Le esperienze in Germania e Inghilterra potrebbero offrire spunti interessanti anche per l’Italia
Il calcio siamo noi: riflessioni sul dialogo tra Club e tifosi (Foto in AI generata da Gemini)
Perché impazziamo di gioia per un gol? Perché un gol subito a volte ci toglie le parole, facendoci sprofondare nello sconforto? Perché i risultati di una partita o di un torneo hanno questo misterioso potere di condizionare o addirittura determinare il nostro umore, per giorni, a volte per settimane o addirittura mesi?
La risposta è piuttosto articolata, e la lascio a voi – anche perché in fondo ognuno di noi ha la propria personale e soggettiva risposta. Ma un elemento è certo, ed è comune a tutti i tifosi: l’amore incondizionato, e difficilmente spiegabile, per la propria squadra.
E cosa sarebbe il calcio senza i tifosi? Certamente sarebbe un fenomeno molto diverso da come lo conosciamo. I tifosi sono parte del calcio: non una parte qualunque, una parte secondaria, o un’appendice, ma una parte vitale. I tifosi sono al cuore del calcio. E lo sono chiaramente da un punto di vista di emozioni, di spettacolo, di condivisione, di impatto sulle comunità, di aggregazione sociale. Ma c’è di più: i tifosi sono un pilastro imprescindibile del funzionamento economico del sistema calcio.
Se guardiamo ai ricavi aggregati dei Club di Serie A (si veda per esempio il Report Calcio FIGC), le voci relative a biglietti ed abbonamenti per le partite (pagati dai tifosi) e quelle relative ai diritti TV (che non ci sarebbero, se non ci fosse un pubblico…) rappresentano generalmente circa il 50% del totale dei ricavi. Se poi consideriamo anche i ricavi commerciali (direttamente legati ai tifosi) e quelli da sponsor (anch’essi influenzati dalla platea dei tifosi), la percentuale si alza sensibilmente fino a valori intorno al 70% (e per questo il numero di maglia che vedete oggi è il 70).
Ciò significa che su 10 euro di ricavi 7 euro sono incassati grazie ai tifosi, con modalità e canali differenti ma sempre grazie all’esistenza e al contributo diretto o indiretto dei tifosi. Il quadro per le prime divisioni degli altri maggiori campionati in Europa non è sostanzialmente diverso in termini aggregati (si veda per esempio il rapporto UEFA “The European Club Finance and Investment Landscape”): pur con differenze tra paesi, gli ordini di magnitudine sono analoghi e i ricavi legati direttamente o indirettamente alla presenza dei tifosi hanno un ruolo preponderante.
Se non ci fossero i tifosi, e se non ci fossero su larga scala, queste risorse non entrerebbero nelle casse dei Club, o vi entrerebbero in misura molto inferiore. Naturalmente le proprietà potrebbero continuare ad immettere risorse nei Club, e queste risorse potrebbero essere sufficienti a compensare le mancate entrate legate all’assenza dei tifosi – anche perché, con ogni probabilità, l’assenza di tifosi farebbe drasticamente ridurre i costi legati ai calciatori, che sono la voce principale di costo per i Club.
Ovviamente si possono immaginare anche scenari intermedi, nei quali i tifosi continuino ad esserci, ma in misura molto più contenuta e ben lontana dalle cifre straordinarie che osserviamo nella realtà: a parità di altre condizioni, una riduzione dei ricavi anche parziale porrebbe ulteriori sfide alla già precaria sostenibilità economica del sistema calcio – ma, anche qui, l’impatto finale sulla sostenibilità economico-finanziaria dipenderebbe largamente dalla variazione dei costi legati ai calciatori.
Questo scenario senza tifosi (o con pochi tifosi) avrebbe peraltro conseguenze negative sull’occupazione e su tutto l’indotto del sistema calcio, incluso l’importante impatto del turismo legato alle trasferte.
Possiamo quindi dire che i tifosi sono una componente imprescindibile del sistema calcio per come lo conosciamo – anche da un punto di vista economico. Senza i tifosi, i connotati economico-finanziari del sistema calcio sarebbero profondamente diversi.
