Calciomercato, Maradona, Platini, Bruno Conti…Quanto costerebbero oggi?

Una generazione fuori mercato. Proviamo ad attualizzare le cifre dei trasferimenti più eclatanti dei grandi del passato

Quanto costerebbero oggi Platini e Maradona

Platini e Maradona in un match del 1986-1987 (Foto Facebook)

In seguito al passaggio di Neymar al PSG per 222 milioni nel 2017, che a quasi dieci anni di distanza continua a guidare la classifica dei trasferimenti più onerosi di sempre, sono stati numerosi i colpi da più di 100 milioni: Coutinho, Joao Félix, Caicedo, Wirtz, Grealish e Rice per citarne alcuni.

Sono tutti buoni giocatori, sia chiaro, ma se il loro valore nel calciomercato di oggi supera i cento milioni, una domanda sorge spontanea: Ma allora quanto varrebbero Maradona, Platini, Falcao, Ronaldo e le altre leggende del passato?

Un po’ di storia. Da Groves a Maradona, passando per Jeppson e Savoldi.

Le lamentele sulla mancanza di moralità nel valore dei calciatori e i paragoni tra i loro stipendi e quelli dei medici, per dirne una, li abbiamo ascoltati tutti tante volte. 

Ma quel che non tutti sanno è che questo dibattito, talvolta retorico, si è aperto nel 1893, quando l’altrimenti ignoto Willie Groves passò dal West Bromwich all'Aston Villa per 100 sterline. Per la prima volta veniva pagato ufficialmente il cartellino di un calciatore e la cifra fece scalpore, tanto che giornali dell'epoca parlarono di "mercificazione dell'atleta".

L'idea di dare un valore economico al cartellino era lontana dalla mentalità dell'epoca. Si pensi che vent’anni dopo la vicenda Groves, quando in Italia il calcio era ancora solo dilettantistico, i neoacquisti del Genoa Sardi e Santamaria furono accusati di professionismo (e squalificati) perché ricevevano compensi in denaro dal club ligure. 

Lasciando da parte il calcio pioneristico, a fare epoca nel nostro paese sono stati Amedeo Amadei, passato dalla Roma all’Inter nel 1948 per l’enorme cifra di 40 milioni di lire; Hasse Jeppson, al Napoli per 105 milioni e ribattezzato “'o Banco 'e Napule” ,  a sottolineare che da solo valeva quanto l'intero capitale dell'istituto di credito cittadino; Angelo Sormani, per il quale la Roma sborsò in totale mezzo miliardo (“6 milioni al chilo”, ironizzò il Corriere dello Sport) e “Mister 2 miliardi” Beppe Savoldi, dal Bologna al Napoli. 

Fu un altro record quello dei 2,6 miliardi investiti dalla Juventus per Paolo Rossi, poi battuto dai trasferimenti, tra gli altri, di Maradona, Gullit, Vialli, Lentini e Ronaldo, fino ad arrivare ai primi a sfondare la soglia dei 100 miliardi: Vieri e Crespo.

Ma quindi quanto varrebbero nel mercato attuale?

A rispondere alla nostra domanda è stato uno studio del Sun del 2021, secondo cui l’affare più costoso della storia sarebbe quello che ha portato Ronaldo dal Barcellona all'Inter per 45 miliardi di lire del ’97, che avrebbe avuto un valore di circa 450 milioni di euro se fosse avvenuto nel 2021. 

Alle spalle del Fenomeno c’è Diego Maradona, il cui passaggio al Napoli di Ferlaino nel 1984 sarebbe valso 355 milioni di euro nel 2021

Tra gli altri ci sarebbero anche Vieri, Michel Platini (entrambi 296 milioni), Van Basten (291) e Gabriel Batistuta, per il quale Sensi pagò nell’estate del 2000 70 miliardi di lire. Oggi sarebbe costato 249 milioni di euro.

Un paragone con quelli in attività. Chi sono i più costosi?

A gennaio 2026 l’osservatorio per il calcio del CIES, a cui possiamo affidarci per paragonare le cifre sopra citate a quelle dei campioni di oggi, ha individuato in Lamine Yamal il calciatore più prezioso del mondo, con un valore stimato di 343 milioni di euro.

Seguono Haaland (255 mln), Mbappé (€201,3 mln) e Bellingham (153 mln), poi Olise, Wirtz, Douè, Joao Neves, Arda Guler e Pedri, tutti con un valore di circa 130 milioni.

Il primo della Serie A a comparire in classifica è Kenan Yildiz, al quattordicesimo posto con 121 milioni, mentre il primo italiano, Donnarumma con 81,5 milioni, è solo il numero cinquantasei.

L’estetica del dribbling: il sovrapprezzo dell’imprevedibilità.

Nel calcio moderno praticamente ogni comportamento individuale e di squadra si può esprimere in una statistica, ma c’è ancora qualcosa che gli algoritmi non colgono: la capacità di creare superiorità numerica. 

In tempi di incertezza in cui dominano difese in blocco basso, serrati 5-3-2 e 5-4-1, speculazione e quinti “soldatino”, un Bruno Conti, ala che punta l’uomo, lo salta cambiando direzione in un fazzoletto e crossa sulla testa del 9, che crea spazi e genera “caos calcolato”, sarebbe un bene rifugio dal valore inestimabile.

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