Cholo e Cholismo. Leadership e comunicazione

Un personaggio che spesso ha fatto discutere. Odi et amo: è con questa citazione che si può racchiudere il tanto dibattuto Cholismo.

Scrivere il ritratto di Diego Pablo Simeone potrebbe sembrare apparentemente facile. Il suo carattere, il modo di essere, è sotto gli occhi di tutti.

Soprattutto per noi italiani che per tanti anni lo abbiamo vissuto come calciatore e uomo, oltre che allenatore. Chi lo ha visto allo stadio o semplicemente in tv, con le scarpette indosso o con il suo abito scuro imprigionato nell’area tecnica.

Tutti, superficialmente, potrebbero delinearne un profilo istantaneo, come fosse una polaroid: carismatico, leader, trascinatore, vulcanico, istintivo, aggressivo, ma anche astuto al limite (e a volte oltre) la provocazione.

Tutto questo non si allontana dalla realtà, ma siamo sicuri che rappresenti la persona ed il personaggio nella sua totalità? Diego Pablo Simeone è “solo” un trascinatore di folle, squadre ed atleti?  È semplicemente il calciatore che fece espellere con uno stratagemma da campo il bel David Beckham nel Mondiale di Francia 1998.

Cholo

No, è evidente. I risultati ottenuti in campo ed in panchina non possono essere raggiunti esclusivamente con carisma ed arroganza, e ne elevano quantomeno il lato sportivo.

Il Cholo è in primis un uomo, caratterizzato da vizi e virtù come tutti. Sicuramente un profilo interessante, un modo di essere unico o quasi, schietto e diretto. Il suo volto, duro e scolpito, potrebbe figurare tranquillamente in un western accanto a Clint Eastwood, nella versione argentina: non cowboy ma gaucho.

Un’anima profonda

A volte, però, è bello fermarsi un attimo e guardare le cose da un altro punto di vista, senza pregiudizi o preconcetti.Al di là del calcio è questo ciò che ci lascia la serie tv da poco uscita.

Episodio dopo episodio il Simeone professionista si mescola con Diego Pablo: uomo, padre e marito. Le quotidiane battaglie sportive vengono interrotte dal lato umano, personale, appunto intimo. Il legame con i figli più grandi come con le due figlie piccoline, il rapporto con i genitori, il tavolo delle confessioni dove discutere e confrontarsi in famiglia. È questa la prospettiva più bella da scoprire, il pezzo mancante che ci ha consentito di scrivere questo approfondimento.

L’altro lato di Simeone, quello profondo, c’è stato consegnato sotto gli occhi grazie a Vivir partido a partido, un altro prodotto da standing ovation realizzato dal dipartimento sport di Amazon Prime Video. Un viaggio intenso nell’anima del Cholo.

Non solo calcio ma vita. Vita privata, famiglia ed emozioni autentiche, non illuminate dagli accecanti fari di uno stadio ma bensì resi intimi dall’affetto della sua famiglia, dai genitori, dalla moglie, passando per ognuno dei suoi figli. Dai primi calci in Argentina ai trionfi con l’Atletico Madrid, Simeone si è mostrato per la prima volta in maniera “completa” consentendoci di conoscerlo realmente, dandoci l’opportunità di tracciare un profilo un po’ più realistico.

Un modo di agire e pensare

Da sempre, sin da piccolo Diego ha dimostrato di sapersi assumere le proprie responsabilità, la capacità di guidare una squadra, di trascinare i suoi compagni in primis. Praticamente in tutte le squadre giovanili dove ha militato ha indossato la fascia di capitano. Era destinato, il suo futuro era già scritto: se sei in grado di motivare dei ragazzini tuoi coetanei sarai in grado anche di farlo con campioni, in teoria, più maturi ed affermati.

Cholo

Simeone è il profeta del Cholismo. Il Cholismo è molto più di una tattica, va oltre il modo di interpretare il gioco del calcio. Il Cholismo non è una questione di futbol, il TikiTaka lo è: la tecnica del possesso passa tesa a sfiancare l’avversario per trovare il pertugio giusto e mandare in gol questo o quell’altro talento.

Ciò che predica il Cholo è un modo di essere, di affrontare gli ostacoli della vita come quelli del rettangolo verde. È un concetto dove la tecnica calcistica si mette a disposizione di sentimenti come cuore, coraggio e perseveranza, non viceversa. In questo contesto, leadership e comunicazione sono elementi centrali, così come nella vita di Diego.

“Cuore, franchezza, passione, impegno sono sostantivi che assumono un significato più autentico quando si riferiscono al Cholo. Condizione per guadagnarti la sua fiducia e farti accompagnare in capo al mondo era essere franco con lui: la verità prima di tutto, anche se a volte poteva fare male. Non ha mai sopportato che gli mentissero”. Così lo descrisse il rude e compianto Luis Aragones, offrendoci il suo punto di vista sul calciatore.

