Morte Regina Elisabetta: cosa succede con la Premier League?

Dopo 70 anni di Regno è venuta a mancare la monarca più longeva della storia del Regno Unito. Una notizia che ha scosso una Nazione e che ha avuto ripercussioni anche sul calcio locale.

Analizzando storia ed attualità con uno sguardo rivolto al mondo, pochi Paesi possono vantare un’unità nazionale ed un legame con le proprie tradizioni superiore al Regno Unito.

Una realtà che tesse le trame del proprio presente, partendo sempre dal passato. Senza dimenticare la propria identità, il proprio intimo rapporto con la cultura nazionale. Anche a costo di sembrare antiquata, anacronistica e in controtendenza con il trend di oggi.

Una ricerca costante di “chi era” per sapere “chi sarà”, rendendo il proprio senso d’appartenenza il centro nevralgico di qualsiasi decisione ed azione.

Una forma mentis che non può che condurre ad una centralità delle autorità, più specificatamente della Royal Family.

La Regina Elisabetta II ha rappresentato infatti un dogma per la gente e per la patria per la bellezza di 70 anni, diventando la monarca più longeva della storia dell’UK.



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E ora, venendo a mancare, ha spiazzato un’intera popolazione. Non perché non fosse un evento prevedibile, ma per quanto è stata capace di diventare essa stessa una costola del Regno. Come se ne facesse parte da sempre, come se non potesse mai smettere di esserlo.

Una scomparsa che sta infatti innescando, in modo immediato e incredibilmente organizzato, una serie di conseguenze davvero impattanti.

Dal cambio dell’Inno Nazionale, ora non più “God Save The Queen” come negli ultimi settant’anni, ma “God Save The King”, melodia e parole che sentiremo accompagnare almeno i prossimi tre monarchi, tutti uomini da Carlo III in poi, rendendo ancor più iconico il ricordo della Regina.

Al cambio della valuta, modificata nel proprio design per raffigurare il nuovo Re.

Passando per contesti molto più leggeri come i palinsesti radiofonici e televisivi completamente modificati ed adattati all’evento, fino al destino della Famiglia Reale stessa, vantando Carlo un indice di gradimento di appena il 42%.

E, in tutto questo, delle conseguenze hanno toccato anche il calcio e la Premier League.



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Il massimo campionato calcistico ha deciso infatti di fermarsi, in senso di omaggio e rispetto alla monarca.

Una scelta presa in piena libertà dagli organizzatori del torneo, considerando che la politica del Dipartimento per la cultura, i media e gli sport è stata quella di non assumere alcuna posizione lapidaria e di obbligo, lasciando carta bianca e limitandosi a consigliare e ad auspicarsi che la scelta finale fosse questa.

Secondo il costume locale ed il protocollo London Bridge, infatti, solitamente l'azione perseguita è quella data dal fermarsi per almeno 10 giorni, coinvolgendo tutte le competizioni professionistiche locali di tutti i Paesi del Regno (Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda del Nord).



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Portando ad azioni diverse nel corso degli anni, considerando che alla morte di Carlo V, padre di Elisabetta, non vi fu uno stop del football, al contrario di quanto non accadde con altri sport come rugby e hockey.

Mentre dopo quella di Lady Diana si, rinviando il match dell’epoca tra Liverpool e Newcastle e posticipando tutte le partite di Football League fino a dopo il funerale.



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