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Squadre che vendono su Amazon

Foto dal brand store del Venezia FC su Amazon

“Club e sponsor tecnici che non hanno un presidio ufficiale stanno rinunciando ad una grande opportunità”

Commentava così Mattia Stuani, CEO di Xingu, dopo aver analizzato il report sui ricavi dei club di calcio su Amazon.

Vendita di prodotti ufficiali, e quindi non provenienti da un proprio store sulla piattaforma di Jeef Bezos. Questo rammarico di Stuani, che dando un’occhiata ai numeri, non ha tutti i torti a lamentare questa situazione.

Xingu, l’agenzia italiana che si occupa esclusivamente di Amazon, ha rivelato dalla sua ricerca, che il giro di affari prodotto da merchandising (solo su Amazon), è di 8 milioni di euro per i club italiani nel 2018.

Stima-fatturato-merchandising-Xingu

Di questi, il 70% deriva da capi e accessori per lo sport e il tempo libero, brandizzati dai club.

Scavando ancora più nello specifico, possiamo vedere come gran parte del fatturano sia prodotto da acquisto di magliette da gara (il 68% degli 8 milioni già citati, ovvero 5,5 milioni), e soprattutto dall’analisi notiamo che è un gruppo di 6 club a produrre il 90% di questo fatturato riguardante le squadre italiane: Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma e Lazio.

A dominare è la Juventus. Il 31% del fatturato è suo, mentre subito dopo troviamo il Milan rappresentato dal 17% e l’Inter con l’11%.

Un dato importante, che lo diventa ancora di più, se paragonato alle identiche vendite dei top club europei. Sono infatti solo Juventus e Milan, le uniche italiane a guadagnare cifre più grandi dei migliori player europei: il Barcellona con 657mila euro e il Real Madrid con 652mila euro.

Fatturato-maglie-top-club-Xingu

I top club europei presi in considerazione nella grafica, fatturano complessivamente 3,6 milioni di euro grazie ad Amazon.

Amazon nel calcio

Il brand di Jaff Bezos ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel calcio per vie trasverse, con la piattaforma Prime Video, e quindi l’ideazione di una docu serie insieme al Manchester City di Guardiola.

Sempre attraverso Prime, l’idea è quella di offrire altri servizi che attirino nuovi utenti ad Amazon, come la trasmissione di match in streaming.

In questo senso, anche se ancora ben lontani dal compimento totale dell’opera, Amazon ha proseguito acquistando il pacchetto della Premier League valido per 20 gare del 2019 (alcuni infrasettimanali e le gare giocate durante il Bank Holiday).

Dall’estate 2018 invece, Amazon ha delineato parte della sua strategia con i club di calcio, direttamente sulla piattaforma madre: l’e-commerce.

Sono arrivate così le collaborazioni con il Napoli (la prima squadra ad aprire un brandstore), poi a ruota Sporting Braga e Betis Siviglia (con sponsor tecnico Kappa, come i partenopei). Attualmente, il calcio italiano può vantare anche l’apertura dello store ufficiale del Venezia su Amazon.

I motivi che spingono ad attuare un’operazione di marketing simile, come spesso capita, sono molteplici.

Al centro delle motivazioni di un club, c’è sicuramente la necessità di espandere il proprio brand (e merchandising) oltre i confini nazionali. Il Napoli in questo caso diventa il primo club a farlo, probabilmente spinto da una community di fan parecchio segmentata nel mondo. È qui che entra in gioco l’efficienza di Amazon sotto l’aspetto gestione e distribuzione degli ordini con ampia marginalità di ricavo.

Non è poi da sottovalutare la possibilità di avviare azioni di co-marketing con un colosso da 232,9 miliardi di dollari fatturati nel 2018.

Se poi uno degli obiettivi è l’espansione in altri mercati, come il Napoli ha spesso ribadito di voler fare nel Nord America, il brandstore su Amazon risulta tra le migliori scelte nel ventaglio di possibilità. Utile anche a dribblare spiacevoli complicazioni come il boom di utenti sullo shop proprietario, capitato alla Juventus nei primi giorni dalla firma di Cristiano Ronaldo. Un eccesso di visite e appesantimento dei server che ha portato il sito ufficiale dei bianconeri in “crash”.

Per capire meglio quanto uno store brandizzato su Amazon possa essere un fattore determinante per ampliare le vendite da merchandising, bisognerà attendere come sempre i numeri. In questo caso quelli offerti a fine anno dal caso del Napoli, e gli altri club che hanno seguito l’esempio unico dei partenopei.

Luigi Di Maso