Sport & Russia: quale sarà il prossimo passo?

L'invasione dell’Ucraina sta avendo le sue ripercussioni anche sullo sport. I piani bellici del paese hanno infatti sollevato perplessità e domande circa il rapporto futuro tra sport internazionale e Mosca.

La situazione geopolitica internazionale è sotto gli occhi di tutti. Trattare nello specifico i connotati della guerra in Ucraina risulta quasi superfluo, considerando che ogni settore ne sta risentendo in modo più o meno intenso rendendo, quindi, l’argomento l’ordine del giorno.

Un focus daily tutto fuorché piacevole, ma necessario per analizzare, oltre al dramma umano, anche lo stato di salute del calcio. Dal Chelsea di Roman Abramovic, alle esclusioni della nazionale dai tornei FIFA e UEFA.

Allargando i confini della questione, la domanda che ci si pone ora è che conseguenze avrà il tutto nei rapporti, presenti e futuri, della Russia con le organizzazioni dello sport internazionale.

Considerando che quanto sta accadendo lascerà sicuramente il segno nella storia, divenendo uno degli eventi più drammatici degli ultimi decenni.

Si sta innescando infatti un effetto domino di sanzioni ed esclusioni con l’intento di isolare Mosca, nel tentativo che questo possa fungere da incentivo per interrompere il conflitto.

Anche il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), che solo poche settimane prima che il presidente Vladimir Putin ordinasse l’attacco si era aggrappato alla sua posizione di neutralità durante i Giochi Olimpici Invernali in Cina, ha dovuto prendere una posizione insolitamente pesante in risposta alla guerra.

L'invito iniziale del CIO alle Federazioni Internazionali (IF) è stato quello di trasferire o cancellare i loro eventi programmati in Russia e Bielorussia, seguito poi da una raccomandazione di vietare la partecipazione di atleti e funzionari dei due paesi.

La Russia, un paese che per tanto tempo ha visto lo sport come una fonte di grande orgoglio nazionale, è stata cacciata dalla comunità sportiva in pochi giorni.

"Sono rimasto davvero scioccato da quante organizzazioni e quante parti interessate abbiano preso decisioni in merito e dalla velocità e grandezza delle loro azioni”, ha dichiarato Simon Chadwick, professore globale di sport presso la Emlyon Business School di Parigi. "Faccio questo lavoro da quasi 30 anni e non ho mai conosciuto nulla di simile. È completamente senza precedenti nella storia".

Anche un’organizzazione apicale come la FIFA, che inizialmente aveva mantenuto le proprie posizioni di neutralità sulla falsariga delle decisioni del CIO, ora si è mossa attivamente, impedendo alla nazionale di giocare la partita di spareggio della Coppa del Mondo 2022 contro la Polonia.

La sua controparte europea, la UEFA, si è poi mossa nella medesima direzione trasferendo la finale di Champions League 2022 da San Pietroburgo a Parigi, per poi eliminare d’ufficio le squadre russe dalle sue competizioni.

Una vera e propria valanga di ripercussioni che annichiliscono la presenza del paese nei palcoscenici internazionali. Anche gli sport più apprezzati da Putin sono stati costretti ad agire.

La Federazione Internazionale di Hockey su Ghiaccio (IIHF), per esempio, ha sospeso tutte le squadre nazionali e i club russi e bielorussi dalle sue competizioni "fino a nuovo ordine", e ha tolto alla Russia i diritti di ospitare i Campionati del Mondo Junior IIHF del 2023.

Il politico si è anche visto revocare il suo status di presidente onorario dalla Federazione internazionale di judo (IJF), che, insieme al CIO, al World Taekwondo e alla Federazione internazionale di nuoto (Fina), è stata una delle diverse organizzazioni a privare il leader dei titoli sportivi a gettone.

Nell'ultimo decennio, la Russia ha messo in scena enormi raduni globali come le Olimpiadi invernali del 2014 e la Fifa World Cup del 2018, manifestazioni in cui si sono colti segnali circa la situazione torbida del paese.

Ancor prima di quest’ultimo, drammatico, episodio bellico, infatti Mosca avrebbe dovuto scontare una squalifica di 4 anni da tutti i grandi eventi sportivi, a causa dello scandalo doping programmato e consolidato dallo Stato.

Episodio che aveva già contribuito a creare un clima di profonda sfiducia all’interno della comunità internazionale.

Ora, considerato il clima completamente tossico e ai minimi storici tra la Russia ed il Mondo, complici i brogli ante – guerra ed il conflitto attuale, è difficile immaginare un immediato futuro dedito alla normale convivenza e coesistenza, come accaduto fino ad appena un mese fa.

Una sconfitta per il calcio e per lo sport, considerata la storia ed il fascino di piazze come Zenit, Lokomotiv, CSKA e Dinamo, ma purtroppo necessaria per risolvere questioni più importanti del pallone.

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