E dunque, se i tifosi svolgono un ruolo così centrale nel funzionamento economico dei Club, la domanda che sorge è la seguente: non sarebbe sensato o addirittura opportuno coinvolgere i tifosi nella vita e nelle decisioni dei Club?
Il tema è naturalmente complesso. Si potrebbe obiettare che, seguendo questo ragionamento, i clienti di qualsiasi azienda dovrebbero in qualche modo avere la possibilità di partecipare alle decisioni delle imprese. Tuttavia, è difficile non considerare la natura speciale delle società di calcio, alla luce delle implicazioni sociali, degli impatti sulle comunità e del senso di appartenenza (avete le stesse sensazioni quando comprate la sciarpa o la maglia della vostra squadra e quando acquistate una maglia o una sciarpa qualsiasi?).
Peraltro, per le società quotate i clienti possono anche decidere di acquistare azioni dell’azienda, e quindi hanno in linea di principio un canale per entrare nella proprietà, anche se magari su piccola scala. Tuttavia, come noto, i Club di calcio quotati sono pochi e dunque, in assenza di forme di azionariato popolare, i tifosi si trovano nella scomoda posizione di non avere voce in capitolo, pur essendo esposti a rischi di cattive gestioni che possono talvolta compromettere l’esistenza stessa del loro Club. Questa è peraltro una delle motivazioni al cuore della recente riforma adottata in Inghilterra nell’estate del 2025: evitare fallimenti di Club di calcio, che possono causare effetti devastanti su una comunità locale ed anche sulla sua economia.
Le società di calcio sono certamente aziende, e devono essere gestite (anche) con logiche aziendali – ma sono aziende “speciali”. Sono troppe le implicazioni sociali ed emotive per una comunità, oltre a quelle economiche, per poter considerare i Club di calcio aziende come le altre. Peraltro, il fatto che il calcio non sia un settore economico come un altro è confermato anche dal fatto che, con alcune eccezioni, i Club sono generalmente in perdita: e sono dunque le proprietà stesse, intervenendo massicciamente e sistematicamente per coprire quelle perdite, ad indicare che le società di calcio sono aziende speciali.
E dunque, per tutti i motivi esposti, a mio parere sarebbe opportuno, se non addirittura necessario, coinvolgere i tifosi in un dialogo con il Club, in virtù del loro ruolo cruciale sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale. La domanda successiva riguarda poi le modalità di tale coinvolgimento, che possono essere diverse.
In Italia, di fatto non sono presenti ad oggi meccanismi formalizzati di dialogo tra Club e tifosi. Sono state promosse in anni recenti iniziative legislative per promuovere l’azionariato popolare (disegno di legge approvato alla Camera e trasmesso al Senato nel 2024), e per la creazione di un organo consultivo dei tifosi negli atti costitutivi delle società sportive professionistiche (legge n. 86/2019, articolo 4, poi confluito nella riforma dello sport del 2021, decreto legislativo n. 36/2021).
L’applicazione della norma sull’organo consultivo è stata più volte rinviata (al momento entro la fine del 2027). Dunque, nessuna di queste iniziative ha prodotto finora effetti concreti. (La figura del Supporter Liaison Officer (SLO), punto di contatto tra Club e tifosi previsto dalle norme UEFA e recepito nel sistema italiano, è importante, ma non è paragonabile a forme di dialogo articolate e strutturate tra Club e tifosi.)
In altri paesi, i tifosi hanno un coinvolgimento diretto nella vita dei Club, in diverse forme. Per esempio, in Germania (e in misura molto più limitata, per poche società, in Spagna), il controllo dei Club è generalmente nelle mani dei soci/tifosi, che ne detengono la proprietà in modo diffuso. Non voglio tuttavia concentrarmi su questo aspetto della partecipazione dei tifosi nella proprietà dei Club, che è naturalmente la forma massima di partecipazione dei tifosi (e che richiederebbe una trattazione approfondita separata), ma non è l’unica forma possibile. Vorrei invece riflettere su un altro elemento: quello dei meccanismi di coinvolgimento e consultazione dei tifosi da parte dei Club.
