Come se la passano le 4 finaliste inglesi

La stagione 2018 – 2019 sarà ricordata in Inghilterra come un annata storica per il calcio d’Oltremanica. L’annata di vino più pregiata se consideriamo anche lo storico triplete casalingo del Manchester City.

Quattro finaliste della stessa nazione nelle maggiori coppe continentali è una situazione che non si era mai verificata prima di questa stagione europea.

Liverpool e Tottenham in Champions League, Chelsea e Arsenal in Europa League, spezzano il dominio spagnolo che vedeva dal 2012 – 2013 in finale almeno una spagnola.

La situazione economica delle 4 finaliste

Per analizzare la parte economica dei club che si giocheranno il trono d’Europa, abbiamo preso in considerazione le informazioni di Deloitte Insight, quindi il report annuale “Football Money League”. 

Proprio all’interno della Football Money League, per quanto riguarda i ricavi, le 4 finaliste inglesi si susseguono in classifica, rispettivamente: Liverpool al settimo posto, Chelsea all’ottavo, Arsenal al nono e Tottenham al decimo.

Una vantaggio che il Liverpool ha maturato nell’ultima stagione grazie alla maggior crescita nei ricavi annuali tra tutti i top club europei: +102 milioni di euro con una crescita percentuale del 25%, ma soprattutto un utile pari a 121 milioni di euro.

Quello degli utili tra l’altro, reso noto dal club a febbraio, quindi un dato che mostra quanto il cammino europeo dell’anno scorso fino alla finale di Kiev abbia aiutato, ma soprattutto quanto il Liverpool beneficerà sotto questo aspetto economico anche nella prossima stagione, con la seconda finale consecutiva conquistata (in una delle Champions League più ricche di sempre).

A influire tra i ricavi dei Reds pesa anche l’ottima gestione del matchday, che nella scorsa stagione ha portato nelle casse del club 91.6 milioni.

Nel dettaglio il Liverpool ha realizzato 513.7 milioni di ricavi (suddivisi in 91.6M dal matchday come anticipato, 251.3M attraverso i diritti TV e infine 170.8M provenienti da entrate commerciali e merchandising).

A seguire troviamo il Chelsea con 505.7 milioni di ricavi, distribuiti in 83.4M da matchday, 230.5M con i diritti Tv e una sorprendente gestione delle entrate commerciali che pompano nelle casse dei Blues 191.8 milioni.

L’Arsenal sarà la squadra che sfiderà proprio il Chelsea a Baku, nella finale di Europa League. In alcuni momenti della stagione i Gunners hanno sicuramente dimostrato un gioco più brillante dei futuri avversari in EL, ma dal punto di vista dei ricavi il gap tra i due club è ancora una voragine che va in favore del Chelsea.

L’Arsenal però si conferma lungimirante nella gestione dei propri asset aziendali: lo stadio, di grandezza superiore a gran parte delle rivali inglesi, si dimostra fondamentale per le casse del club. Nei 439.2M totali di ricavi, l’Emirates Stadium pesa per 111.6 milioni, portando l’Arsenal a essere la quarta squadra in Europa per entrate provenienti dal matchday.

Un risultato migliore in Inghilterra lo genera solo il Manchester United, e in Europa Real Madrid e Barcellona.

L’altra parte dei ricavi dei Gunners si divide tra 206.9M provenienti da diritti TV e 120.7M da attività commerciali e merchandising.

Un'altra squadra che ha fatto una scelta simile all’Arsenal, puntando su un nuovo stadio innovativo e altamente tecnologico, è il Tottenham, ultima squadra presa in considerazione nella nostra analisi.

Il nuovo stadio del Tottenham, il New Tottenham Stadium (probabilmente il club venderà i name right a Coca Cola), è costato 1 miliardo di sterline (400 milioni solo la struttura, opere accessorie escluse). Può ospitare fino a 62.62 tifosi, numero di spettatori simile a quello dell’Emirates Stadium, e si trova nella High Road al 782, zona da sempre cara ai tifosi degli Spurs.

Il Tottenham ha registrato nel 2017 – 2018 un totale di 428.3 milioni di ricavi, superando tra l’altro la Juventus nella classifica e entrando nella Top 10 europea. Per il Tottenham il vecchio White Art Line permetteva di generare 85.2 milioni nel matchday, comunque non poco. Il resto dei ricavi sono suddivisi in 226.6M per i diritti TV e 116,5 milioni di ricavi commerciali.

