L'ascesa di Giancarlo Devasini, superato Giovanni Ferrero. Ma per Tether la Juventus resta un sogno

Devasini supera Ferrero e diventa l’italiano più ricco al mondo con 89 miliardi di patrimonio. Tra sogni di gloria e il muro della Juventus, il re di Tether che vuole sfidare Exor

Juventus Tether Devasini

Quotazioni di criptovaluta (Foto x.com/Datadripco)

È il segno inequivocabile dei tempi che cambiano, un’epoca in cui l’innovazione digitale della blockchain riesce a correre molto più velocemente della solidità della tradizione industriale. Il verdetto arriva dalle ultime classifiche di Forbes, riportate con dovizia di particolari da Tuttosport, e racconta una scalata che ha del clamoroso: Giancarlo Devasini, il fondatore della criptovaluta Tether, è ufficialmente diventato l’italiano più ricco al mondo. 

Con un patrimonio che ha toccato la quota astronomica di 89,3 miliardi di euro, Devasini non ha solo scalato le gerarchie globali posizionandosi al 22esimo posto assoluto, ma ha staccato nettamente un simbolo dell’eccellenza piemontese come Giovanni Ferrero. Nonostante il leader dell'impero dolciario abbia incrementato il proprio patrimonio di ben 7,5 miliardi in un solo anno, la sua corsa si è fermata a 48,8 miliardi, scavando un abisso che vede il re delle cripto possedere quasi il doppio della ricchezza del re della Nutella.

I riflettori sulla Juventus

Questa vertiginosa ascesa finanziaria ha inevitabilmente acceso i riflettori sul mondo del calcio, dato che Tether detiene già circa il 12% della Juventus. Negli ultimi mesi, la società di Devasini non ha mancato di stuzzicare la tifoseria attraverso i social network, provando a mostrarsi come un'alternativa credibile e potente alla gestione attuale. Questa dimostrazione di forza, alimentata da tweet e suggestioni digitali, ha cercato di insinuarsi nelle crepe di una piazza che sogna di tornare "grande di nuovo". T

uttavia, la realtà dei fatti si è scontrata con un muro dorato ma invalicabile: la proprietà bianconera non ha mai mostrato la minima intenzione di vendere. Dalle parole di Comolli a Londra fino alle risposte dirette arrivate nei momenti di massima pressione, la Famiglia ha ribadito la centralità del club nel proprio ecosistema, considerando la Juventus un asset da almeno due miliardi di euro.

La scalata a vuoto di Tether

Il tentativo di scalata di Tether sembra essersi arenato proprio di fronte a questa valutazione complessiva, giudicata non in linea con le proposte avanzate dal colosso delle stablecoin. Per quanto Devasini possa vantare una vittoria schiacciante nelle classifiche dei miliardari, superando non solo Ferrero ma anche altre figure di spicco come Andrea Pignataro di Macron o il suo stesso CEO Paolo Ardoino, la gestione operativa della Vecchia Signora resta saldamente ancorata alla tradizione. Dopo l'offerta pubblica di dicembre, ogni ulteriore tentativo di dialogo pare essere stato scoraggiato dalla fermezza di una proprietà che non vede in Tether un interlocutore per la cessione, ma solo un azionista di minoranza.

In questo scenario di cifre record e ambizioni globali, la Juventus prosegue il suo cammino di ricostruzione cercando di ritrovare la competitività sportiva anche senza il supporto diretto dei massicci capitali cripto. La lezione che emerge da questo sorpasso miliardario è chiara e quasi romantica nella sua durezza: si può nuotare in un mare di miliardi e dominare i mercati finanziari di tutto il pianeta, ma la storia e i sentimenti di un club secolare rimangono un asset che non si può acquistare con un semplice trasferimento di token. Il muro della Continassa resta in piedi, ricordando a tutti che, nel calcio, il potere dei numeri deve ancora fare i conti con quello della tradizione e dell'identità.

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