Tetto prezzo biglietto: in Premier League i tifosi sono un asset e non un problema

Mentre Londra blocca a 35€ i biglietti ospiti fino al 2028, la Serie A valuta la svolta: perché tutelare il tifoso è l'unico modo per salvare il valore del brand

Price Cap biglietti tifosi ospiti

Il Villa Park di Birmingham (Foto x.com/AwayDaysClub_)

Il tifoso ospite è un asset e non un problema. Partiamo da qui, da questo assunto, per descrivere quello che sta accadendo in questi giorni in Premier League. Sì perché mentre la Serie A si interroga su come colmare il gap commerciale e strutturale con i giganti d’Oltremanica, proprio dal Regno Unito arriva l’ennesima lezione di visione strategica. 

La notizia è di quelle che dovrebbero far riflettere i vertici del nostro calcio: il tetto, il Price Cap, di 30 sterline (circa 35 euro) per i biglietti dei settori ospiti resterà in vigore per altri due anni, fino al 2027-28. Una misura introdotta nel 2016 che raggiungerà così i dodici anni consecutivi di applicazione.

L’importanza del "prodotto gara" 

Perché il campionato più ricco e invidiato del mondo, capace di incassare 3,4 miliardi di euro dai soli diritti TV (il triplo della Serie A), decide di "auto-limitarsi" sui ricavi da botteghino? La risposta risiede nel concetto di valorizzazione del prodotto.

 In Premier League, il tifoso ospite non è visto come un potenziale problema di ordine pubblico da gestire con norme cervellotiche o divieti improvvisi, ma come una componente essenziale dello spettacolo televisivo e dell'atmosfera allo stadio.

Uno stadio pieno, colorato e vibrante di cori contrapposti è un prodotto che si vende meglio all'estero. Il "price cap" garantisce che quella componente di colore e passione non venga meno a causa del caro-prezzi, preservando la natura popolare del calcio nonostante le cifre astronomiche che circolano nel sistema.

Serie A: tra tentativi di riforma e criticità 

In Italia, il tema è di stretta attualità. Per i big match, i tifosi in trasferta si trovano spesso a dover sborsare cifre che toccano i 60 euro, un deterrente che svuota i settori e impoverisce il fascino della partita.

Qualcosa, però, si muove. Milan, Juventus e Inter stanno sostenendo una proposta per introdurre un tetto di 30 euro anche nel nostro campionato. L’obiettivo è generare un effetto virtuoso triplice: aumentare le presenze medie, migliorare il "prodotto gara" in ottica broadcast e, di conseguenza, far crescere il valore complessivo della Lega e dei club. 

È la consapevolezza che, in un'era di intrattenimento globale, il benessere dello spettatore è la chiave per la sostenibilità economica a lungo termine.

Il rischio declino 

Il confronto con l'Europa, d'altronde, non permette più immobilismo. Il recente sorpasso subito dal Portogallo nel ranking UEFA, che ci vede attualmente scivolati al quinto posto, e che mette a serio rischio la possibilità di avere cinque squadre nella prossima Champions League.

In un contesto dove la competitività sportiva è figlia diretta della solidità aziendale e dell'appeal del brand, la Serie A deve smettere di guardare al tifoso come a un bancomat da spremere nel breve periodo. Prendere esempio dalla Premier League non significa solo sognare i loro ricavi, ma adottare la loro stessa cultura: quella che mette la fruibilità e la popolarità dell’evento al centro del business.

Perché senza i tifosi, il calcio smette di essere l'industria più bella del mondo e diventa, semplicemente, un'occasione persa.

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