Numeri in Palla, la rubrica di Jacopo Carmassi - Il calciomercato parla inglese: perché?

Il paradosso della Premier League, che perde nel conto economico ma vince nel calciomercato

Numeri in Palla Numero 9 Jacopo Carmassi

Il calciomercato parla inglese: perché? (Foto Creata con Gemini AI)

Nella sessione estiva di calciomercato che si sta per concludere, i Club della Premier League hanno già speso oltre 3 miliardi di euro (e per questo il numero di maglia che vedete oggi è il 3), molto di più dei Club di Serie A, Bundesliga tedesca, LaLiga spagnola e Ligue 1 francese: addirittura il valore della Premier League, al momento, è superiore al valore totale degli altri quattro campionati considerati insieme. Al tempo stesso, i Club di Premier League sono anche quelli che incassano di più grazie alle cessioni di calciatori – ma queste entrate (ad oggi oltre 2 miliardi di euro) non riescono a coprire le uscite per gli acquisti di calciatori, creando un saldo netto pesantemente negativo (per oltre 1 miliardo di euro) che distingue la Premier League dagli altri campionati (fonte per questi dati: Transfermarkt).

Questa situazione non è una novità, ma un trend ormai piuttosto consolidato (sul tema, si vedano per esempio le varie edizioni del rapporto UEFA “The European Club Talent and Competition Landscape”). Dunque la Premier League domina sul calciomercato: perché?

I soldi non sono mai abbastanza: lo strano caso della Premier League

I Club della Premier League possono contare su un volume di ricavi aggregati molto più elevato rispetto agli altri campionati: oltre 9 miliardi di euro nella stagione 2024/2025 (stagione più recente per la quale sono disponibili i dati economico-finanziari ufficiali dei Club; circa 8 miliardi di euro se non si conteggiano le plusvalenze per cessioni di calciatori; fonte: rapporto Deloitte “Defending from the front – Annual Review of Football Finance 2026”). Questo valore è quasi il doppio rispetto a Bundesliga e LaLiga, più del doppio rispetto alla Serie A e oltre 3 volte la cifra della Ligue 1 francese. Le differenze nei ricavi da diritti media e nei ricavi commerciali e da sponsor giocano un ruolo particolarmente significativo nel determinare questo scarto.

Questo significa che, a parità di altre condizioni, i Club della massima serie inglese hanno una forza economica molto maggiore, che si riflette anche sui rapporti di forza nelle operazioni di calciomercato. Tuttavia, anche se l’elevato volume di ricavi è chiaramente un fattore estremamente importante, è solo una parte della storia.

Nonostante valori così alti di ricavi, il dato aggregato del risultato economico dei Club della Premier League è stato molto negativo negli ultimi anni (quasi 5 miliardi di euro di perdita in totale tra il 2018 e il 2025), e complessivamente peggiore rispetto agli altri quattro maggiori campionati in Europa. Per esempio, per la stagione 2024/2025, la perdita aggregata dei Club del massimo campionato inglese ha superato i 900 milioni di euro (e superato abbondantemente il miliardo di euro se vengono escluse alcune voci di ricavo straordinarie), con i tre quarti dei Club in perdita, un Club con oltre 300 milioni di euro di perdita, due Club con perdite di circa 120 e 140 milioni di euro, cinque Club con perdite tra 50 e 84 milioni di euro circa (fonti: bilanci dei Club e rapporto Deloitte). Nessuno degli altri quattro campionati ha fatto registrare perdite aggregate di magnitudine simile alla Premier League in quella stagione (e LaLiga è andata in aggregato vicina al pareggio, mentre i Club della Bundesliga hanno conseguito un utile aggregato per il terzo anno consecutivo). 

Quindi, se da un lato la Premier League è molto più “ricca” rispetto ad altri campionati, al tempo stesso i Club non sembrano avere migliori capacità di utilizzare queste risorse per garantire un equilibrio economico-finanziario, e anzi sembra vero il contrario. Le notevoli capacità di spesa sembrano avere in qualche modo allentato la disciplina economico-finanziaria, creando perdite di magnitudine molto significativa. Questo è dovuto ai costi molto elevati, spinti da quelli relativi ai calciatori. Naturalmente questi costi includono non soltanto quelli per l’acquisizione dei giocatori (che nel conto economico vengono spalmati su più anni attraverso l’ammortamento, anche se il flusso di denaro in uscita avviene in tempi più rapidi), ma anche altre spese legate ai calciatori e in particolare i loro stipendi. 

Naturalmente, è bene ricordare che stiamo parlando di dati aggregati per tutti i Club della Premier League – dietro questi aggregati ci sono Club con forti (o fortissimi) squilibri economico-finanziari ma anche società con situazioni migliori. È interessante notare che anche Club con risultati economici particolarmente negativi hanno continuato a investire somme ingenti nel calciomercato (nell’ordine delle centinaia di milioni di euro). A fronte di ricavi elevatissimi, i costi per la squadra sono troppo alti, e si registrano elevate perdite a conto economico. Poi, invece che invertire la rotta, si continua ad investire cifre insostenibili nel calciomercato.

