Fair Play Finanziario UEFA, cos’è e come funziona: tutto quello che c’è da sapere

Il Fair Play Finanziario UEFA, oggi Regolamento di Sostenibilità Finanziaria, è il cuore della gestione economica del calcio europeo, nato nel 2010 per garantire bilanci sani e competizione leale, si è evoluto con regole su costi, debiti e trasparenza: scopri cos'è, come funziona, i dettagli chiave e il suo impatto sui club italiani

(Photo by Michael Regan/Getty Images)

Il Fair Play Finanziario (FFP), oggi conosciuto come Regolamento di Sostenibilità Finanziaria UEFA, rappresenta un pilastro fondamentale per garantire la stabilità economica del calcio europeo. Introdotto dalla UEFA nel 2010 e operativo dal 2011, questo sistema di norme mira a promuovere una gestione finanziaria responsabile per i club, evitando che spese sconsiderate mettano a rischio la loro sopravvivenza o l’equilibrio competitivo delle competizioni. Nel corso degli anni, il FFP si è evoluto per rispondere a nuove sfide, come l’impatto economico della pandemia di COVID-19, e per affrontare le critiche ricevute. 

Le origini e la filosofia del Fair Play Finanziario

L’idea del Fair Play Finanziario nasce da una visione dell’ex presidente UEFA Michel Platini, con l’approvazione del Comitato Esecutivo UEFA nel settembre 2009. All’epoca, il calcio europeo si trovava in una situazione preoccupante: nel 2008, le perdite complessive dei club di prima divisione ammontavano a 1,7 miliardi di euro, con quasi la metà di essi in rosso. La UEFA decise di intervenire per evitare che il sistema calcistico collassasse sotto il peso di debiti insostenibili e per contrastare il cosiddetto “doping finanziario”, ovvero l’iniezione di capitali illimitati da parte di proprietari facoltosi per dominare il mercato.

L’obiettivo era chiaro: garantire la sostenibilità finanziaria a lungo termine, proteggendo i creditori e assicurando che i club pagassero puntualmente debiti verso giocatori, altri club, dipendenti e autorità fiscali. Inoltre, si voleva promuovere la trasparenza attraverso bilanci certificati e incentivare investimenti virtuosi in infrastrutture, settori giovanili e calcio femminile, senza compromettere la competitività delle competizioni. In questo modo, il FFP cerca di creare un equilibrio tra la necessità di gestire i conti in modo responsabile e la possibilità di competere ad alti livelli.

Come funziona il Fair Play Finanziario

Per partecipare alle competizioni UEFA, come la Champions League, l’Europa League o la Conference League, i club devono ottenere la Licenza UEFA, che richiede il rispetto di alcune regole finanziarie fondamentali. Queste si concentrano principalmente sul pareggio di bilancio, sull’assenza di debiti insoluti e, più recentemente, sul controllo dei costi della squadra.

Il cuore del FFP è il pareggio di bilancio, o break-even, che obbliga i club a mantenere un equilibrio tra ricavi e spese in un periodo di monitoraggio triennale. I ricavi considerati includono i proventi da botteghino, diritti TV, sponsorizzazioni, plusvalenze e attività commerciali, mentre le spese coprono salari, trasferimenti, commissioni e costi operativi. La UEFA definisce con precisione quali voci possono essere incluse per evitare manipolazioni, come sponsorizzazioni gonfiate da parti correlate. I club possono registrare un deficit massimo di 5 milioni di euro in tre anni, ma, se il proprietario copre le perdite con contributi diretti, questo limite è stato ampliato nel tempo: fino al 2018 era di 30 milioni, mentre dal 2023 è stato portato a 60 milioni, a condizione che il patrimonio netto del club sia positivo o migliori del 10% ogni anno. Inoltre, gli investimenti in infrastrutture, settori giovanili e calcio femminile sono esclusi dai calcoli, incentivando spese che rafforzano il futuro del club senza gravare sul bilancio.

Un altro aspetto cruciale è il divieto di debiti insoluti. I club devono dimostrare di essere in regola con i pagamenti verso altri club, giocatori, dipendenti e autorità fiscali. Dal 2023, il nuovo regolamento ha introdotto scadenze trimestrali per il saldo dei debiti (15 luglio, 15 ottobre, 15 gennaio), con sanzioni più severe per chi non rispetta i termini oltre i 90 giorni. Questo garantisce che i club mantengano una solida liquidità, proteggendo l’integrità delle competizioni.