Vizi e virtù

Pierluigi Pardo, invece, nel descriverlo nel libro "El Cholo – Il mio metodo per vincere" scriverà: “Oggi può scegliere ciò che vuole. Panchine milionarie, budget sterminati, lusinghe luccicanti. Eppure non ci stupirebbe ritrovarlo ancora dalla parte di chi si sente outsider. In ribellione permanente con chi ha disegnato così il mondo. Con la faccia da indio, i capelli ingellati e il sorriso gentile di chi non ha paura”, aprendoci un punto di vista sull’allenatore e sull’uomo.

Di errori ne ha commessi diversi. Gesti e azioni discutibili, eticamente non esemplari ma che comunque fanno parte di lui, ed è giusto conoscerli, evidenziarli: la già citata vicenda con Beckham, l’ultimo gesto non proprio “sportivo” nel match di Champions contro la Juventus al Wanda Metropolitano, qualche fallaccio ai limiti della legalità da calciatore.

La serie ripercorre anche questo e la vita, come spesso accade, ti ripropone il conto. Sembra tanto banale, ma è vero che quel che semini raccogli, nel bene e nel male. Allora, anche a Simeone, capita che Fernando Couto, all’epoca difensore del Barcellona con un’entrata killer gli pianti un tacchetto nel bel mezzo della coscia.

Capita anche che, nel ritorno di Champions allo Juventus Stadium, i bianconeri ribaltino grazie ad uno straordinario Cristiano Ronaldo il match, rimandando al mittente l’incauto gesto.

La vita è così, soprattutto quella in campo. Episodi, fatti e vicende che, se sei in grado di incassare, forgiano il tuo animo, ispessiscono quel pelo sullo stomaco che devi avere per allenare, per guidare un team, per essere il Cholo. Ti lasciano quelle cicatrici, fisiche e/o morali, che fanno crescere e riflettere, che, quantomeno, ti tengono a bada nei momenti di poca lucidità.

Motivare. Comunicare e trasmettere

Ha sempre giocato duro, in allenamento come in partita. Da tecnico è esigente, martellante. Qualcuno degli intervistati nella serie si lascia scappare il termine “crudele”. Ma Simeone è, grazie a questo un vincente, un vincitore! Come il Pifferaio magico di una nota leggenda tedesca: lui suona e tutti lo seguono.

Dove è stato ha lasciato il segno, nel cuore dei tifosi dell’Inter come in quelli del Catania per fare due esempi a caso. Non serve per forza il grande palcoscenico, anzi. Ha cambiato la storia dell’ Atletico Madrid, per sempre. Ha accelerato un processo che vedeva il club biancorosso lontano dalle vette de LaLiga, distante anni luce dai top club europei.

Nei sei episodi si nota come sia ossessivo, ossessionato dal calcio. Dorme poco e pensa costantemente a come migliorare la squadra. Ma è anche un grande comunicatore, non solo motivatore. Lo fa anche sui social rivolgendosi ad una platea ampia: 7.7 milioni di follower su Facebook, 1.7 su Instagram ed un milione e mezzo su Twitter.

Sa quando e come parlare, conosce le tempistiche giuste: “Prima delle grandi partite, tratto i giocatori come se fossero i miei figli. Il momento giusto per rivolgermi a loro è a partire dalle undici di sera. Più o meno a quell’ora io e lo staff cominciamo a far visita ai vari elementi della squadra nelle loro camere, per parlare”.

Potremmo definirlo esperto nelle pubbliche relazioni. Team leader, quasi una guida spirituale per i suoi ragazzi. Molto spesso odiato dai suoi avversari.

Usciamo ancora dalla serie tv e prendiamo spunto dalla sua biografia con questa dichiarazione esplicativa: “Il tecnico deve affrontare i problemi e prenderli di petto. Devo parlare con il giocatore, spiegargli il motivo per cui non gioca o la ragione per cui considera che una decisione sia corretta e un’altra no. Gli elementi del team che restano in panchina o in tribuna sono altrettanto importanti di quelli che scendono in campo. I campionati non si vincono solo con undici giocatori. Li vince la squadra al completo e non può farlo se non è forte e coesa. È logico che il giocatore che di solito non scende in campo non sia contento. E dirò di più, a me piacerebbe che fossero contenti quelli che non giocano”. È lui stesso che parla, che descrive la missione.

Messi lo definisce come “contagioso”, Cristiano Ronaldo ne ammira il carattere e la determinazione. Pep Guardiola dirà: “Quello che ha fatto Cruyff con il Barcellona lo ha fatto lui con l’Atletico”.

Dobbiamo aggiungere altro? Sì, la stima di tanti, di Mourinho, di Ronaldo il Fenomeno, Fernando Torres, Suarez e dello stesso David Beckham. Paradossale no?

Non poteva non diventare un ottimo allenatore. Tra i tanti, sono stati suoi tecnici gente come Passarella, Bielsa, Bilardo. Lui ha preso il meglio e lo ha mixato, aggiungendo un’ottima capacità di comunicazione: schietta, diretta e mai banale. Simeone è così come lo vediamo, la sua faccia, i suoi occhi, i suoi gesti comunicano e trasmettono costantemente qualcosa.

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