Uno dei direttori sportivi più importanti della storia del calcio e uno che la storia la sta riscrivendo: Andrea Braida e Piero Ausilio sul palco del Festival della Serie A per parlare di calciomercato
Il panel I signori del calciomercato anticipa la chiusura della terza edizione del Festival della Serie A. Sul palco, con Monica Bettini e Claudio Rinaldi, due grandi protagonisti del mercato: Andrea Braida e Piero Ausilio, direttore sportivo dell'Inter.
“Quando inizi c’è l’entusiasmo e l’incoscienza di poter arrivare. Nel tempo si capisce quanto succede. Il primo anno, a Monza, ho vinto il campionato, poi le cose sono andate verso il meglio durante gli anni. Continuo a lavorare con il Ravenna, credo che la mia esperienza possa aiutare questa società a crescere”.
Sul ruolo di direttore sportivo:
“Un buon direttore sportivo deve avere talento e sentimento. La tecnologia non ti rende felice. Bisogna essere capace di intuire se il calciatore è congeniale alle attività della squadra. È un lavoro ampio. Bisogna saper gestire il gruppo e lo spogliatoio. Oggi ogni calciatore è un’impresa. Ci sono agenti, avvocati. Si deve lavorare ampio spettro”.
Su Sacchi:
“Sacchi è stata una sorpresa. Berlusconi dopo una partita di Coppa Italia ha ribadito la sua volontà di portarlo a Milano. Stava per firmare con la Fiorentina, ma alla fine lo portai in rossonero. Arrigo ha cambiato il gioco, lui che non aveva praticamente mai giocato a calcio ha cominciato ad insegnarlo”.
Sul Milan:
“Berlusconi e Galliani sono stati visionari. Nel momento in cui è stata fatta la scelta abbiamo optato per un allenatore un po' scomodo come Sacchi, partito anche maluccio. Arrigo è stato un uomo straordinario. Viveva per il calcio, è stato bravissimo nel portare al Milan quello che serviva”.
Su Galliani:
“Ho mangiato più con Galliani che con mia moglie, vivevamo in simbiosi. Inizialmente non voleva prendere Kakà. L'ho convinto dicendo che lo voleva l'Inter”.
“La mia carriera da calciatore ho fatto poco per un brutto infortunio. Gli anni con Branca mi hanno portato a viaggiare molto. Nel momento in cui sono diventato direttore sportivo ho vissuto tutto diversamente, stando a contatto con la società”.
Sul ruolo di direttore sportivo:
“Per fare il direttore sportivo ci vuole equilibrio per valutare in modo più distaccato il nostro lavoro per prendere al meglio le decisioni. Il calciomercato dura tutto l’anno, nella quotidianità. Ci sono tutte le situazioni da preparare. Si cerca di affrontare giorno per giorno tutto quello che hai. Sono dinamiche che ci sono in una famiglia, in un’impresa”.
Su Chivu:
“Chivu arriva dal Parma con poca esperienza. Abbiamo pensato subito che fosse la persona giusta in un momento di ricostruzione morale, nella voglia di credere in qualcosa dopo una grande delusione dopo Monaco”.
Il ringraziamento a Moratti:
“Devo ringraziare Moratti. Devo ringraziare anche Pierluigi Casiraghi, omonimo dell’ex calciatore, che è la persona che mi ha formato”.
Il miglior acquisto fatto:
“Specie negli ultimi anni le cose vanno bene. Scegliere un giocatore sarebbe riduttivo. Nelle trattative ci sono sempre delle difficoltà. Noi italiani abbiamo qualcosa in più a livello di fantasia. Arriviamo prima con l'italianità, con l'empatia. Ricordo Thuram, strappato anche al Milan, preso con due anni di ritardo, su cui c'erano altre squadre. Lui scelse l'Inter. Aveva le caratteristiche giuste. Parlammo con Lilian, spiegando il progetto e le nostre idee, e si convinse. Si formalizzò tutto, ma un infortunio ritardò il suo arrivo. Con Lautaro fu diverso. Presi l'aereo, andai in Argentina, ma il ragazzo si era promesso all'Atlético Madrid. Il nostro vantaggio era il direttore sportivo, Diego Milito. Provai a chiudere con il club, ma Lautaro fece una tripletta e cambiò tutto: nuova trattativa. Dopo una serie di vicissitudini chiudemmo la trattativa".