Con l’aggiornamento del 2023/24, la UEFA ha introdotto una nuova regola sui costi della squadra, che limita le spese per stipendi di giocatori e allenatori, ammortamenti dei cartellini e commissioni agli agenti. L’obiettivo è che queste spese non superino il 70% dei ricavi del club, con una transizione graduale: 90% nel 2023/24, 80% nel 2024/25 e finalmente 70% a partire dal 2025/26. Questa regola si applica ai club con costi superiori a 30 milioni di euro che partecipano alle competizioni UEFA e si basa sull’anno solare per includere il mercato estivo. Gli ammortamenti dei cartellini, ad esempio, vengono calcolati dividendo il costo di acquisto di un giocatore per la durata del suo contratto, con un massimo di cinque anni.

Il monitoraggio di queste regole è affidato all’Organo di Controllo Finanziario dei Club (CFCB), composto da una Camera Investigativa e una Camera Giudicante. I club devono presentare bilanci certificati e proiezioni finanziarie, che vengono esaminati attentamente. In caso di violazioni, il CFCB può imporre sanzioni, che vanno da multe a restrizioni sulla rosa fino all’esclusione dalle competizioni

Il Settlement Agreement: un percorso di rientro

Quando un club viola le regole del FFP, la UEFA può proporre un Settlement Agreement, un accordo transattivo che permette di evitare sanzioni immediate, come l’esclusione dalle competizioni, a patto di rispettare un piano di rientro finanziario. Questo strumento, utilizzato da club come Inter, Roma, Milan, Juventus, Paris Saint-Germain e Manchester City, rappresenta un approccio riabilitativo, dando ai club la possibilità di correggere la propria gestione finanziaria senza compromettere la partecipazione alle coppe.

Nel dettaglio, il Settlement Agreement prevede che il club si impegni a ridurre progressivamente il proprio deficit fino a raggiungere il pareggio di bilancio entro un periodo prestabilito, solitamente di tre o quattro anni. Ad esempio, la Roma, nel suo accordo del 2022, si è impegnata a mantenere un deficit aggregato non superiore a 60 milioni di euro entro la stagione 2025/26. Spesso, l’accordo include una multa pecuniaria, parte della quale è incondizionata e va pagata subito, mentre il resto è condizionato al rispetto degli obiettivi. Sempre nel caso della Roma, la multa iniziale è stata di 5 milioni di euro, con un massimo di 35 milioni in caso di mancato rispetto del piano. Inoltre, possono essere imposte restrizioni sportive, come la riduzione della rosa UEFA (ad esempio, da 25 a 23 giocatori) o l’obbligo di mantenere un saldo positivo nel mercato dei trasferimenti. Il CFCB monitora costantemente i progressi, e il mancato rispetto degli obiettivi può portare a sanzioni più severe, come l’esclusione da una competizione futura.

 

Club italiani come l’Inter e la Roma, nel 2015, hanno firmato Settlement Agreement con multe rispettivamente di 20 milioni (di cui 14 condizionali) e 6 milioni (di cui 4 condizionali), accompagnati da limitazioni sulla rosa e obiettivi di pareggio entro il 2017/18. Il Milan, invece, dopo essere stato escluso dall’Europa League 2018/19 per violazioni del FFP, ha negoziato un accordo per rientrare nei parametri, mentre la Juventus ha seguito un percorso simile nel 2022.

L’evoluzione del Fair Play Finanziario

Nel 2022, la UEFA ha riformato il FFP, introducendo il Regolamento di Sostenibilità Finanziaria, per rispondere alle critiche e agli effetti economici devastanti della pandemia, che ha causato perdite cumulative di 7 miliardi di euro tra i club europei. Le nuove regole offrono maggiore flessibilità, aumentando il deficit massimo a 60 milioni di euro in tre anni e introducendo il limite del 70% sui costi della squadra. Inoltre, si pone maggiore attenzione alla liquidità, con requisiti più stringenti sui contributi azionari per evitare debiti insostenibili, e alla trasparenza, con controlli più rigorosi sulle sponsorizzazioni correlate e sui compensi degli agenti. Per mitigare l’impatto del COVID-19, gli esercizi 2020 e 2021 sono stati valutati come un unico periodo.

Dal 1° gennaio 2025, il nuovo sistema è pienamente operativo, distinguendo tra debiti “buoni”, come quelli per infrastrutture, e debiti “cattivi”, legati a spese operative insostenibili. Questo approccio mira a bilanciare la sostenibilità finanziaria con la necessità di mantenere il calcio competitivo e attraente per gli investitori.

