Il massimo organo istituzionale del calcio dello stivale conserva una strutturazione ben precisa ed equamente suddivisa tra le varie realtà del settore
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Il domani del nostro pallone appare al momento incerto. Alle viste sembra esserci una autentica rivoluzione copernicana, nei fatti e probabilmente anche nei nomi. Venti freddi stimolano l'attuale Presidente della FIGC Gabriele Gravina alle dimissioni. L'ex patron del Castel di Sangro, nell'immediato post-match di Zenica, ha sottolineato che a decretare il suo destino dovrà necessariamente essere il consiglio federale.
Nel giro di poche ore, però, l'Italia sportiva e non solo si è mobilitata per esprimere pareri o aprire, addirittura, interrogazioni parlamentari sul tema. La politica ha coinvolto figure istituzionali rilevanti per esprimere il proprio punto di vista sull'annosa questione. Il ministro per lo sport Andrea Abodi, tra l'altro ex Presidente della Lega Serie B, non ha certo usato mezzi termini per manifestare la sua opinione sul futuro dello stesso Gravina e più in generale del calcio italiano.
Nella lista dei nomi papabili per la successione di Gravina spuntano, in primis, Giovanni Malagò e Paolo Maldini. Da un lato l'ex Presidente del CONI e fresco reduce dall'organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, dall'altro un grande ex campione in campo con le maglie del Milan e della Nazionale che dietro la scrivania dei rossoneri ha conquistato uno scudetto nella stagione 2021-2022.
La geografia del consiglio FIGC, organo competente in materia di elezione del nuovo Presidente, pone le proprie fondamenta su una divisione dei poteri ben precisa. Ecco le percentuali: 34% Lega Nazionale Dilettanti; 20% Associazione Italiana Calciatori; 18% Lega Calcio Serie A; 12% Lega Pro; 10% Associazione Italiana Allenatori; 6% Lega Serie B. Dopo il periodo delle festività pasquali il consiglio formalizzerà molto probabilmente le dimissioni di Gravina, per poi procedere a nuove elezioni entro 90 giorni.