I casi di Germania e Inghilterra meritano senz’altro attenzione perché possono offrire spunti utili per riflettere su come i tifosi potrebbero essere coinvolti in dialoghi strutturati con i Club. È importante sottolineare che qui non si parla di un ingresso dei tifosi nella proprietà o negli organi decisionali dei Club, ma di forme organizzate di consultazione e confronto, senza che da questi dialoghi scaturiscano effetti vincolanti per i Club: i Club mantengono il potere decisionale, ma possono tenere in considerazione la prospettiva dei tifosi.
In aggiunta alla partecipazione dei soci-tifosi nella proprietà dei Club, in Germania le regole della Deutsche Fußball Liga (DFL), la lega dei 36 Club delle prime due serie, prevedono meccanismi obbligatori di consultazione e dialogo con i tifosi. Un requisito generale di dialogo strutturato con i tifosi era presente già dalla stagione 2013/2014, ma è dalla stagione 2022/2023 che sono stati introdotti requisiti specifici, dettagliati in un nuovo allegato al regolamento DFL sulle licenze (e descritti anche qui e qui)
Questi requisiti, che si applicano a tutti i Club della Bundesliga e della 2. Bundesliga, si articolano in requisiti obbligatori, che devono essere rispettati dai Club per poter ottenere la licenza, e requisiti facoltativi, che consistono in raccomandazioni non vincolanti e non strettamente necessarie per il rilascio della licenza.
Tra i requisiti obbligatori, è previsto che il dialogo Club-tifosi debba essere strutturato per facilitare uno scambio di opinioni tra Club e tifosi sulla base di un’agenda concordata, su qualsiasi argomento che possa direttamente o indirettamente avere impatto sui tifosi: questi temi possono includere per esempio, la situazione agli ingressi dello stadio, le offerte di ristorazione, gli incidenti durante le partite, i conflitti tra tifosi e club, i dibattiti sulla politica sportiva nel calcio, questioni legate a biglietti, marketing o merchandising.
Si tratta, dunque, di un ventaglio di tematiche molto ampio (e questi esempi non costituiscono una lista esaustiva). I rappresentanti dei tifosi devono riflettere la diversità dei tifosi presenti allo stadio. Il Club definisce le possibilità e le limitazioni in termini di partecipazione al dialogo, e ne discute con i rappresentanti dei tifosi cerando di avere il più ampio consenso possibile. La dirigenza del Club e i dipartimenti rilevanti devono partecipare al dialogo Club-tifosi almeno una volta per stagione.
Tra i requisiti facoltativi sono incluse, tra le altre previsioni: avere regole scritte che governino il dialogo Club-tifosi, da elaborare anche in cooperazione con i tifosi; la possibilità che il Club incorpori i risultati del dialogo con i tifosi nei propri processi decisionali e che informi i tifosi su come i risultati del dialogo sono stati incorporati nel lavoro del Club; la possibilità che il dialogo si svolga almeno tre volte in ciascuna stagione; la pubblicazione da parte del Club di informazioni sul dialogo e sui temi discussi.
Se un Club non rispetta i requisiti obbligatori, nell’ambito della procedura per il rilascio delle licenze la DFL può imporre al Club delle condizioni. Il dialogo Club-tifosi rappresenta dunque una componente essenziale per i Club tedeschi e il suo perimetro di applicazione è definito in linea generale in maniera piuttosto ampia e può includere un ampio spettro di argomenti di significativa importanza.
Un altro caso particolarmente interessante è quello dell’Inghilterra, dove esistono già articolati meccanismi formalizzati di coinvolgimento dei tifosi, ed in aggiunta sono stati introdotti recentemente alcuni importanti nuovi requisiti (mi concentrerò qui sulla Premier League, ma sono previsti meccanismi anche per le serie inferiori dell’English Football League).
I Club della Premier League, in base all’articolo R.28 del Premier League Handbook, hanno l’obbligo di istituire un gruppo consultivo (“Fan Advisory Board”, FAB) che consideri le tematiche rilevanti per i tifosi del Club e per i loro coinvolgimento; i Club devono nominare un proprio dirigente, che sia membro del Board del Club, come responsabile per le attività di coinvolgimento dei tifosi con il FAB.
Inoltre, l’articolo R.29 richiede ai Club di adottare e rispettare degli standard per il coinvolgimento dei tifosi – Fan Engagement Standard (FES). Il FES, adottato dalla Premier League nel 2023, prevede un’articolata serie di impegni che i Club devono rispettare nell’elaborazione e nell’implementazione del proprio approccio per il coinvolgimento dei tifosi.