Critiche e limiti del sistema

Nonostante i successi, come la riduzione delle perdite complessive dei club da 1,6 miliardi di euro nel 2009 a un utile di 140 milioni nel 2018, il FFP ha attirato diverse critiche. Alcuni sostengono che favorisca i club più ricchi, che possono spendere di più grazie a maggiori entrate, consolidando il loro dominio. Altri ritengono che le restrizioni limitino la crescita di club emergenti che vogliono investire per competere. Inoltre, casi come quello del Manchester City, che ha visto annullata una squalifica al TAS per prescrizione, hanno evidenziato la difficoltà di controllare operazioni come sponsorizzazioni gonfiate. La complessità di monitorare rapporti tra parti correlate, come nel caso di RB Lipsia e RB Salisburgo, rimane una sfida significativa.

L’Impatto sui club italiani

I club italiani sono stati spesso al centro delle dinamiche del FFP. Nel 2022, Inter, Roma, Milan e Juventus hanno ricevuto sanzioni per un totale di 172 milioni di euro (di cui solo il 15% pagato immediatamente) e hanno negoziato piani di rientro triennali o quadriennali. L’Inter, ad esempio, ha raggiunto gli obiettivi del suo Settlement Agreement nella stagione 2024/25, evitando ulteriori multe e dimostrando che un percorso di rientro ben gestito può portare a una stabilizzazione finanziaria.

Il saldo dei trasferimenti e altri dettagli fondamentali del FFP

Un aspetto fondamentale del Fair Play Finanziario, spesso citato nei Settlement Agreement o nelle restrizioni imposte ai club, è il controllo sul saldo dei trasferimenti (net transfer balance), che rappresenta la differenza tra le spese per l’acquisto di giocatori e i ricavi derivanti dalla loro vendita. La UEFA non impone un saldo di trasferimento obbligatorio pari a zero, ma in alcuni casi, come parte di un Settlement Agreement, può richiedere che un club mantenga un saldo positivo o limitato per ridurre l’impatto finanziario delle operazioni di mercato. Ad esempio, un club potrebbe essere obbligato a non registrare un saldo negativo superiore a una certa cifra o a generare plusvalenze attraverso cessioni per finanziare nuovi acquisti. Questo meccanismo è progettato per incentivare una gestione prudente del mercato e prevenire spese sconsiderate che potrebbero compromettere il pareggio di bilancio.

Un altro elemento chiave è il concetto di ammortamento dei trasferimenti. Quando un club acquista un giocatore, il costo del cartellino non viene contabilizzato interamente nell’anno dell’acquisto, ma è distribuito lungo la durata del contratto (fino a un massimo di cinque anni). Ad esempio, un giocatore acquistato per 50 milioni di euro con un contratto di cinque anni genera un ammortamento di 10 milioni di euro all’anno. Questo sistema permette ai club di diluire l’impatto finanziario dei trasferimenti, ma richiede una pianificazione accurata per rispettare i limiti del FFP. La UEFA monitora attentamente queste operazioni per garantire che i costi siano sostenibili e che le plusvalenze da cessioni non siano manipolate per gonfiare artificialmente i ricavi.

Inoltre, la UEFA presta particolare attenzione alle transazioni con parti correlate, come le sponsorizzazioni. Se un proprietario inietta denaro tramite un accordo di sponsorizzazione con una società a lui collegata, la UEFA verifica che il valore della sponsorizzazione sia in linea con i prezzi di mercato. In caso contrario, il valore eccedente viene escluso dai calcoli del break-even, come specificato nell’Articolo 58 del Regolamento di Sostenibilità Finanziaria UEFA. Questo meccanismo è stato cruciale in casi come quello del Paris Saint-Germain e del Manchester City, dove la UEFA ha investigato sponsorizzazioni sospette per garantire la conformità alle regole.

Un ulteriore dettaglio riguarda i criteri di solvibilità, rafforzati nel nuovo regolamento. Oltre alle scadenze trimestrali per i debiti insoluti, i club devono fornire proiezioni finanziarie a medio termine per dimostrare la capacità di coprire le spese future. Se un club non rispetta questi requisiti, può incorrere in sanzioni immediate, come multe o restrizioni sulla rosa, senza necessariamente passare per un Settlement Agreement. Questo approccio riflette l’impegno a prevenire situazioni di insolvenza che potrebbero destabilizzare il sistema calcistico.

Infine, la UEFA ha introdotto misure per promuovere la professionalizzazione del calcio femminile. I club che partecipano alle competizioni maschili UEFA sono tenuti a investire nel calcio femminile, con queste spese escluse dai calcoli del FFP. Questo incentivo, come riportato da UEFA.com, mira a sostenere la crescita del settore femminile senza penalizzare i bilanci dei club.

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