Il Chelsea sembra essere quella che se la “passa peggio”. L’arrivo di Sarri ha avuto un impatto ambientale molto fragile in alcuni momenti della stagione, anche se a Londra sponda Blues difficilmente l’ambiente calcistico resta sereno per più di una stagione. Nonostante ciò, Sarri e il Chelsea hanno centrato gli obiettivi della qualificazione in Champions grazie al terzo post in PL e la finale di Baku in EL.

Sono due gli episodi a pesare economicamente sul club: il blocco sul mercato giocatori e la corposa buonuscita dovuta all’esonero di Antonio Conte. Nella grafica di KPMG Football Benchmark possiamo notare quanto siano cresciuti i costi sostenuti per lo staff in casa Chelsea.

La situazione sui Social delle 4 finaliste

Il Liverpool, dopo aver fatto registrare diversi record di interazioni nella gara di ritorno contro il Barcellona, si trova a livello social al terzo posto come fanbase tra le 4 finaliste inglesi. Su Facebook la squadra di Klopp vanta 33 milioni di fan, 15,7 milioni invece su Instagram e 11.7 M su Twitter.

Sui social i Reds sono molto attenti, in pieno stile di comunicazione inglese, al racconto analitico pre e post match, veicolando spesso e volentieri traffico sul proprio asset digitale, ovvero il sito internet. Durante i match, come abbiamo potuto notare in questa eccellente campagna europea, il Liverpool riversa molta originalità con le GIF di esultanza per i goal, con protagonisti ovviamente gli autori delle reti segnate.

In totale la fanbase aggregata dei social del Liverpool conta 63.85 M.

L’altra finalista della Champions League 2018 – 2019, il Tottenham, è il club con meno fan su tutti i social rispetto alle altre 4 finalisti inglesi. Il cammino europeo ha comportato una crescita vertiginosa agli Spurs, soprattutto su Youtube. Ma il clamoroso traguardo della finale di Madrid non è bastato per ridurre il gap di fanbase con le rivali.

Su Facebook il club allenato da Pochettino vanta 10.8 milioni di fan, su Instagram 4.7 milioni e infine su Twitter 3.44 M.

È curioso notare quanto sia grande l’attaccamento della squadra al proprio soprannome su Instagram: il nome dell’account infatti non fa riferimento alla dicitura classica, ma si rifà al soprannome, gli Spurs. Un soprannome che ha una storia di origine medievale. Nel nord di Londra, la parte in cui risiede la squadra, uno dei maggiori hobby era il combattimento tra galli (animale simbolo del Tottenham). In quella stessa zona di Londra, Harry “Hotspur”, un nobile che visse nei tempi medievali, era famoso per la sua mania di vestire i suoi galli con degli speroni durante i combattimenti. Una volta che si decise di inneggiare al gallo come simbolo della squadra, il parallelismo ai galli con gli spurs (gli speroni) fu praticamente d’obbligo.

In totale la fanbase aggregata dei social del Tottenham conta 19.56 M.

Tra le 4 finaliste inglesi nelle due coppe continentali, quella che ha avuto un percorso più lineare e un accesso alla finale di Baku più agevole, è stata l’Arsenal. I gunners sono inoltre il secondo club per grandezza di fanbase tra le 4 inglesi prese in esame.

Arsenal su Facebook 37.792 milioni di fan, su Instagram 14,2 milioni e su Twitter 14.4. È proprio su quest’ultimo social che l’Arsenal dimostra di essere particolarmente a sui agio a livello comunicativo, con l’hashtag #WeAreTheArsenal. 

Il club tra le 4 inglesi con la fanbase più numerosa, e probabilmente con una gestione digital tra le più innovative e creative, è il Chelsea.

Se c’è un innovazione strategica da presidiare, un format esclusivo da sperimentare, con una attenzione particolare alla valorizzazione di giocatori e staff in chiave di storytelling, il Chelsea non si farà pregare due volte. Tutto supportato dalla centralità di uno degli asset nevralgici della strategia digitale dei Blues nell’ultimo anno: l’applicazione ufficiale.

Il Chelsea su Facebook interagisce quotidianamente con una fanbase da quasi 48 milioni su Facebook, 16,6 milioni su Instagram (social tra i più centrali nella strategia del club) e 12.7 milioni su Twitter.

Luigi Di Maso

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