Non è la comunicazione di cui abbiamo bisogno

Un altro super week end calcistico pronto a regalarci due big match infuocati nel triangolo Torino-Milano-Roma.

Il più vicino è Inter-Roma, super sfida in programma domani sera a San Siro, che il Corriere dello Sport stamattina decide di presentare così.

Tra la notizia di Khedira fuori tre mesi e un Ceferin che vuol cambiare il fuorigioco tenendo conto del limite di tolleranza da stabilire tra i 10 e i 20 centimentri, la prima pagina è tutta per la supersfida di domani sera, e fin qui nessun problema. Il dilemma però c’è e si trova nel contenuto, anzi nel titolo.  

BLACK FRIDAY, parlando del match e del confronto incrociato tra Lukaku e Smalling. I due ex United a confronto, con un chiaro riferimento al colore della pelle nel titolo. 

“Alla faccia degli scemi che fanno <buu>, domani tutto dovremmo fare <oooh> (come i bambini). Si gioca un grande Black Friday, ma non sono saldi di fine stagione, semmai scampoli di uno scudetto da vivere tutta la stagione. Guardiamo Inter-Roma attraverso la sfida personale, considerati i rapporti ma anche i ruoli in campo, di due colossi di colore”. Recita così il trafiletto di Roberto Perrone, firma del Corriere dello Sport. 

Un titolo che ha suscitato le reazioni non solo dell’opinione pubblica ma anche delle stesse società, con il profilo Twitter della Roma che si è subito schierato contro il messaggio lanciato dal giornale. 

Una prima pagina che sa più di strafalcione che di battuta non compresa dal pubblico. Con la necessità di una puntualizzazione da parte del Direttore Zazzaroni che, però, rischia di essere un’ulteriore uscita a vuoto. 

“Piattaforme digitali? Direi pattumiere. Truccate da rancori nobili. Sdegno a buon mercato. Un bel pensiero al giorno toglie il medico di torno. Eserciti di benpensanti di questi tempi affollano il web per tingersi di bianco le loro anime belle. Individuato il razzista di turno, vai, due colpi alla tastiera e via la macchia, ti senti un uomo migliore in un mondo migliore. Bianchi, neri, gialli. Negare la differenza è il tipico macroscopico inciampo del razzismo degli antirazzismi. La suburra mentale dei moralisti della domenica, quando anche giovedì è domenica. “Black Friday”, per chi vuole e può capirlo, era ed è solo l’elogio della differenza, l’orgoglio della differenza, la ricchezza magnifica della differenza. Se non lo capisci è perché non ce la fai o perché ci fai.

Un titolo innocente, peraltro perfettamente argomentato da Roberto Perrone, viene trasformato in veleno da chi il veleno ce l’ha dentro”.

Ma la domanda sorge spontanea: differenza rispetto a cosa? 

Se si parla di differenza legata al colore della pelle si fa già una clusterizzazione di genere non richiesta che fa emergere nel lettore un senso di discriminazione. 

Utilizzando un titolo di questo tipo è automatico scatenare la discussione, e subito su Twitter #Zazzaroni e #CorrieredelloSport sono saliti al primo e secondo posto tra gli hashtag di tendenza.

Definire perbenisti, o “pattumiere digitali”, chi ne parla è una strada che un giornalista e quindi un comunicatore “sotto attacco” farebbe bene a non percorrere. E il contrattacco denota supponenza e poca presa di coscienza rispetto a quanto pubblicato. 

Non sentiamo l’esigenza di etichettare Zazzaroni come razzista, quello che chiediamo ai media, in un periodo storico in cui tanto si sente parlare di questo problema, è di riflettere l’onore di essere giornalista  anche verso l’onere di lanciare messaggi positivi. 

Perchè, come diceva Jorge Luis Borges: 

“Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera”.

E mai come adesso bisogna fare attenzione. 

Sono stati sicuramente di questo avviso alcuni club in particolare, sfruttando l’impatto mediatico dei propri canali social.

Parliamo del Pescara ad esempio, con tutto il flusso positivo che ha generato attraverso alcuni tweet, e la Roma, che ha dedicato in giornata un secondo messaggio coordinato con il Milan, in cui il club ha annunciato la scelta di negare l’accesso al centro sportivo per il Corriere dello Sport. 

Un caso molto distopico se pensiamo che la settimana precedente tutta la Lega Serie A in comunione a tutti i club, avevano pubblicato una lettera aperta contro al razzismo

Questo l’incipit iniziale della lettera. 

“Dobbiamo riconoscere che abbiamo un serio problema con il razzismo negli stadi italiani e che non l’abbiamo combattuto a sufficienza nel corso di questi anni. Anche in questa stagione, le immagini del nostro calcio, in cui alcuni giocatori sono stati vittime di insulti razzisti, hanno fatto il giro del mondo, scatenando ovunque dibattito.

È motivo di frustrazione e vergogna per tutti noi”. 

Ribadito che il razzismo va sempre, senza se e senza ma, denunciato, proviamo a spostare la discussione anche su un’altra angolazione, quella della comunicazione. Un mondo in cui vanno bilanciate etica e risultatismo e in questo caso della prima non c’è minima traccia, mentre per la seconda si parla quasi solo di sentiment negativo che il Corriere dello Sport si è tirato addosso (oltre all’imbruttimento nel rapporto con Roma e Milan). 

Un buon comunicatore sa quando e come rischiare con messaggi suscettibili al fraintendimento, a volte creandolo in maniera voluta (e forse questo il caso?). Visto il timing dell’operazione del Corriere, questo genere di titoli e messaggi non fanno parte della comunicazione di cui abbiamo bisogno.

Marco Pino e Luigi Di Maso

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