Il passo più lungo della gamba

Come mai Club che registrano perdite consistenti continuano a fare investimenti massicci sul calciomercato? Se voi foste proprietari di un Club e questo Club perdesse 50, 100 o 200 milioni di euro in una singola stagione, e magari per più anni, continuereste a fare il passo più lungo della gamba, investendo in calciomercato molto più di quanto le finanze del Club potrebbero permettere?

Ci sono due fattori in particolare che possono impattare su questa decisione – oltre alla vostra personale propensione ad assumere rischi, legata ovviamente al desiderio di raggiungere determinati traguardi sportivi, ed anche magari al legame con la squadra e con la città.  Il primo fattore: se bruciate risorse in continuazione, la società rischia di fallire, ma se avete le disponibilità economiche per immettere continuamente risorse ingenti nel Club magari potete farcela (vi costerà caro, ovviamente). In sostanza: paradossalmente, avere più soldi potrebbe non salvarvi dalla tentazione di fare il passo più lungo della gamba – anzi.

Il secondo fattore da considerare sono le regole: se le norme vi consentono di registrare perdite consistenti e poi di coprirle in qualche modo, scommettendo su utili futuri o ricorrendo ad iniezioni di capitale, allora potreste avere un ulteriore incentivo a fare il passo più lungo della gamba. Intanto investite molto più di quello che il Club potrebbe permettersi, nel tentativo di allestire una squadra molto competitiva che possa vincere – e poi si vedrà.

Se invece le norme (e in particolare quelle dell’ordinamento sportivo) di fatto impediscono o disincentivano fortemente la generazione di perdite eccessive e spingono i Club verso un equilibrio economico-finanziario, e/o limitano fortemente la possibilità per un Club di rimediare in seguito con iniezioni di capitale o di fare affidamento su eventuali utili futuri, allora il vostro incentivo e i vostri margini per operare in perdita diminuiranno significativamente. In questo scenario, anche se voi foste in grado di effettuare ricapitalizzazioni frequenti e di ammontare significativo, le regole potrebbero non consentirvi, o non completamente, di spendere quanto volete e di accumulare perdite elevate per poi coprirle con iniezioni di capitale. Questo tipo di restrizione regolamentare può essere dettata proprio dall’obiettivo di evitare che i Club operino strutturalmente in perdita e che siano solo o prevalentemente le capacità economiche dei proprietari a determinare i rapporti di forza sportiva tra i Club.

Un punto importante: la natura e l’entità delle sanzioni giocano un ruolo determinante. Se esiste una norma ma la sua violazione comporta una sanzione troppo bassa (o magari tardiva, cioè comminata solo molto tempo dopo) rispetto alle risorse a disposizione nonché rispetto ai potenziali benefici che si possono ottenere violandola, è chiaro che la regola rischia di non produrre gli effetti desiderati e anzi può causare delle distorsioni. Per esempio, se ho ricavi per 100 e una violazione di una norma mi può causare una sanzione monetaria di 0,02, ma violandola posso magari guadagnare 5, è probabile che la sanzione non rappresenti un disincentivo sufficiente. Se invece la sanzione è di 10, oppure prevede per esempio una forte penalizzazione in classifica, allora gli incentivi cambieranno.

In definitiva, ci sono due fattori che possono creare presupposti e incentivi per fare il passo più lungo della gamba, e cioè continuare a spendere cifre insostenibili nel calciomercato e senza mettere (troppo) a rischio la sopravvivenza del Club: 1) avere molti soldi da investire nel Club, e 2) operare in un contesto normativo che consenta di fatto di registrare perdite consistenti senza particolari conseguenze negative (soprattutto nell’immediato). Se queste due condizioni si verificano, allora anche disporre di un volume di ricavi molto elevato non eviterà le perdite: la voglia di provare a vincere a qualsiasi costo spingerà a fare il passo più lungo della gamba – a prescindere dalla lunghezza della gamba. Se incasso 10 vorrò spendere 15; se incasso 100, vorrò spendere 150, soprattutto se ho la possibilità di coprire la differenza con risorse fresche o confido in utili futuri molto elevati: in qualche modo poi rimedierò – si vedrà – e tanto le regole mi consentono di fare questa scommessa senza crearmi troppi problemi.

Nella prossima puntata…

Questa è, a grandi linee, la tipologia di dinamica che si è verificata nella Premier League e che contribuisce a spiegare il paradosso di alti ricavi e alte perdite, e in buona misura anche il ruolo dominante dei Club della Premier League nel calciomercato. Nella prossima puntata di “Numeri in Palla” vedremo quale ruolo possono avere giocato le regole economico-finanziarie della Premier League in questo contesto – e come queste norme sono state modificate recentemente.


[1] Jacopo Carmassi è Principal Economist presso la Banca Centrale Europea ed esperto di tematiche economico-finanziarie del mondo del calcio. Tutte le opinioni espresse su Social Media Soccer e Social Football Summit sono esclusivamente personali e non impegnano in alcun modo la Banca Centrale Europea né altri enti ai quali l’autore è affiliato.

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