene abusato sessualmente da una amica della madre, e nel 2004 iniziano le problematiche legate a droga e stupefacenti, che gli hanno precluso seriamente tutta la carriera. A nove anni torna in affidamento al padre, mentre dai tredici in poi va a vivere nella casa dei genitori di un compagno dell'MK Dons. Il suo rapporto con le droghe gli ha causato diversi problemi psicologici. Durante la parentesi al Beşiktaş, il giocatore ha ammesso di essere seguito da diversi anni da uno psicologo e di avere intrapreso un percorso di cura.

La parabola discendente di Dele Alli insegna che il talento donato dalla vita, purtroppo, a volte deve necessariamente scontrarsi con dei mali difficili da superare. La depressione è un avversario ostico, presente nel calcio molto più di quanto si pensi. Buffon, Ilicic, Iniesta sono solo alcuni dei più importanti nomi del calcio mondiale che hanno pubblicamente ammesso di soffrire di questo disturbo. Ma la depressione è un sintomo patologico infame e invisibile, almeno fino a quando non diventa eccessivamente invalidante. E la storia di Delle Alli, forse, è un po'quella di tutti noi: metafora di un percorso esistenziale e umano comune e che si rivela meravigliosamente autentico nella propria tragicità. 
  


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