Questi standard comprendono numerosi requisiti, tra i quali (lista non esaustiva): l’impegno a consultare i tifosi in maniera tempestiva in merito a qualsiasi modifica significativa degli asset che rappresentano il patrimonio del Club (come il nome del Club o i colori della prima maglia della squadra), nonché l’impegno al dialogo tra Club e tifosi, sia con gruppi di rappresentanza che con la base dei tifosi in senso più ampio; l’istituzione di gruppi di lavoro con i tifosi su tematiche specifiche; la pubblicazione di un piano di coinvolgimento dei tifosi prima dell’inizio di ogni stagione (alcuni esempi: Arsenal, Aston Villa, Chelsea, Manchester City, Nottingham Forest, Tottenham; tipicamente questi documenti includono anche una parte a consuntivo sulla stagione precedente); la comunicazione di proprietà, presidenti o CEO con la base dei tifosi almeno due volte nel corso di in una stagione, con aggiornamenti sul Club, sulle priorità e sui piani; l’inclusione nella relazione annuale del Club di una sezione sul coinvolgimento dei tifosi; lo svolgimento, ogni stagione, di una valutazione sull’efficacia del FAB e la pubblicazione dei risultati nella sezione sul coinvolgimento dei tifosi nella relazione annuale.
Il FES indica anche una serie di tematiche che dovrebbero essere discusse dal FAB: obiettivi e visione strategica del Club, la strategia di breve, medio e lungo periodo, aggiornamenti, priorità e piani sulle performance aziendali, questioni operative relative ai giorni delle partite, proposte in merito al patrimonio/elementi tradizionali del Club, questioni e piani relativi allo stadio, strategie del Club per la comunità, impegni su equality, diversity and inclusion, e progetti del Club per il coinvolgimento dei tifosi.
Il perimetro delle tematiche oggetto di discussione e confronto tra Club e tifosi all’interno del Fan Advisory Board è dunque particolarmente ampio. In base al FES, il FAB dovrebbe riunirsi almeno due volte all’anno ed annoverare tra i suoi membri almeno sei rappresentanti dei tifosi, oltre ad esponenti del Club, tra i quali, come menzionato in precedenza, un membro del Board del Club, che è membro permanente del FAB. I membri del FAB eleggono tra loro un Presidente (o dei co-Presidenti).
Alle regole e agli standard descritti si aggiungono adesso ulteriori requisiti, inclusi nella legge inglese del 2025 che ha istituito un nuovo regolatore indipendente per il calcio (Independent Football Regulator, IFR), assegnandogli un’ampia gamma di compiti anche su materie economico-finanziarie. Tra i suoi molteplici compiti, l’IFR ha anche la funzione di concedere ai Club le licenze per operare, se sono rispettati determinati requisiti. Questi requisiti includono anche una serie di disposizioni in materia di coinvolgimento dei tifosi.
La legge prevede infatti l’obbligo per i Club di consultare i tifosi su alcune “materie rilevanti”, e di tenere conto della loro opinione quando vengono adottate decisioni su tali materie rilevanti, che includono: la direzione e gli obiettivi strategici del Club, le priorità aziendali del Club, questioni operative e questioni legate ai giorni delle partite, inclusi i prezzi dei biglietti, il patrimonio del Club (come stadio, simbolo e colori della prima maglia), i piani del Club per il coinvolgimento dei tifosi. La lista delle materie rilevanti include quindi tematiche che sono oggetto di discussione anche nel FAB.
La nuova legge ha definito un quadro di principi generali sul coinvolgimento dei tifosi, mentre gli standard già applicati hanno carattere più specifico. Sarà importante capire come le disposizioni della nuova legge verranno implementate nel dettaglio. Il regolatore ha pubblicato ad ottobre 2025 un documento di consultazione sui temi legati al nuovo sistema delle licenze, in cui tra le molteplici domande su questioni legate al coinvolgimento dei tifosi si chiedevano anche opinioni in merito alla definizione ed interpretazione delle “materie rilevanti” sopra menzionate. Infine, è importante evidenziare che le nuove norme producono effetti più stringenti delle pratiche attuali, perché sono incorporate nel processo per il rilascio delle licenze.
