Arsenal All or Nothing: una serie per scoprire Mikel Arteta

Il noto format di Amazon Prime ci porta dietro le quinte dei Gunners e ci regala un punto di vista esclusivo sul suo allenatore.

Che si parli di football americano, calcio o rugby, è un punto di vista unico che infiamma i cuori dei tifosi appassionati ed incuriosisce chi di sport sa poco e nulla.

È un punto di vista profondo ed intimo all’interno di una squadra, di un club, di uno spogliatoio.

La partita, in questo caso, diventa evento secondario rispetto le vicende e discussioni che accadono all’interno di uno spogliatoio. Siamo tutti curiosi di vedere e scoprire ciò che possiamo solo immaginare.

Il valore culturale dell’ Arsenal

La docu-serie dedicata all’ Arsenal racconta la stagione 2021/2022, fatta di alti e bassi e, proprio per questo, probabilmente più interessante. Il club di Londra non ha bisogno di presentazioni.

Fondato nel 1886, dal 1919 milita ininterrottamente in Premier League. Il club inglese più vincente dietro solo a Liverpool e Manchester United.

Una delle poche squadre ad aver raggiunto tutte le finali delle principali competizioni UEFA degli ultimi anni: dalla Champions League alla Coppa UEFA, dalla Coppa delle Coppe sino all’Europa League.



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L’Arsenal è storia: il match disputato il 22 Gennaio 1927 contro lo Sheffield United fu il primo trasmesso in assoluto dalla radio inglese; l’amichevole tra prima squadra e formazione riserve del club, giocata nel settembre del 1937, invece, fu la prima gara ad essere trasmessa in diretta in televisione.

È il club del libro "Febbre a ’90" di Nick Hornby, straordinario racconto che traccia e disegna alla perfezione la passione di ogni tifoso di calcio così come il film con protagonista Colin Firth: quello, per intenderci, del “noi non supereremo mai questa fase” o “l’Arsenal ha significato troppo per me”.

L’impronta di Arteta sulla squadra e nella serie

L’Arsenal è tutto ciò: storia, cultura, vittorie, sconfitte ed attualità.

All or Nothing ci porta proprio ad i giorni nostri, in una dimensione di difficoltà alla quale sono poco abituati i tifosi biancorossi e che oggi sorridono grazie al primo posto del team di Arteta.

Ecco proprio il tecnico basco è la figura che emerge nei 9 diversi episodi che raccontano la stagione passata. Una piacevole scoperta, un personaggio unico, che il mondo ha scoperto (un po’ di più) anche attraverso Amazon.

Da calciatore una traiettoria particolare: entra sin da subito nella Masia ma non va oltre la squadra B, decidendo poco più che ventenne di cambiare aria e volare a Parigi. A seguire Rangers Glasgow, Everton ed Arsenal, dove il cerchio si chiude, con la conquista di 2 due Coppe d’Inghilterra e 2 Community Shiled con la maglia dei Gunners.  



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Dal 20 Dicembre 2019 guida l’Arsenal come tecnico, un destino scritto e confermato da ciò che hanno sempre detto i suoi compagni di squadra: “Era il nostro allenatore in campo”. Una frase già sentita, forse banale, ma che in questo caso non è mai stata più azzeccata.

Wenger fu il primo a proporgli un ruolo nello staff appesi gli scarpini al chiodo. Pochettino ci provò, ma l’unico ad avere la sua attenzione fu Pep Guardiola che lo chiamò come collaboratore tecnico.

Un sogno che si avvera, lavorare accanto al suo idolo, a quello che considera il miglior tecnico al mondo e che impregnerà la sua idea di calcio, la sua filosofia di lavoro per sempre. Basta guardare la serie: gli allenamenti, i concetti, le parole si rifanno in maniera evidente al guardiolismo.

Allo stesso tempo, Guardiola testimonierà la sua ammirazione: “Ho lavorato con lui tre anni. Credo di non aver mai imparato così tanto da un singolo collaboratore. Attualmente rappresenta qualcosa di più di un buon allenatore”.

Comunicazione efficace e leadership

La capacità di Arteta è stata poi quella di plasmare il concetto iniziale con le sue idee, con il suo credo, con maggiori verticalizzazioni, probabilmente un ritmo diverso.

Non vogliamo, però, avventurarci in questioni tecniche preferendo evidenziare altri aspetti più vicini a noi: la serie sull’Arsenal è un concentrato di comunicazione efficace, leadership e problem solving.

Mikel Arteta è quanto ci aspettiamo oggi da un tecnico moderno.

Il tecnico dei Gunners non è un oratore ma è un comunicatore eccellente, manager moderno che va oltre i classici ed arcaici parametri calcistici per stimolare e motivare i suoi ragazzi, per migliorare l’atleta e, probabilmente, in primis la persona.

Arteta è anche un maniaco della perfezione, ossessionato dal calcio.



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La leggenda narra che a Manchester (per molti anche oggi) vivesse circondato da foglietti, appunti, schemi e postit appesi in ogni angolo della casa, un po’ come Russle Crowe in Beautiful Mind.

In una vecchia intervista lui stesso confessò: “Tre ore dopo la nascita del mio primo figlio, ho ricevuto il quotidiano trattamento al ginocchio destro per velocizzare il recupero e conseguente rientro in campo. Mia moglie voleva uccidermi, pensava potessi saltare il trattamento in un’occasione speciale come quella. Semplicemente non si rendeva conto che, quel giorno, avevo già perso otto ore di lavoro”.

Nella serie questo integralismo è evidente: la questione Aubameyang rimosso dal ruolo di capitano, la cessione di Guendouzi per questioni di comportamento e anche il via libera dato ad Ozil sono segno evidente del suo carattere, delle sue idee: “La mia filosofia è chiara. Voglio che tutti diano il 120% all’interno del rettangolo di gioco. Se non lo fai, non scendi in campo”. Questo ripete alla squadra ed in primis a se stesso.

Alcuni valori non sono negoziabili, non possono essere intaccati: “Sono cresciuto in un mondo in cui certi valori non sono negoziabili. Uno è il rispetto, uno è l’impegno e l’altro è la passione”.

Saranno questi i motivi del primo posto dei Gunners in Premier League? Non lo sappiamo, ma sicuramente delle buone ragioni per vedere la serie tv.



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