Deraglia il progetto di Infantino. Approccio UEFA fondamentale per la fine del piano del presidente della FIFA: non ci sarà alcuna privatizzazione del Mondiale
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La telenovela legata alla cessione di quote del Mondiale da parte della FIFA sembra essere giunto al capolinea. Il termine del progetto - lanciato da Infantino nei giorni scorsi - è stato annunciato direttamente dalla federazione internazionale. Dunque, al termine del polverone innalzato dai giorni scorsi da differenti confederazioni, tramonta definitivamente l’ipotesi iniziale di cedere il 20% - per circa 4 miliardi - delle quote di una nuova società valutata 20 miliardi che avrebbe gestito il torneo calcistico importante del mondo.
Un progetto deragliato in partenza a causa della forte avversione soprattutto da parte della UEFA. Proprio la confederazione europea, infatti, nei giorni scorsi aveva annunciato il ritiro della nazionali sotto la propria giurisdizione per il Mondiale 2030 in caso di buona riuscita del piano di Infantino. L’iniziativa europea, successivamente, ha trovato coda da parte della CONCACAF - Nord America - e dell’Asian Football Confederation.
La conclusione di un progetto che, secondo la UEFA, avrebbe potuto minacciare di cambiare per sempre il calcio, la posizione del presidente della FIFA, Gianni Infantino, in vista delle elezione del 2027 risultato uscirne indebolita.
Secondo quanto riferito dal New York Post, la FIFA avrebbe creato la FIFA Forward Enterprise per trasferire tutti gli asset più importanti, come ad esempio diritti televisivi, sponsorship e incassi di biglietteria. A trainare l’intera operazione sarebbe dovuto intervenire la Thrivie Capital, fondo di proprietà dello statunitense Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump, di concerto con la JP Morgan.
Al riguardo, il presidente della FIFA avrebbe dato alle federazioni affiliate una tempistica limite al 19 settembre per approvare il proprio sostegno al progetto. In seguito, l’approvazione avrebbe garantito 40 milioni di dollari per ciascuna delle sopracitate.
A questa iniziativa di Infantino, come citato precedentemente, hanno reagito negativamente, disapprovando in toto il progetto e annunciato ritiri in caso di esito positivo, tre delle sei confederazioni affiliate. A seguire la UEFA, avversaria principale del piano della FIFA, sono state CONCACAF e confederazione asiatica.
Al fallimento del torneo - annunciato dallo stessa FIFA - la UEFA è intervenuta in maniera con un duro comunicato, in cui si afferma: “La proposta è stata respinta all'unanimità dalle federazioni nazionali della Uefa e da molte altre federazioni e confederazioni in tutto il mondo, il cui compito è quello di tutelare il calcio”.
La reazione più forte è arrivata proprio nei confronti di Gianni Infantino creatore, secondo quanto asserito, di “progetti segreti portati avanti a tappe forzate”, sottolineandone pedissequamente una mancanza di trasparenza e la consequenziale perdita di fiducia.
In conclusione si legge: “Dobbiamo iniziare a utilizzare parte di quel denaro che giace inutilizzato nei conti della FIFA per fornire lo slancio di cui il calcio di base e l’intero movimento hanno bisogno in ciascuno dei 211 Paesi affiliati alla FIFA. Ma non è necessario svendere i gioielli di famiglia per finanziarlo”.