È evidente come le norme tedesche e inglesi sul coinvolgimento dei tifosi tocchino tematiche cruciali per la vita dei Club, includendo anche aspetti economico-finanziari o con risvolti economico-finanziari. E se le decisioni vengono comunque assunte dalle società, l’obbligo di avere dialoghi strutturati su questi argomenti centrali conferisce ai tifosi un ruolo estremamente importante.
Chiaramente, le modalità di implementazione possono avere un impatto molto significativo sull’effettivo peso delle consultazioni dei tifosi. Ma l’esistenza stessa di questo quadro normativo è di per sé un elemento estremamente interessante. Le esperienze di Germania e Inghilterra potrebbero fornire ispirazione anche per l’Italia?
In alternativa a meccanismi obbligatori di consultazione, si potrebbe anche riflettere su come promuovere forme di dialogo tra Club e tifosi senza renderle obbligatorie ma introducendo meccanismi di premialità. Per esempio, il sistema di ripartizione dei diritti TV potrebbe prevedere dei vantaggi per quei Club con i migliori meccanismi di coinvolgimento dei tifosi; oppure si potrebbe tener conto di tali meccanismi in altre forme, per esempio offrendo benefici regolamentari o fiscali per le spese dei Club legate al coinvolgimento dei tifosi.
Un tema ovviamente centrale è quello delle tematiche sulle quali i tifosi potrebbero essere consultati nell’ambito dei dialoghi con i Club. È importante sottolineare che nelle esperienze degli altri paesi il coinvolgimento dei tifosi può avvenire, come detto, anche su numerose tematiche centrali per la gestione economico-finanziaria del Club, dalle politiche sui biglietti a questioni commerciali e di marketing, ad argomenti legati allo stadio e a temi ampi sulle priorità aziendali.
Queste tematiche, solitamente definite in termini molto generali, potrebbero essere un punto di partenza su cui riflettere in caso di applicazione di meccanismi analoghi in Italia. Da un lato, la mancanza di indicazioni più specifiche sui temi da coprire nel dialogo Club-tifosi potrebbe sollevare domande e dubbi; dall’altro, questo approccio può consentire di lasciare a Club e tifosi un utile margine di discrezionalità, che possa tener conto delle specificità di ciascuna situazione.
È chiaro che la sfida non sarebbe banale, e oltre al perimetro dei temi su cui i tifosi potrebbero essere consultati andrebbero gestite una serie di questioni piuttosto complesse (a partire dalle modalità di selezione dei rappresentanti dei tifosi). Il (ripetuto) rinvio dell’attuazione della legge che aveva previsto l’istituzione da parte dei Club di un organo consultivo dei tifosi testimonia le difficoltà legate all’introduzione di meccanismi di questo tipo.
I modelli introdotti in Germania e Inghilterra potrebbero magari offrire idee per individuare meccanismi idonei e sui quali potrebbe essere raggiunto un consenso diffuso. Peraltro, questi meccanismi si applicano in due sistemi che hanno adottato modelli proprietari diversi, e questo ci mostra che possono funzionare bene a prescindere dalla presenza o meno di forme di azionariato popolare.
Non servirebbe dunque stravolgere o rivoluzionare il sistema calcio italiano, né si tratterebbe di sottrarre ai Club prerogative che devono rimanere dei Club: basterebbe invece apportare alcune modifiche mirate che possano rafforzare il ruolo dei tifosi attraverso un dialogo strutturato con i Club. Questi ultimi potrebbero trarne benefici, arricchendo i propri processi decisionali con la prospettiva dei tifosi e cementando ulteriormente il rapporto con i propri sostenitori, rendendolo strutturato, organizzato e trasparente.
Da tifoso, mi piacerebbe. E a voi?
Jacopo Carmassi è Principal Economist presso la Banca Centrale Europea ed esperto di tematiche economico-finanziarie del mondo del calcio. Tutte le opinioni espresse su Social Media Soccer sono esclusivamente personali e non impegnano in alcun modo la Banca Centrale Europea né altri enti ai quali l’autore è affiliato.