Il calcio, secondo il presidente della FIFA, potrebbe svolgere un ruolo di unione in situazioni di conflitto e anche una funzione diplomatica.
Secondo le ultime indiscrezioni, il presidente della FIFA Gianni Infantino starebbe valutando la possibilità di interrompere la sospensione imposta alla Russia, che attualmente non può partecipare alle competizioni internazionali. Il motivo? Secondo lo stesso, la misura adottata quattro anni fa non ha prodotto gli effetti attesi finendo per aumentare le tensioni globali. Da febbraio 2022, infatti, quando ci fu l'invasione dell'Ucraina, i club russi e la nazionale maggiore restano esclusi dai tornei organizzati da FIFA e UEFA. "Il divieto non ha portato a nulla, generando solo frustrazione e odio", ha detto Infantino, aggiungendo che "la possibilità che ragazze e ragazzi russi giochino a calcio in altre parti d'Europa sarebbe di grande aiuto".
E' inevitabile quindi riflettere sulla forte interconnessione tra calcio e politica, con la seconda che dosa sapientemente la prima in quanto strumento di soft power conoscendone i punti di forza e debolezza. Il calcio, secondo il presidente della FIFA, potrebbe svolgere un ruolo di unione in situazioni di conflitto e anche una funzione diplomatica.
Non si è fatta di certo attendere la risposta del Ministro dello Sport ucraino, Matvii Bidnyi, che ha definito queste parole come irresponsabili e infantili. Il ministro, sentito da Sky Sport, non ha poi mancato di contestualizzare la situazione in cui versa il paese da diverso tempo, insistendo sul fatto che il commento di Infantino "dissocia il calcio dalla realtà in cui vengono uccisi dei bambini". Lo stesso Ceferin si è esposto sulla vicenda, sottolineando però come la conditio sine qua non della riammissione della Russia nelle competizioni internazionali sia la fine della guerra. Una polarizzazione estrema, quindi, quella tra lo stato ucraino e la FIFA di Infantino, che ha insignito Donald Trump del Peace Award durante il sorteggio della Coppa del Mondo 2026.
Tralasciando la dimensione prettamente calcistica, la Russia è una potenza mondiale anche dal punto di vista sportivo. Dopo la dissoluzione dell'URSS, ha partecipato ai Giochi olimpici invernali per sei edizioni, dal 1994 al 2014, vincendo 120 medaglie (46 ori, 39 argenti e 35 bronzi): una media di 20 medaglie per ogni edizione. Già prima dello scoppio della guerra, comunque, nel 2017, il quadro sportivo russo era piuttosto complicato; proprio in quell'anno era infatti scoppiato lo scandalo del doping di Stato che aveva gettato ombre sulla federazioni. Nel 2023, poi, il Cio (Comitato olimpico internazionale) aveva sospeso il Roc (Comitato olimpico Russo) per violazione della carta olimpica contestando l'inclusione tra i suoi membri di organizzazioni sportive regionali del Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhya - sotto il controllo del Comitato ucraino - violandone l'integrità territoriale. Una situazione di stallo generale e incertenzza chiaroscurale che con le Olimpiadi di Cortina 2026 ha inevitabilmente finito per riproporsi.